Xylella, Consiglio di Stato conferma illegittimità procedure

Bloccati abbattimenti ulivi positivi a xylella. Gravi profili di illegittimità. Si sarebbe agito fuori dal diritto.

Forse agli effetti pratici, in questo periodo, non farà differenza, poiché gli abbattimenti sono stati bloccati dalla magistratura leccese. Ma l’ordinanza del Consiglio di Stato, depositata ieri, pesa come un macigno nell’intera vicenda del disseccamento rapido degli ulivi e della xylella fastidiosa.

Innanzitutto è la prima volta che il supremo organo di giustizia amministrativa accoglie l’istanza di sospensione di provvedimenti finalizzati all’estirpazione di piante ritenute infette. In altri provvedimenti le sospensive accordate hanno riguardato le piante sane che rientravano nel raggio di 100 metri dalle presunte piante infette.

Ma la parte più interessante che emerge nel provvedimento riguarda i comportamenti illegittimi adottati dal personale incaricato di svolgere le operazioni di prelievo, campionamento, catalogazione, conservazione dei campioni, che testimonierebbero l’assoluta mancanza di trasparenza e il diniego di diritti di difesa e conoscenza ai danni proprietari degli alberi giudicati positivi al batterio della xylella fastidiosa.
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In due precedenti articoli avevamo già segnalato dei gravi profili di illegittimità, che avevano avuto l’effetto di sospendere i diritti dei proprietari di fronte alle azioni finalizzate all’eradicazione o al contrasto del batterio della xylella fastidiosa. Per approfondire si suggerisce la lettura degli articoli Ulivi eradicati anche senza notifica, diritti sospesi e Xylella: la fine dello stato di diritto nel Salento.

Il Consiglio di Stato conferma in parte quanto già da noi evidenziato. Il Collegio giudicante ha rilevato, infatti, che i proprietari “non sono stati informati che sui loro fondi si sono svolte verifiche e prelievi sulle piante senza contraddittorio” “nessuno degli interessati conosce le modalità di catalogazione e conservazione del materiale vegetale analizzato”.

I proprietari avrebbero dovuto fidarsi sulla parola, senza possibilità di difesa. Oltre ad un problema di trasparenza e di conoscenza, il Piano e le ordinanze emanate sulla base di esso peccano anche per la loro reale applicabilità.
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