Referendum, vince l’astensionismo di Renzi e Napolitano

Fallito il quorum per il referendum sulle trivelle. Vittoria schiacciante del “Sì”, ma l’affluenza si ferma al 31%. Puglia seconda regione d’Italia dopo la Basilicata, mentre Lecce è la terza provincia. Patù è il secondo comune italiano per affluenza

Una vittoria schiacciante del “” al cosiddetto referendum sulle trivelle tenutosi ieri in tutta Italia. L’86,44% di chi si è recato alle urne si è quindi dichiarato favorevole all’abrogazione della norma che consente l’attività di estrazione di idrocarburi dal fondale marino, per le piattaforme poste entro 12 miglia dalla costa, oltre il termine delle rispettive concessioni, cioè fino all’esaurimento del giacimento.

Una vittoria schiacciante, si è detto, ma assolutamente effimera. Non è infatti stato raggiunto il quorum previsto dalla legge per rendere valido il referendum, il 50% più 1 degli aventi diritto; la percentuale dei votanti si è fermata al 31,19%, rendendo così vana l’ampia affermazione del “Sì”. La massima affermazione si è avuta nel meridione e nella Sardegna, dove le percentuali a favore dell’abrogazione della norma ha superato il 90%, con i picchi di Basilicata (96,28%) e Puglia (95,09%).

Il mancato raggiungimento del quorum, però, ha messo questi dati un po’ in secondo piano. A centrare il risultato è stata solo la provincia di Matera con il 52,34% degli aventi diritto, un dato che fa della Basilicata la regione con il maggior tasso di affluenza (50,16%). A livello regionale, la Puglia segue con il 41,65%, mentre bassissima è la percentuale relativa alle altre regioni meridionali, con Campania, Calabria e Sicilia ampiamente sotto il 30%, così come Umbria e Trentino-Alto Adige.

In riferimento al nostro territorio, invece, la provincia di Lecce si è affermata in Puglia sia nelle preferenze per il “Sì” (96,34%), sia per il tasso di affluenza, pari al 47,55%; un dato, quest’ultimo, di gran lunga superiore a quello registrato nelle altre province pugliesi (Bari 42,23%, Taranto 41,74%, Brindisi 40,16%, BAT 37,64%, Foggia 36,08%). A livello nazionale, invece, il dato di affluenza della provincia leccese è inferiore solo a quello di Matera (52,34%) e Potenza (49,02%).

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Un dato buono, ma solo se paragonato al fallimento del referendum, e a cui ha contributo maggiormente il Comune di Patù, distintosi con un tasso di affluenza pari addirittura al 62,49%, il più alto di tutta la Regione e il secondo dell’intero territorio nazionale (dietro solo alla mantovana Solferino con il 62,80%). Nel complesso sono 34 i comuni leccesi che hanno superato il quorum, mentre Collepasso chiude la speciale graduatoria con il 40,02%. Lecce si è attestata al 47,87%, Maglie al 51,15%, Gallipoli al 43,77%, Galatina 44,27%, Nardò al 47,65%, Otranto 43,97%. Tutti i dati sull’affluenza della Provincia di Lecce sono disponibili nella corrispondente sezione del sito del Ministero degli Interni.

Al di là del risultato della Puglia e della provincia di Lecce (ottimo se paragonato al resto della nazione, ma comunque insufficiente), a uscire vincitore dal referendum è l’astensionismo promosso da Renzi e da Napolitano. Ha vinto una linea che non può non apparire antidemocratica, soprattutto se ad incoraggiarla sono state due delle più alte cariche dello Stato. Il Capo del Governo e l’ex Presidente della Repubblica si sono infatti opposti a quanto previsto dalla Costituzione Italiana, che sancisce il voto come diritto-dovere di ogni cittadino (articolo 48) e offre la possibilità alle Regioni di indire un referendum popolare abrogativo (articolo 75). E pare che qualcuno non sia rimasto indifferente a questo atteggiamento.

Per impostare una vera linea democratica, il Governo avrebbe forse dovuto prendere atto della volontà delle Regioni e avrebbe dovuto mettere in moto una campagna elettorale a favore del “No“, la cui vittoria avrebbe sicuramente rafforzato le ragioni dello stesso Esecutivo e di chi vuole continuare a servirsi del fossile.