Consumo di suolo: alla Puglia il primato negativo

Il consumo di suolo più alto d’Italia è quello della Puglia, con percentuali comprese tra il 7 e il 9%. La provincia di Lecce è quella messa peggio. Coldiretti presenta proposta di legge regionale su terra e agricoltura sociale.


Il nostro Paese registra da anni un preoccupante incremento di consumo di suolo, per la costruzione di infrastrutture, complessi edilizi per uso abitativo o industriale, o per la realizzazione di resort e villaggi turistici.
Ma se da una parte prendi, dall’altra togli.
Consumo di suolo significa terra sottratta all’agricoltura e alla vegetazione. Le conseguenze in termini negativi si riversano sull’economia, sul paesaggio, ma anche sulla salute e sul rischio idrogeologico dei territori. Le piante assorbono anidrite carbonica ed emettono ossigeno, quindi contribuiscono a ridurre i gas serra. Meno vegetazione significa più gas serra, con le conseguenze che ne derivano per la salute e l’ambiente.

Da anni le associazioni a tutela dell’ambiente, tra cui WWF e Legambiente, denunciano il preoccupante fenomeno. Secondo i dati dell’ISPRA (Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale), si è passati da una percentuale di consumo di suolo del 2,7% negli anni ’50, al 7% nel 2014, corrispondenti a 21 mila chilometri quadrati di suolo consumato in un anno.
I dati sono sempre stati in crescita. Al diminuire di suolo disponibile è sempre corrisposta una accelerata della cementificazione.

E’ la Puglia la regione italiana che ha ottenuto la maglia nera secondo i più recenti dati dell’ISPRA, proprio – ironia della sorte – dopo essere stata per 10 anni sotto la guida di Nichi Vendola, leader di un partito politico chiamato Sinistra Ecologia e Libertà.

Secondo i dati, il consumo di suolo in Puglia oscilla tra il 7 e il 9%. Tra le sei province pugliesi il triste primato va alla provincia di Lecce, con l’11,9% (corrispondenti a 33.285 ettari di suolo consumati), seguita da quella di Brindisi (8,3%), da quella di Bari (8,1%), da quella di Taranto (7,9%). La più virtuosa, da questo punto di vista, è la provincia di Foggia con lo 3,1%. Non è invece inserito il dato della provincia di BAT.

Sul preoccupante fenomeno è intervenuta anche Coldiretti Puglia, che ha presentato una proposta di legge regionale all’Assessore regionale all’Agricoltura, che – come ha precisato il presidente Gianni Cantele, in occasione dell’incontro della Coldiretti alla Fiera di Foggia – “prende le mosse proprio dalla pericolosa avanzata della copertura artificiale del nostro territorio”.

“Con il dispositivo legislativo – ha aggiunto Cantele – intendiamo valorizzare i terreni agricoli e promuovere l’attività agricola, il paesaggio e l’ambiente, al fine di impedire che il suolo – bene comune e risorsa non rinnovabile – venga sottratto alla sua utilizzazione agricola e stravolto nelle sue connotazioni naturalistiche attraverso l’eccessivo consumo. Riusciremo così ad impedire lo sfruttamento e la sempre maggiore sottrazione di suolo dai contesti tipicamente naturali e rurali, che sta determinando cambiamenti radicali nel paesaggio, nell’ambiente, negli ecosistemi”.

Secondo una indagine Coldiretti, anche dal ritorno degli immobili dismessi e delle terre pubbliche agli agricoltori che le coltivano possono nascere nuove imprese o, in alternativa, essere ampliate quelle esistenti, dato che il 50 per cento delle imprese agricole già esistenti condotte da giovani “chiede” la disponibilità di terra in affitto o acquisizione.

In Puglia, sempre secondo l’organizzazione, oltre 3 giovani su dieci sceglie di fare impresa in agricoltura e le giornate di lavoro in cui sono impegnati lavoratori agricoli tra i 20 ed i 40 anni sono 4.907.478, quasi la metà rispetto al totale di 11-12 milioni di giornate lavorative l’anno (pari al 15% del totale nazionale).

“Oltre al consumo del suolo, proponiamo all’Assessore Di Gioia il Disegno di legge sull’agricoltura sociale –sostiene il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti che si propone l’inserimento socio-lavorativo di soggetti svantaggiati, disabili e minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione sociale mediante le risorse materiali e immateriali dell’agricoltura, attraverso le opportunità della multifunzionalità e il grande spirito innovativo e di inclusione sociale dimostrato anche dai giovani imprenditori agricoli”.

L’agricoltura – precisa Coldiretti – si classifica al terzo posto dopo costruzioni e commercio tra le attività imprenditoriali preferite dai giovani ed è l’unico settore che non ha visto diminuire la presenza percentuale di giovani imprenditori agricoli under 30 negli ultimi quindici anni”.

Articolo pubblicato originariamente su TagPress.it