“Dov’è l’accordo “HGA” tra TAP e l’Italia?”

Interrogazione di SEL: “Gasdotto TAP un «colpo di mano» contro i rischi di impatto ambientale”. Comitato No TAP: “La vicenda ha tinte sempre più fosche”.

La parlamentare di SEL Annalisa Pannarale, insieme ad altri colleghi deputati (Palazzotto, Fava, Ricciatti, Ferrara, Duranti, Fratoianni, Sannicandro e Scotto) ha presentato un’interrogazione parlamentare all’indirizzo del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e del Ministro dello Sviluppo economico, inerenti ad alcune questioni poco chiare relative alla vicenda del gasdotto TAP, soprattutto alla luce dei fatti che stanno venendo fuori dalle recenti inchieste giudiziarie, che gettano un’ombra sulla politica energetica del nostro Paese.

Nell’interrogazione viene ricordato che con la legge 19 dicembre 2013, n. 153, il Parlamento ha autorizzato la ratifica dell’accordo per il gasdotto transadriatico (TAP), siglato il 13 febbraio 2013 e che attua un memorandum d’intesa stipulato dall’Italia, la Grecia e l’Albania in data 27 settembre 2012.

Si tratta di un accordo preliminare sulla cooperazione per la realizzazione del progetto TAP, che dall’Azerbaijan dovrebbe portare il gas verso l’Europa, innestandosi al gasdotto transanatolico (Turchia), passando da Grecia, Albania e Italia, con approdo sulla spiaggia di San Foca.

Annalisa Pannarale SEL
Annalisa Pannarale

La Pannarale e i suoi colleghi hanno rilevato che l’Italia, a differenza degli altri Paesi coinvolti in questa rete di infrastrutture (Azerbaijan, Turchia, Grecia, Albania), non avrebbe stipulato l’Host Government Agreement (HGA) con la società impegnata alla realizzazione del gasdotto, oppure non lo avrebbe reso pubblico.

Si tratta di una convenzione tra il Governo interessato dall’attraversamento del gasdotto e la società che dovrà realizzarlo, che regolamenta una serie di aspetti legati all’opera, al servizio, alla sicurezza, alla politica energetica, ecc…

In entrambe le ipotesi, che non sia stato siglato questo accordo, o che sia tenuto segreto, la cosa non è affatto rassicurante.
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Dal contenuto dell’interrogazione si evince che “il Governo italiano sembrerebbe non aver sottoscritto alcun Host Government Agreement, (HGA), ma solo il citato accordo, ratificato con la citata legge n. 153 del 2013, mentre il Governo albanese ha firmato un Host Government Agreement (HGA) in data 13 aprile 2013 ed il Governo greco, a sua volta, un Host Government Agreement (HGA) in data 26 giugno 2013”, mentre “i Governi dell’Azerbaigian e della Turchia risultano aver sottoscritto un Host Government Agreement (HGA) per il Trans-Anatolian gas pipeline (TANAP) il 26 giugno 2012, ma ciò non viene evidenziato dal sito di TAP e l’HGA tra Azerbaigian e Turchia risulta essere stato firmato contestualmente all’InterGovernmental Agreement, come si desume dalla lettura dello stesso accordo, ove è indicato che «l’HGA forma parte integrante ed è allegato all’InterGovernmental Agreement»”.

I parlamentari firmatari dell’interrogazione manifestano forti preoccupazioni, fondate sui fatti che stanno venendo fuori dalle recenti inchieste giudiziarie, su Tempa Rossa in particolare, che evidenzierebbero “preoccupanti opacità, se non addirittura inammissibili interessi di natura personale, stiano toccando in profondità la politica energetica condotta dall’attuale Esecutivo a discapito della tutela della salute, dell’ambiente, delle economie locali, del turismo e dell’agricoltura”.

Ritengono “inaccettabile” che opere private ad altissimo rischio di impatto ambientale, come Tempa Rossa, siano disciplinate “in modo meno rigoroso sotto il profilo dei controlli di un’opera pubblica, negandosi il ruolo delle regioni e senza che vi sia la benché minima previsione di compensazioni ambientali”.

“L’importanza di sbloccare un’opera non impattante – sostengono – può ritenersi condivisibile se si tratta di un’opera pubblica e a determinate condizioni, ma con tutta evidenza non può valere la stessa cosa se si tratta di un’opera privata, come nel caso di Tempa Rossa e alla luce di quanto evidenziato in questi giorni dalla stampa nazionale”.

Ecco quindi che il discorso si sposta sul gasdotto TAP, definito come un vero «colpo di mano» contro i rischi di impatto ambientale da tempo denunciati dalle amministrazioni locali e i cittadini che con forza si oppongono alla costruzione di questa infrastruttura che comprometterebbe definitivamente un territorio già dolorosamente compromesso dal punto di vista ambientale e conseguentemente il relativo settore turistico indissolubilmente legato alla valorizzazione e alla tutela del territorio e del paesaggio salentino”.

I parlamentari di SEL si chiedono “come sia possibile che l’Italia con riferimento al gasdotto transadriatico (TAP) non abbia sottoscritto alcun Host Government Agreement (HGA) e quali ne siano i motivi, alla luce della considerazione che sia la Grecia che l’Albania evidentemente lo hanno fatto, disciplinando la struttura in base alla quale il progetto viene realizzato e reso operativo nei loro territori anche con riferimento alla implementazione delle tecniche di sicurezza consentite”.

Chiedono infine trasparenza massima trasparenza e accesso agli atti che riguardino tutta l’evoluzione degli accordi assunti dall’Italia con riferimento al gasdotto TAP e più in generale alla politica energetica del Paese.

Appresa la notizia, il Comitato No TAP ha commentato così:

“La vicenda del gasdotto TAP ha tinte sempre più fosche.

Mentre in Albania Grecia e Turchia sono stati firmati, e resi pubblici, gli accordi commerciali che regolano il gasdotto,in Italia si è scelto di lasciare tutto al caso senza tutelarsi in caso di fallimento del progetto?
Dalle funzioni ispettive esercitate dai firmatari dell’interrogazione sembra che questi accordi non esistano, o comunque non sono pubblici.

Ma perché nascondere questi accordi necessari per tutelare “l’interesse strategico” dell’Italia?
Basta leggere gli accordi di Grecia, Albania e Turchia, questi accordi se firmati alla cieca, e in questo caso il sospetto è forte, sono FORTEMENTE limitativi della democrazia superando addirittura l’ordine legislativo della nazione contraente.
Quindi da un lato garantiscono il Paese ma dall’altro possono rivelarsi un contratto capestro!”

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