Rapporto Agromafie Eurispes: grave la situazione in Puglia

Agromafie diffuse in tutto il Paese. Particolarmente penetranti le attività criminali nel Mezzogiorno. Anche Lecce tra le peggiori d’Italia.

E’ stato pubblicato ieri il quarto Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. I dati che emergono delineano un quadro poco edificante, da nord a sud, sebbene il Mezzogiorno si riconferma come l’area con il maggior tasso di infiltrazione mafiosa nel settore agroalimentare e in settori connessi.

IOC (Indice di Organizzazione Criminale) e distribuzione geografica delle agromafie

La mafia segue gli affari. Ogni settore potenzialmente redditizio richiama il malaffare. E così è anche per il settore agroalimentare, che si inserisce tra gli interessi economici tradizionali delle mafie, quali traffico di armi, droga, gioco d’azzardo e prostituzione. Un bene confiscato su cinque appartiene al settore agroalimentare.

Per tradurre in numeri il grado di infiltrazione delle organizzazioni criminali nell’economia, è stato creato l’Indice di Organizzazione Criminale (IOC), che viene elaborato sulla base di 29 indicatori specifici e rappresenta la diffusione e l’intensità, nelle singole province, del fenomeno dell’associazione criminale.

Secondo i dati contenuti nel report eleborato da Eurispes, l’indice di penetrazione della malavita organizzata nel settore dell’agroalimentare in Puglia è tra i più alti d’Italia. La provincia pugliese a maggiore infiltrazione mafiosa è quella di Foggia, con un indice del 67,4, seguita dalla provincia di Brindisi (51,6), dalle province di Barletta-Andria-Trani e Bari (entrambe con un indice pari a 40,9), seguite dalla provincia di Taranto (39,4) e infine dalla provincia di Lecce, con un indice pari a 37,4.
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La provincia di Lecce, con questo dato, si colloca al 35esimo gradino tra le province italiane; Brindisi è al 14mo posto, mentre Foggia è al 7mo posto nella classifica nazionale. La situazione peggiore si riscontra nella provincia di Ragusa (indice pari a 100). Anche in Sicilia è molto alto l’indice di infiltrazione mafiosa, ma tra le varie province sicule la situazione non è omogenea; la provincia di Messina, infatti, non ha un indice IOC alto.

In generale il Mezzogiorno è la terra più falcidiata dalle agromafie, ma il fenomeno è diffuso in maniera piuttosto intensa anche al centro e al Nord Italia, Sardegna compresa.

Terreni: 262.200 proprietà sono nelle mani di soggetti condannati in via definitiva

Secondo il report, su tutto il territorio nazionale 26.200 terreni fanno capo a soggetti condannati in via definitiva per diversi reati, tra i quali associazione a delinquere di stampo mafioso e contraffazione. In Puglia sono ben 2.489 (circa il 9,5%) gli appezzamenti nelle mani della mafia.

Questa situazione sarebbe in parte determinata da un processo di sequestro, confisca e destinazione dei beni di provenienza mafiosa lungo e confuso, spesso non efficace. In molti casi i beni confiscati sono di fatto ancora nelle mani di soggetti mafiosi. Questo comporta, peraltro, una perdita in termini di risorse finanziarie. Secondo quanto stimato dell’Istituto nazionale degli amministratori giudiziari (Inag), solo nella nostra Regione si perdono, tra inadempienze, burocrazia e procedure farraginose, tra 1,9 e 2,37 miliardi di euro. In tutto il territorio nazionale la perdita per il mancato utilizzo dei beni confiscati si stima tra i 20 ed i 25 miliardi di euro.

Paradossalmente i criminali che subiscono la confisca o il sequestro degli immobili in taluni casi traggono vantaggio da queste procedure, in quanto, non essendo più nella disponibilità del bene sono esentati dal pagare relative tasse e imposte.

Inoltre accade spesso che alcuni beni, pur non più nella disponibilità dei soggetti mafiosi, restano comunque inutilizzati. Questo testimonia il permanere del potere mafioso su quei beni, anche dopo il sequestro o la confisca.

Attività mafiose. Un volume d’affari di 16 miliardi nel 2015

Sono diversi i reati commessi dai soggetti riconducibili alle agromafie: associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione mafiosa, truffa, estorsione, porto illegale di armi da fuoco, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, contraffazione di marchi, illecita concorrenza con minaccia o violenza e trasferimento fraudolento di valori. Sono questi i reati commessi con maggiore frequenza nel 2015 dalle organizzazioni criminali operanti nel settore agroalimentare.

A questi illeciti se ne aggiungono altri di tipo “strumentale”, con diverse finalità, come usura, estorsioni e abusivismo edilizio, furti di attrezzature, mezzi e prodotti agricoli, macellazioni clandestine, danneggiamento di colture. In questo modo, ricorrendo sistematicamente all’intimidazione, le associazioni mafiose riescono a imporre le proprie condizioni, a sbarazzarsi della concorrenza, ad imporre ai commercianti i prodotti e le marche da vendere e talvolta a rilevarne la loro attività.

Le infiltrazioni mafiose, secondo l’analisi della Direzione Investigativa Antimafia, coinvolgono anche le attività di intermediazione commerciale, di trasporto e di stoccaggio della merce. E’ anche grazie a questo controllo dell’intera filiera, che le agromafie riescono ad avere un controllo capillare del mercato.
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