Disponibilità verde urbano, Lecce tra le ultime in Italia

L’art. 9 della Costituzione della Repubblica Italiana dice: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Con l’art 4 del DM n° 1444 del 2.4.1968 si stabilisce la “quantità minima di spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi da osservare in rapporto agli insediamenti residenziali nelle singole zone territoriali omogenee”. Sono sufficienti questi due riferimenti normativi per far comprendere al cittadino che il verde urbano quando è assente si fa sentire davvero.

Se si analizzano i dati Istat 2011 sulle disponibilità di verde urbano nei comuni capoluogo di provincia su 116 provincie analizzate, Lecce s’attesta al 108° posto, con il  5,5 mq per abitante. La vicina Brindisi sarebbe al 89° posto con il 12, 2 mq/ab  e Taranto all’ultimo con l’1,8 mq/ab. Secondo tali risultati Lecce, rispetto a Matera, città della cultura e prima in Italia, con 978,2 mq per abitante, appare indietro.

Lo stesso studio dice che ogni abitante dispone in media 30,3 mq di verde urbano e che le disponibilità più contenute “si rilevano al Centro (23 mq per abitante) e al Nord-ovest (24,3 mq). Nelle città del Nord-est il valore medio è quasi doppio rispetto a quelle del Centro e del Nord-ovest (45,4 mq per abitante) e anche nel Mezzogiorno è comparativamente elevato (37,1 mq tra le città del Sud e 26,7 mq nelle Isole)”.

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Istat descrive ancora i risultati: “Sono 43 i capoluoghi con un “profilo verde” definito dalle seguenti caratteristiche: consistente dotazione (19 città) e, oltre a questa, incidenze superiori alla media delle aree naturali protette (11 città); delle superfici destinate a uso agricolo (ulteriori 11 città); di tutte e tre le tipologie considerate (2 città)…”Nel 15% circa dei capoluoghi la disponibilità di verde urbano è pari o superiore ai 50 mq per abitante, mentre nel 17,7% non si raggiunge la soglia dei 9 mq pro capite, soprattutto nelle Isole (in un terzo dei capoluoghi) e al Sud (in più di quattro città su 10)”…. “Circa un quinto delle città presenta valori superiori alla media sia per densità che per disponibilità del verde urbano, tra queste Sondrio, Trento, Potenza e Matera. Bassi valori di entrambi gli indicatori caratterizzano invece la metà dei capoluoghi (quasi il 70% tra quelli del Sud)”. …”Circa un quinto delle città presenta valori superiori alla media sia per densità che per disponibilità del verde urbano, tra queste Sondrio, Trento, Potenza e Matera. Bassi valori di entrambi gli indicatori caratterizzano invece la metà dei capoluoghi (quasi il 70% tra quelli del Sud)”.

Nel sud dell’Italia lo sviluppo delle zone urbane e la considerazione per il verde è stata davvero così insufficiente?

Le città diventano difficili, si collauda ogni giorno l’aumento demografico che, aggiunto a non infrequenti abbattimenti di alberate, fanno pensare che le sospirate aree verdi scarseggiano davvero. Lo evidenzia perfino un dossier del WWF.

Eppure la legge n. 113 del 29 gennaio 1992 dispone e sostiene i nuovi impianti destinati al verde, la stessa legge per tutti i grossi comuni italiani prevede un premio per la messa a dimora di un albero per ogni neonato residente.  A tale regolamento si sommano i vari Piani territoriale paesaggistici regionali (PTPR) che identificano tra i loro beni anche gli alberi monumentali e le misure di tutela o di valorizzazione.

A tutto questo si dovrebbero anche considerare anche i vari Piani regolatori, le cosiddette Norme tecniche di attuazione, PUTT, il patto tra i sindaci per adeguamento al PAES (Piani azione energia sostenibile) e molti altri regolamenti e delibere che vanno dall’igiene all’edilizia, ai beni comuni ecc. Il cittadino ha gli strumenti per analizzare e valutare se la sua città dimostra tutte le dovute attenzioni al suo sacrosanto verde urbano.

Riferimenti Istat