Pronto soccorso verso il collasso: pochi medici

Il Pronto soccorso del Fazzi rischia il collasso. Dal 1° maggio mancheranno due medici. Si temono episodi di intolleranza per le attese esasperanti.

L’aggressione avvenuta al Fazzi qualche giorno fa ai danni di un medico del Pronto soccorso, ha spinto gli addetti ai lavori a porsi degli interrogativi. L’episodio viene visto come un segnale d’allarme e si teme che in futuro ne possano accadere degli altri, anche con conseguenze più gravi.

La tensione all’interno dei presidi di pronto soccorso è già di per sé alta, per via dell’ansia che pervade i congiunti dei pazienti. Le lunghe attese, l’organizzazione magari non sempre impeccabile, i modi talvolta poco affabili del personale sanitario, contribuiscono a scaldare ancora di più gli animi. E’ chiaro che non si può generalizzare e non si può dare colpa all’intera categoria dei medici e nemmeno tutto questo non può autorizzare atti di violenza.

Questa situazione è anche figlia dell’insufficienza di personale in relazione alle richieste. E questa situazione rischia di aggravarsi ulteriormente. Infatti, come rende noto l’associazione SaluteSalento.it, dal 1 maggio due dei sette medici in organico al Pronto soccorso dell’ospedale leccese lasceranno il servizio per entrare a far parte della “medicina generale”.

Resteranno solo 5 medici, che dovranno garantire l’apertura H24 dell’ambulatorio. Sono medici che lavorano già come “guardia medica” dalle 20 alle 8 del mattino e che possono integrare soltanto con 12 ore aggiuntive la settimana. Per coprire una postazione medica H24 servono 5 medici a tempo pieno perché i turni sono: mattina, pomeriggio, notte, smonta e riposo. In totale servirebbero 15 medici, ma ce ne sono soltanto 5. Un terzo rispetto al fabbisogno.

Mentre diminuiscono i medici, aumenta l’affluenza dei pazienti, non di rado per prestazioni improprie che non richiederebbero intervento in pronto soccorso. Non può che aversi come conseguenza un ulteriore allungamento dei tempi di attesa dei pazienti che non trovano risposte sul territorio. Attese di 4 – 5 e a volte 7 ore. Per leggi statistiche, tra le decine e centinaia di pazienti e parenti che si recano al pronto soccorso, qualcuno pronto a usare le mani per scaricare le proprie frustrazioni ed il proprio nervosismo prima o poi capiterà.

Per queste ragioni il primario del Pronto soccorso, Silvano Fracella, chiederà alla direzione della Asl il potenziamento dell’ambulatorio dei codici bianchi e verdi. Intanto il Consigliere comunale Vittorio Solero ha chiesto la convocazione di un Consiglio monotematico sull’argomento, mentre il presidente dell’Ordine dei Medici, Luigi Pepe, sta pensando alla costituzione di parte civile nel procedimento penale contro l’uomo che avrebbe schiaffeggiato il medico in del Fazzi qualche giorno fa.

Quale potrebbe essere una soluzione? Per l’associazione SaluteSalento non può che essere l’istituzione di un altro ambulatorio. “Magari delocalizzato al vecchio Fazzi, in piazza Bottazzi. Una soluzione proposta da anni dallo stesso Fracella che vedrebbe bene la creazione di un “Punto di primo intervento”, come c’è già a Campi e a Nardò. Anche perché alla Cittadella della Salute di Lecce c’è anche la Radiologia, la Specialistica e si potrebbe dotare di un Cardio-online per fare un tracciato prima di inviare un eventuale infartuato al Fazzi; con l’ambulanza peraltro che è sul posto, come fanno oggi a Nardò e a Campi”.

“Invece – denuncia l’associazione – si aspetta che accada l’irreparabile, come hanno paventato i sindacati (e non solo) nei giorni scorsi. Quindi parliamo di eventi prevedibili e di misure che tardano ad arrivare, soprattutto alle porte dell’estate; con i flussi turistici, la traumatologia della strada e le ferie del personale che rischiano di far scoppiare le arterie al personale in prima linea”.

I “segnali” ci sono tutti, ammonisce l’associazione:

“Sulla scia emotiva della morte del giovane di Novoli a settembre scorso, nelle tre settimane successive si sono verificati altri 5 episodi di intolleranza e di aggressione a carico degli infermieri del triage, con relativa denuncia. Autori soprattutto soggetti incivili e ignoranti che mal sopportano le lunghe attese”.

Il 25 aprile scorso, giorno festivo, al Pronto soccorso del Fazzi si è presentata un’intera famiglia, con 5 figli, che pretendevano una visita cardiologica e una risonanza per la mamma. “Quando ti vedi davanti cinque bellimbusti minacciosi – dice un’infermiera – è difficile spiegare che noi non stiamo con le mani in mano””.

Articolo pubblicato originariamente su TagPress.it