Quale futuro per l’olivicoltura salentina?

Venerdì 18 marzo si terrà un seminario sul futuro dell’olivicoltura nel Salento. Interverranno produttori olivicoli, tecnici, ricercatori, docenti. L’evento sarà moderato da Luigi Caricato, direttore di OlioOfficina.


L’olivicoltura salentina è in crisi da diversi anni e la responsabilità non è ascrivibile esclusivamente al complesso del disseccamento rapido o alla presenza della xylella fastidiosa. Anzi, CoDiRO e crisi dell’olivicoltura potrebbero essere due lati della stessa medaglia.

Bisogna prendere atto che qualunque sia la causa del disseccamento, qualunque sarà la strategia di contrasto che verrà intrapresa, occorre pensare al futuro dell’olivicoltura e degli alberi di ulivo, sia dal punto di vista della produzione, sia sotto il profilo paesaggistico e monumentale. Perché non si può pensare di lasciare gli alberi abbandonati a loro stessi, qualunque sia il loro ruolo.

Paesi europei ed extracomunitari (come Spagna, Grecia, Tunisia), hanno puntato sull’intensivo ed il superintensivo, per cui, allo stato attuale, non è possibile competere con questi Paesi sul piano dei costi e della quantità di produzione. Bisogna quindi intraprendere una strada che tenga conto di tutti gli interessi in gioco, produttivi, paesaggistici, ambientali, economici e identitari, senza lasciare i cantieri a metà.

Domani, 18 marzo, si parlerà dell’olivicoltura nel Salento, nell’ambito di un seminario promosso da APOL, associazione di produttori olivicoli che si propone di sostenere la commercializzazione delle produzioni di olio e di olive da tavola dei propri soci e la valorizzazione della cultura salentina dell’olio e dell’olivo.

L’evento avrà inizio alle ore 9 e sarà ospitato dalll’Hotel “Hilton Garden Inn” di Lecce.
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Il programma

La prima sessione, preceduta dai saluti di Benedetto Accogli (presidente APOL, Giulio Sparascio, vice presidente CIA Puglia, e Tommaso Battista, presidente Copagri Puglia, prevede la presentazione dell’attività svolta dall’APOL in applicazione del “Programma di attuazione dei Regg. UE 611-615/2014 nel triennio 2015/2018” a cura di Alberto Danese, tecnico APOL, e Enrico De Lorenzis, biologo, moderati da Luigi Caricato, direttore OlioOfficina.

La seconda sessione prevede la proposta progettuale “AGRO.LIV – Agrofarmaci naturali selettivi per l’olivo”, conun’introduzione a cura di Michele Maffia, DiSTeBA, Università del Salento, e gli interventi di Giovanni Luigi Bruno, DiSSPA, Università di Bari, Giuseppe Lima, DiAAA, Università del Molise, Emanuele Gabrieli Tommasi, responsabile scientifico Ass. Fare Territorio, Vito Murrone, presidente Multilab, e Carmelo Caforio, vice presidente Fondazione BPP “G. Primiceri” Onlus.

Ad introdurre la terza sessione, che prevede la tavola rotonda dal titolo “Quale futuro per l’olivicoltura salentina”, sarà Giuseppe Mauro Ferro, Accademico dei Georgofili, mentre a partecipare saranno Luigi De Bellis, direttore DiSTeBA, Università del Salento, Maria Lisa Clodoveo, professore in Scienze e tecnologie alimentari DiSAAT, Università di Bari, Bernardo Corrado De Gennaro, professore di Marketing dei prodotti alimentari DiSAAT, Università di Bari, Gennaro Sicolo, presidente Consorzio Nazionale Olivicoltori (CNO), Tullio Forcella, direttore generale Federolio, e Andrea Carrassi, direttore generale Assitol.

Le conclusioni saranno a cura di Dino Scanavino, presidente nazionale CIA (Confederazione Italiana Agricoltori).

Le premesse e gli obiettivi che hanno spinto gli organizzatori a mettere su questo evento sono spiegate in una nota:

“In un contesto in cui la redditività è negativa per la quasi totalità degli olivicoltori del territorio e molti oliveti sono abbandonati o coltivati con la pratica colturale minima per il rispetto della condizionalità, prevista dalla PAC, si inquadra lo stato generale di crisi dell’olivicoltura salentina che sconta in misura maggiore alcune decisioni che l’Unione Europea ha adottato nella precedente riforma della PAC, come l’erogazione degli aiuti diretti del primo pilastro in misura disaccoppiata dalla produzione. Ciò ha incentivato di fatto lo stato di abbandono della maggior parte dei nostri oliveti (secondo alcuni studiosi una concausa della diffusione del batterio Xylella fastidiosa associato al complesso del disseccamento rapido dell’olivo), in assenza di un equo reddito per i produttori”.

“Scopo, quindi, della tavola rotonda sarà quello di sensibilizzare le Istituzioni, i produttori e le loro organizzazioni a definire scelte strategiche comuni per il futuro dell’olivicoltura salentina ed iniziare ad immaginare un nuovo modello di sviluppo del territorio che tenga conto della presenza ormai endemica del batterio Xylella fastidiosa. Affinché il reclamato dover convivere con la Xylella non si trasformi in fatale rassegnazione, occorre necessariamente fare sistema creando stretti collegamenti tra ricerca scientifica, imprese, finanza ed Istituzioni, così da assecondare più efficacemente l’innovazione, indispensabile per la valorizzazione e competitività dell’olivicoltura salentina sui mercati internazionali”.

Benedetto Accogli, presidente APOL, promotore del seminario, sottolinea l’importanza dell’iniziativa con queste parole: 

“Difendere l’olivicoltura salentina vuol dire preservare una ricchezza formidabile non solo per la produzione di un bene alimentare di eccellente qualità ma anche per l’insostituibile contributo a disegnare il paesaggio, proteggere l’ambiente e il territorio e conservare la biodiversità”.

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