Xylella, il piano di Coldiretti in dieci punti

La proposta di Coldiretti contro xylella, articolata in 10 punti potrebbe far discutere e dividere. Intanto Commissione Europea potrebbe estendere zona infetta fino a Ostuni.

L’associazione di categoria Coldiretti propone un piano articolati in dieci punto per contrastare la diffusione del batterio xylella fastidiosa.

La strategia di contrasto alla patologia vegetale che ha colpito gli ulivi del Salento, adottata da Coldiretti, ruota intorno alla presenza del batterio, in controtendenza rispetto a quanto emerge da altri studi, che vedono la xylella come uno degli elementi che nel disseccamento degli ulivi ha sì un ruolo, ma in concorso con altri fattori.

La pubblicazione del parere Efsa, che proverebbe il nesso di patogenicità tra xylella e CoDiRO, non è stato molto convincente, sia per il coinvolgimento di alcuni degli autori nell’inchiesta penale della magistratura leccese, sia per perché la comunità scientifica non ha avuto ancora modo di conoscere lo studio e quindi di esprimersi.

Intanto Coldiretti si concentra sulla xylella, mettendo su un piano basato su dieci che – come comunicato dalla stessa associazione – è il frutto di incontri e dibattiti con i coltivatori associati. E’ stato deliberato nei giorni scorsi presso la sede di Coldiretti Lecce e proposto a tutti gli olivicoltori del Salento.

Il primo punto riguarda l’“avvio immediato della campagna “InnestiAMOli” per il salvataggio di 5 mila piante monumentali, attraverso la procedura degli innesti, che, ad oggi, appare l’unica pratica che possa dare una speranza di sopravvivenza ad un bene comune unico ed irripetibile e di valore inestimabile”.
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La proposta sicuramente sarà oggetto di discussione e probabilmente di accese polemiche. Proprio nei giorni scorsi, infatti, sono stati diffusi i risultati ottimistici della cura Scortichini, a un anno dall’inizio della sperimentazione, con effetti più positivi su 110 alberi di ulivo sottoposti a sperimentazione.
L’efficacia degli innesti contro il disseccamento è molto controversa. Sul “Gigante di Felline” gli innesti, considerati l’ultima speranza per l’albero monumentale, non hanno prodotto i risultati sperati e il disseccamento continua ad avanzare.

Il secondo punto riguarda la concretizzazione di un “Laboratorio sperimentale a cielo aperto” attraverso convenzioni con Istituti di ricerca, Università, Crfsa e Cnr “per l’avvio di campi sperimentali in cui testare tutte le varietà di olivo al fine di individuare quelle resistenti o tolleranti a Xylella, con coinvolgimento di tutte le collezioni mondiali di germoplasma olivicolo”.

Coldiretti si allinea agli studi portati avanti dai ricercatori di Bari, guidato da Giovanni Martelli, secondo il quale alcune cultivar di ulivo resisterebbero più di altre al batterio. Anche questa tesi è oggetto di forte discussione, anche perché pur in mancanza della conferma del nesso eziologico tra xylella e CoDiRO si arriva addirittura a sostenere che ci sono alberi resistenti più di altri. Anche questo studio non è stato ancora accreditato.

Campi sperimentali di questo tipo sono stati già creati diversi anni fa, prima dell’era xylella, quando l’obiettivo era quello di selezionare cultivar più produttive e più adatte all’intensivo e al superintensivo.

Il terzo punto prevede “diffusione ed intensificazione delle attività di “Buone pratiche agronomiche” per abbattere la popolazione dell’insetto vettore”. Non è specificato se si tratta di sole operazioni meccaniche, come trinciatura dell’erba e aratura dei terreni, o se prevede anche l’impiego di insetticidi.

Il quarto punto riguarda la “cancellazione del “Divieto di impianto” di ulivi ed altre piante ospiti nell’area infetta”. Per ottenere la rimozione di questo divieto occorre un intervento del Governo nazionale e del’Unione europea.

Ai punti quinto e sesto vengono proposti la “rimodulazione del Piano di Sviluppo Rurale nell’ottica di un approccio sistematico all’intera filiera olivicola (aziende agricole, frantoi) nelle aree colpite da Xylella fastidiosa” e, nell’ambito delle misure del Piano di sviluppo rurale (Psr), “l’avvio della misura relativa agli investimenti finalizzati alla incentivazione delle buone pratiche agronomiche per la prevenzione della diffusione del patogeno da quarantena Xylella fastidiosa”.
Non è specificato in cosa consistono le “buone pratiche agronomiche” menzionate. Non c’è unità di vedute in merito. Le principali divergenze proposte dalle varie correnti di pensiero riguarda l’impiego di fitofarmaci, le capitozzature (da molti considerate dannose) ed il tipo tipo potatura da applicare (drastica o mirata).

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