Dimissioni Guidi, emendamento avrebbe favorito anche TAP

L’emendamento fatto approvare su pressione del compagno del Ministro Federica Guidi avrebbe favorito anche TAP, oltre a Tempa Rossa e alle sue aziende.

Federica Guidi non ce l’ha fatta. Troppo forte l’onda d’urto dello scandalo che l’ha coinvolta. Non poteva non dimettersi, non questa volta. In altre occasioni, in cui sono state richiesta le sue dimissioni, il Governo aveva fatto quadrato, ma non questa volta. Non se l’è sentita Renzi di respingere la sua decisione.

Federica Guidi è esponente di Confindustria, di cui è stata vicepresidente, e della Commissione trilaterale. E’ un’imprenditrice del settore energetico, seguendo le orme del padre. Le aziende di famiglia partecipano ad appalti pubblici ed intrattengono importanti relazioni commerciali con le aziende di proprietà statale.

Ciononostante è stata scelta da Renzi per ricoprire l’incarico di Ministro per lo Sviluppo economico, proprio il dicastero che si occupa del settore energetico, dove il conflitto di interessi ha maggiori probabilità di manifestarsi. Lei, per glissare sul conflitto di interessi, ha rinunciato agli incarichi operativi in queste imprese controllate, come se ciò fosse sufficiente a scongiurarlo.

La mozione di sfiducia nei suoi confronti, proposta dal Movimento 5 Stelle nel 2014, non era stata nemmeno calendarizzata nei lavori del Senato. Forse non era non necessario attendere che ci pensasse ancora una volta la magistratura a rendere palese il conflitto di interessi, ma da queste parti, fino a quando non si tocca il fondo, non succede nulla.

Detto questo, perché ora la Guidi ha dovuto dimettersi?

Tutto è nato da un’inchiesta della Procura di Potenza che indagava sulla gestione dei rifiuti nel centro Eni di Viggiano. Un filone parallelo dell’attività della Procura riguarda l’impianto di Tempa Rossa nella Val d’Agri, sempre in Basilicata, che prevede la realizzazione di un centro di stoccaggio del greggio a Taranto, progetto fortemente contestato per le gravi criticità ambientali che comporterebbe nella già provata città ionica.g

federica guidi
Federica Guidi

Ed è qui che le indagini incontrano Gianluca Gemelli, titolare della società I.T.S e della Ponterosso Engeneering, interessato a ricevere dei subappalti da Total, titolare del Tempa Rossa. Gemelli è anche il compagno convivente del Ministro Guidi e sono proprio le intercettazioni tra i due a inchiodarla.

Gemelli ha fatto pressione sulla sua compagna affinché venga fatto passare un emendamento per sbloccare il controverso progetto Tempa Rossa, perché come contropartita le aziende di Gemelli avrebbero guadagnato circa due milioni e mezzo di sub appalti, consistenti nell’affidamento di lavori per le infrastrutture del Centro Oli di Corleto Perticara.

Si era tentato di inserire questo emendamento nello Sblocca-Italia, approvato a settembre 2014, ma era stato bocciato. Cacciato dalla porta lo si è fatto rientrare dalla finestra, inserito nel maxiemendamento alla Legge di stabilità 2015 con modifica approvata dal Senato il 20 dicembre. Di fatto quell’emendamento ha dato via libera al Tempa Rossa.

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Da un’intercettazione è emerso anche il beneplacito del Ministro Maria Elena Boschi.

Federica Guidi, il 13 dicembre 2014 rassicura il compagno:

“Dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se… è d’accordo anche Mariaelena la… quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte. Alle quattro di notte… Rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa… dall’altra parte si muove tutto!”.

