L’affaire xylella e la macchina del fango sui magistrati

Sono state diverse le reazioni ai primi risultati dell’inchiesta sull’affaire xylella condotta dalla Procura di Lecce, compresi gli attacchi viziati da pregiudizio.

“Caccia alle streghe”, “magistratura contro la scienza, “invasione di campo”, “azione incomprensibile”: reazioni di sconcerto, non per quanto emerso nelle indagini, ma perché la magistratura ha messo becco in questa vicenda.
Sono tante e forti le reazioni conseguenti all’azione della magistratura sulla questione della xylella e del disseccamento degli ulivi.

In un Paese libero si possono criticare i provvedimenti del giudice, ma sarebbe meglio farlo con cognizione di causa.
Le critiche, o più che altro gli attacchi, piovono da diverse parti e appaiono come dei tentativi di delegittimare la magistratura leccese attraverso una strategia del caos.
E’ normale che i diretti interessati si difendano. Ci siamo pure abituati da circa un ventennio a vedere politici che attaccano la magistratura per difendere sé stessi o i propri colleghi, senza nemmeno conoscere, o semplicemente ignorando, gli atti e i fatti. Sono ragioni di casta e questa caccia al magistrato è una pratica ormai consolidata.

Anziché espellere il malfattore dal partito, si preferisce dare la colpa al magistrato. Non sorprende quindi sentire dei politici inveire contro la Procura ed il Gip di Lecce per essersi permessi di sindacare sull’operato degli scienziati incaricati di fronteggiare la malattia degli ulivi.

Lascia un po’ più perplessi vedere alcune associazioni di olivicoltori che, alla luce di quanto emerso dalle indagini, anziché porsi qualche domanda sull’effettiva necessità di estirpare i loro ulivi, invece decidano di schierarsi contro la magistratura leccese e di difendere il Piano Silletti.
Ci si aspetterebbe una reazione diversa da chi vorrebbe salvare i propri ulivi.
Il nemico pubblico resta sempre la xylella, è lui il batterio killer da fermare, che ci siano o meno le prove, che ci possano o meno essere altri responsabili e altre cause del disseccamento.
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Un discorso a parte lo merita il mondo dell’informazione, dove spesso, più che i fatti vengono riportate delle opinioni basate su una parziale e approssimativa rappresentazione di quanto accaduto. Questa tendenza si registra maggiormente se ci si allontana dal territorio interessato dal CoDiRO. Maggiore enfasi si riscontra sui giornali di partito, “istituzionali” o la cui linea editoriale è per natura ostile alla magistratura (magari perché l’editore ha il bisogno di difendersi attaccando).

Si legge che i magistrati vogliono sostituirsi alla scienza, oppure si parla di magistratura contro la scienza. Ma l’assunto è sbagliato in partenza, intanto perché la Procura si è affidata a due esperti, a due scienziati, per poter condurre le proprie indagini e a delle produzioni scientifiche che sono state vagliate dagli stessi consulenti della Procura. In secondo luogo, compito della magistratura penale è quello di accertare e prevenire la realizzazione di reati, di natura dolosa o colposa che siano.
Quello che alcuni blogger o giornalisti dimenticano spesso di dire è che a mettere in dubbio l’intero operato della task force anti xylella sono stati altri scienziati.
Allora non c’è nessuna invasione di campo, nessun conflitto tra magistratura e scienza. Semmai ci sono profonde divergenze tra tesi scientifiche diverse.

Sono diversi gli articoli redatti da persone prive di competenza sia in campo scientifico che in campo giuridico, che in poche righe sentenziando giudizi facili di natura sia scientifica che giuridica. Scelgono quali tesi scientifiche sono giuste e quali no, rimproverano ai magistrati di andare oltre la propria competenza, pur dimostrando di non conoscere il diritto penale, la procedura penale e, il più dimenticato, il diritto costituzionale.

Queste produzione editoriali partono da un punto di vista viziato, quello di leggere questa vicenda attraverso altri casi eclatanti in cui la magistratura è stata chiamata ad occuparsi di questioni che coinvolgevano aspetti scientifici, come il caso della Cura Di Bella, il caso Stamina, il caso del terremoto in Abruzzo. Si è preferito fare forzatamente di tutta l’erba un fascio, senza considerare le profonde differenze in tutte queste vicende. Questi precedenti sono una scorciatoia facile per inveire contro la magistratura leccese aprioristicamente.
Usando questo metro, non avrebbero ragione di esistere nemmeno i processi per danni da colpa medica, per disastro ambientale, per i danni provocati dall’amianto o da fabbriche inquinanti.

Una cosa che non hanno considerato è che le indagini sulla questione xylella non è stata condotta un magistrato ingenuo o in cerca di gloria, ma da tre magistrati esperti, tra i quali il Procuratore Cataldo Motta, un magistrato con decenni di carriera alle spalle in cui ha dimostrato serietà, sobrietà, competenza, professionalità, guidando con successo complesse indagini contro la Sacra corona unita, sapendo come muoversi e senza la smania di apparire sotto ai riflettori. E sulle indagini della Procura c’è stata l’approvazione dell’altrettanto esperto Giudice per le indagini preliminari, Alcide Maritati.

Complottismo, odio per la scienza, accuse facili e gratuite, nei confronti di chi della vicenda si è occupato in maniera approfondita e dettaglia per oltre un anno, con l’ausilio di due consulenti scientifici.

Sono stati tanti i commenti, ma quello che più colpisce è quello reso dall’ex Assessore regionale Guglielmo Minvervini:

“O siamo in uno straordinario ecofantathriller (che bisogna farci immediatamente un film!!), oppure c’è qualcosa che non funziona nel nostro paese.
Bisogna decidere cosa: se la magistratura o tutto il resto”.

Senza essere esplicito, sembra aver preso posizione: per Minvervini è la magistratura che non va, mentre tutto il resto nel nostro Paese va, compresa la classe politica di cui fa parte.

Forse è il caso che la politica sia meno invadente con la scienza e che sia data centralità al dibattito scientifico, che non resti più confinato negli istituti di Bari, ma che sia aperto ai contributi di altri istituti di ricerca e trasparente nel suo percorso. La politica dovrebbe scegliere, fare un bilanciamento di interessi gli interessi in gioco (salute, economia, paesaggio, ambiente), sulla base delle evidenze scientifiche.
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