Xylella: un enzima del latte bloccherebbe il batterio

Presentato a Bari la scoperta del Laboratorio Agrobiotech Gembloux sul contrasto alla xylella. Casili: “Scoperta straordinaria. Potrebbe liberarci da pesticidi ed eradicazioni inutili”.

Premettendo che resta ancora molto controversa la tesi sull’effettivo ruolo della xylella fastidiosa nel disseccamento degli ulivi, ci sarebbe una novità molto importante nella lotta contro il batterio. In occasione della tavola rotonda, tenutsi a Bari il 18 maggio, promossa dall’Europarlamentare del Movimento 5 Stelle Rosa D’Amato, in collaborazione con i colleghi Daniela Donno, Senatrice, e Cristian Casili, Consigliere regionale, sono stati resi pubblici i risultati di un importante studio del Laboratorio Agrobiotech Gembloux dell’Università di Liegi, che avrebbe scoperto un enzima in grado di neutralizzare, in vitro, il batterio della xylella fastidiosa. Si tratta del lactoperossidasi e si trova nel latte.

Esprimono soddisfazione per i risultati della riceca D’Amato e Casili, che hanno criticato più volte il monopolio della ricerca di CNR, Università di Bari e Istituto Basile-Caramia. Hanno anche sottolineato gli sforzi compiuti sino ad oggi per allargare la ricerca coinvolgendo altri istituti nazionali ed internazionali con l’obiettivo di realizzare un approccio multidisciplinare. All’interno del gruppo di lavoro della Agrobiotech, infatti, hanno lavorato batteriologi, epidemiologi, microbiologi del suolo, fisiologi delle piante ed agronomi esperti nella gestione e coltivazione sostenibile delle colture arboree.

È una scoperta straordinaria – commenta Casili – che potrebbe cambiare le regole del gioco imposte da Bruxelles nella lotta al patogeno, liberandoci finalmente da pesticidi ed eradicazioni inutili”.

“Se i test prosegue il Consigliere  dovessero confermare la capacità dell’enzima nel traslocare all’interno dei vasi xylematici saremmo a un passo storico nella lotta per debellare il batterio. I presupposti ci sono, perché gli stessi ricercatori hanno già verificato la capacità della vite, del pomodoro e degli agrumi di assorbire l’enzima all’interno dei propri vasi”.

Sappiamo – continua il vicepresidente della Commissione regionale Ambiente – che l’ulivo ha vasi xylematici più piccoli rispetto alle colture saggiate, ma i ricercatori sono fiduciosi data la semplicità molecolare dell’enzima e la capacità di essere trasportato nelle piante. Del resto il sistema perossidasi  evidenzia è noto da tempo anche nell’uomo e in tutti gli animali dove riesce a neutralizzare virus e batteri gram-negativi.”

I pentastellati fanno sapere che continueranno a seguire e promuovere la ricerca a 360 gradi al fine di scongiurare ipotesi sciagurate come l’espianto e il reimpianto di nuove cultivar più resistenti, e di salvaguardare così il patrimonio olivicolo pugliese e la sua biodiversità.

Al presidente Emiliano – concludono D’Amato e Casili – chiediamo di non farsi condizionare da una unica campana e di guardare con attenzione ai risultati che da qui ai prossimi mesi potrebbero cambiare per sempre la strategia di contenimento del patogeno, che fino ad oggi si è dimostrata del tutto fallimentare.”

Se questo enzima dovesse effettivamente essere in grado di fermare la xylella all’interno degli ulivi, resta comunque la necessità di attuare una soluzione contro gli altri agenti coinvolti nel complesso del disseccamento rapido degli ulivi. E non sarà di certo l’enzima del latte a risolvere il problema dei terreni poco fertili e a forte presenza di metalli pesanti. Ma potrebbe almeno salvare gli ulivi dagli abbattimenti e da piani di conversione agricola ed economica che usano la xylella come fenomeno catalizzatore.

Articolo pubblicato originariamente su TagPress