Trivellazioni: “Emiliano non permettere figli e figliastri”

I movimenti “No Triv” pugliesi tornano con un comunicato contro le trivellazioni petrolifere, esortando Emiliano a dire “no” al Tempa Rossa e a non dimenticarsi della Lucania.

Come noto su tutta la Puglia, ma anche su altre 9 regioni d’Italia, incombe l’incubo delle trivellazioni petrolifere, molto spesso in aree prossime a siti di enorme pregio ambientale e di interesse turistico. Il corrispettivo che le compagnie petrolifere devono devolvere allo Stato per svolgere le loro attività sul territorio è irrisorio rispetto agli Paesi del mondo e questo ha reso il Bel Paese una terra molto appetibile, soprattutto a seguito dell’approvazione del decreto Sblocca Italia, che agevola il procedimento per ottenere le autorizzazioni e toglie alle Regioni un ruolo nel processo autorizzativo.

Qualcuno ha osservato che il petrolio porta introiti, ricchezza e posti di lavoro. Ma l’esperienza lucana racconta un’altra storia, fatta di perdite di opportunità per un modello di sviluppo diverso, danni ambientali e gravi conseguenze a livello sanitario attribuibili proprio all’attività di estrazione e trasporto dell’oro nero.

I movimenti pugliesi “no triv” hanno diramato un nuovo comunicato congiunto, con il quale spronano il Governatore di Puglia Michele Emiliano a “non permettere figli e figliastri”, a non dimenticarsi, in altre parole, della popolazione lucana. Le competenze legislative e amministrative del “Sindaco di Puglia” sono territorialmente limitate al territorio pugliese, ma c’è un asse del petrolio che lega la Basilicata alla Puglia e si chiama Tempa Rossa.

Si tratta di un controverso progetto che prevede il trasporto a Taranto di una grossa quantità di greggio estratto dalla Basilicata. Nella città ionica, già maltrattata per decenni dal siderurgico e dal petrolchimico, dovrebbe avvenire l’attività di raffinazione del greggio. Di seguito il comunicato integrale congiunto dei “No Triv”.
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«Trivellare il nostro mare è una vergogna e una follia», ha dichiarato il Presidente Michele Emiliano riferendosi ai permessi di ricerca rilasciati dal Governo Renzi nell’Adriatico di fronte alle Tremiti.

In realtà è altrettanto “una follia” lasciare che la popolazione lucana subisca ulteriori trivellazioni, con le relative gravissime conseguenze, e che tali attività petrolifere ricadano anche sulla salute dei cittadini di Taranto dove il greggio estratto dalla Val dAgri viene raffinato con inevitabili danni sulla salute della popolazione tarantina.

Così come dovrebbe essere “una vergogna” permettere al Ministero dello sviluppo economico di realizzare il progetto Tempa Rossa, che prevede la movimentazione di 2,7 milioni di tonnellate annue di petrolio dalla Valle del Sauro, in Basilicata, fino a Taranto. Tale progetto comporterà a Taranto un aumento di emissioni diffuse e fuggitive in atmosfera e di idrocarburi pericolosi per la salute, come confermato dalla stessa Arpa Puglia.

Il progetto Tempa Rossa prevede inoltre un consistente traffico di petroliere in Mar Grande, nel golfo di Taranto, mettendo a rischio lecosistema marino. Il rapporto Ispra del 2011 sugli sversamenti di prodotti petroliferi stabilisce infatti che i porti più inquinati sono quelli con il maggior traffico di petroliere.

Per tali ragioni, chiediamo al presidente Emiliano di esprimersi in maniera chiara e inequivocabile in merito a tale autorizzazione, facendosi portavoce delle istanze del territorio tarantino e pugliese.

Il comunicato è stato firmato da: Movimento Stop Tempa Rossa, Legamjonici, Coordinameno No Triv Terra di Bari, Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili, Comitato per la Tutela del Mare del Gargano, Comitato No Trivelle Capo di Leuca, Rete No Triv Gargano, A.B.A.P. Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi, Comitato Tutela Porto Miggiano, Movimento ambientalista di tutela del Gargano, Gargano libero, Capitanata in rete, Gruppo Archeologico Garganico Silvio Ferri, No Triv Taranto, No Triv Trani.
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