Gemelli da subito la “buona notizia” al rappresentante della Total:

“La chiamo per darle una buona notizia… si ricorda che tempo fa c’è stato casino..che avevano ritirato un emendamento…ragion per cui c’erano di nuovo problemi su Tempa Ross … pare che oggi riescano ad inserirlo nuovamente al senato..ragion per cui..se passa…e pare che ci sia l’accordo con Boschi e compagni…(…) se passa quest’emendamento… che pare… siano d’accordo tutti…perché la boschi ha accettato di inserirlo… (…) è tutto sbloccato! …volevo che lo sapesse in anticipo! (…) e quindi questa è una notizia…”.

E’ lampante come per favorire il soddisfacimento di interessi economici privati siano stati piegati quelli pubblici. Oltre a Tempa Rossa quell’emendamento ha favorito anche il progetto del gasdotto TAP.

L’emendamento è stato inserito in Legge di stabilità 2015 all’interno degli articolo 552, 553 e 554 e prevede delle semplificazioni e delle agevolazioni procedurali a favore di infrastrutture energetiche (tra cui rientrano i gasdotti), comprese quelle che al momento dell’entrata in vigore della legge avessero ottenuto il decreto di compatibilità ambientale.

“In più occasioni abbiamo ribadito che sulla questione TAP – ha commentato il Comitato No TAPsi ha l’impressione che sia stato sospesa la legalità per favorire gli interessi della multinazionale”.

“Che la Guidi facesse l’interesse dei petrolieri, si sapeva, non c’era bisogno dell’intercettazione. C’è un modo immediato per rispondere a cotanta arroganza mista a conflitto di interessi, mettendo a tacere le lobby che lei rappresenta: andare a votare sì al referendum del 17 aprile”, ha postato su facebook Gianfranco Mascia, portavoce dei Verdi di Roma.

Nunzia Catalfo, capogruppo M5S in Senato, ha dichiarato: “Anche il ministro Boschi, come la Guidi, ha le mani sporche di petrolio. Come si evince dalle intercettazioni, lei stessa fu d’accordo nell’inserire l’emendamento incriminato nella Legge di Stabilità e in ogni caso il maxi emendamento finale porta la sua firma, le sue responsabilità sono dunque chiarissime. Ora più che mai torna ad essere urgente la calendarizzazione della nostra mozione di sfiducia. Le dimissioni della Guidi sono la prova delle responsabilità gravissime ed evidenti dell’intero governo”.

Renato Brunetta, di su Twitter ha scritto: “Dimissioni Guidi: nel governo Renzi non si muove foglia che la Boschi non voglia. Tanto nelle banche quanto nella legge di stabilità. Premier tragga conseguenze”.

Roberto Calderoli, della Lega Nord, vicepresidente del Senato ha affermato: “Dopo che si è “spontaneamente” dimessa l’ape operaia, Federica Guidi, ora aspettiamo le dimissioni dell’ape regina, Maria Elena Boschi. A questo punto il fuco Matteo Renzi rientri immediatamente dagli Stati Uniti e salga subito al Colle a riferire al presidente Mattarella rispetto ad un Governo che sta cadendo a pezzi”.

Nella lettera in cui annuncia le dimissioni (non ancora formalizzate), la Guidi dichiara di essere in buona fede:

“Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni da incarico di ministro. Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese”.

La risposta di Renzi dagli Stati Uniti:

“Cara Federica ho molto apprezzato il tuo lavoro di questi anni. Serio, deciso, competente. Rispetto la tua scelta personale sofferta, dettata da ragioni di opportunità che condivido: procederò nei prossimi giorni a proporre il tuo successore al capo dello Stato”.

Solo mere ragioni di opportunità e piena correttezza nell’operato. Va tutto bene per il Governo. Ma per la Procura di Potenza si è trattato di pressione lobbistica che si è concretizzata nell’approvazione di un emendamento favorevole. Ed il ruolo del Ministro sembra essere stato determinante.

Gianluca Gemelli è indagato di traffico di influenze illecite per i suoi rapporti con il Ministro Guidi, sua compagna. Nell’ambito di questa inchiesta sono state arrestate sei persone. Era stata richiesta la custodia cautelare anche per Gemelli, ma era stata respinta dal Gip. Il Ministro Guidi non risulta indagato.

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