Trivellazioni: Consulta ammette referendum su durata concessioni

Il referendum riguarda la concessione “a vita” di determinate aree per trivellazioni petrolifere. Emiliano: “Subito campagna referendaria”. Loizzo: “Il Governo ci ascolti”.

La Corte Costituzionale ha definito ammissibile il referendum riguardante la durata delle autorizzazioni ad esplorazioni e trivellazioni finalizzate all’estrazione del petrolio già rilasciate. La decisione è giunta in seguito al ricorso presentato da tutte le Regioni che hanno promosso i 6 rederendum sulle trivellazioni, ad eccezione dell’Abruzzo.

La normativa attuale permette alle Compagnie petrolifere già autorizzate di poter esercitare le proprie attività fino a che il giacimento non si esaurirà. Il requisito referendario chiede quindi l’abrogazione di questa norma. E’ l’unico rimasto in piedi di sei referendum promossi da Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise, tutti ammessi in un primo momento dalla Corte di Cassazione. Ma con un emendamento alla legge di stabilità, il Governo ha ottenuto la modifica della normativa oggetto dei referendum abrogativi, pertanto la Cassazione, in un successivo pronunciamento, ha ritenuto ammissibile solo uno dei referendum.

Su questo referendum ora è arrivata anche la pronuncia favorevole della Corte Costituzionale. Secondo voci di corridoio, e stando alle dichiarazioni a caldo dello stesso Renzi, il Governo starebbe pensando a un piano per evitare la consultazione anche su questo quesito, l’unico rimasto in piedi.

Alla notizia della decisione della Consulta, il Presidente della Regione Michele Emiliano ha commentato: “Il Presidente (Renzi, ndr) dev’essere contento perché quando il popolo irrompe sulla scena della democrazia, perché chi è iscritto al Partito democratico dev’essere contento per definizione”. Ha quindi annunciato che “la campagna referendaria contro le trivelle comincia subito”.

Emiliano non ha perso occasione di punzecchiare il Governatore dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso. La Regione Abruzzo, infatti, dopo aver promosso i referendum insieme ad altre 9 Regioni, ha deciso di abbandonare la battaglia. “È come quando uno si vende la schedina prima della partita, e poi si ritrova col tredici. Lo dico con affetto – ha dichiarato Emiliano – nei confronti del mio amico Luciano D’Alfonso che avrebbe potuto festeggiare con noi”.

In una nota, il Presidente del Consiglio regionale pugliese, Mario Loizzo, ha commentato così la decisione della Consulta:

“La Puglia è unita contro le trivelle […] non è una sfida al governo. L’ampio movimento istituzionale e d’opinione contro le trivelle dovrà impegnarsi nella campagna per informare, motivare e portare alle urne referendarie tutti i cittadini. C’è nei nostri mari un patrimonio naturale, ambientale e economico che va tutelato, per questo il referendum abrogativo non era e non è una sfida al Governo centrale. Ci sono ancora le condizioni per aprire un confronto nazionale, tra Palazzo Chigi, Regioni e Comuni su questo tema tanto avvertito nei territori. C’è, nelle regioni costiere soprattutto, una sensibilità diffusa che ha sempre espresso in maniera democratica il dissenso sulla scelta di andare a pesca di idrocarburi in mare, a cominciare dalle prospezioni geosismiche sui fondali, che danneggiano pesantemente l’habitat marino e la fauna ittica.
La Puglia si è pronunciata unitariamente contro le torri petrolifere e lo ha fatto a maggior ragione assumendo con le altre Regioni l’iniziativa del referendum abrogativo No triv. La nostra battaglia pacifica segna un successo importante, ma non è finita. Il Governo nazionale ci ascolti”.