Xylella: Gioffreda replica Cantele con lettera al vetriolo

Gioffreda a Cantele: “Da che pulpito viene la predica… Evidentemente futuro agricolo e valorizzazione prodotti pugliesi non sono oggetto di interesse di Coldiretti, visto anche come ha affrontato il caso xylella”.

Lo scorso 13 giugno il Quotidiano di Puglia ha pubblicato una lettera inviata da Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia, in cui attaccava “stregoni e manipolatori”, ma anche quella parte della stampa di “dubbia serietà” che – a suo dire – “chiude gli occhi davanti al disastro totale”. E’ lecito chiedersi se non ci sia qualcuno che chiude gli occhi davanti a quegli uliveti, dati per morti, che hanno ripreso a vegetare e a produrre frutto, e davanti a quelle varietà considerate resistenti (come frantoio e leccino), che invece non sembrano affatto immuni al CoDiRO (nei prossimi giorni pubblicheremo un reportage).

Cantele non crede che gli ulivi si possano salvare e che non ci sia altra strada percorribile se non quella dell’abbattimento degli ulivi esistenti, la sperimentazione di innesti e reimpianto di varietà “resistenti”.

Il presidente di Coldiretti Puglia, pur senza fare nomi, attacca direttamente anche l’agricoltore Ivano Gioffreda, dell’associazione Spazi Popolari, quando scrive:

“Cantanti e attori sembrano più lontani dall’argomento Xylella-gate, forse hanno fiutato i miasmi delle falsità vomitate da politici della nuova generazione, sociologi e moderni stregoni che sostengono le cure con calce, rame, solfato di ferro e peperoncino q.b.. E che la colpa di tutto è dei diserbanti e dei pesticidi in genere”.

Cantele omette di dire che a puntare il dito contro i pesticidi è anche buona parte della scienza (tra tutti Calò, Perrino, Xiloyannis).

Alla lunga lettera di Cantele, risponde il “santone” Gioffreda, con una missiva dal contenuto tagliente inviata al Quotidiano di Puglia, che noi pubblichiamo di seguito integralmente.

“Sono un agricoltore, un salentino, faccio l’olivicoltore da sempre. Per questo la mia conoscenza mi porta a dichiarare con certezza che l’utilizzo di calce, rame, ferro, zolfo ed altri minerali sono utilissimi nel ripristino dell’ulivo, non certo si può dire lo stesso per gli insetticidi di cui tanto Cantele parla nel suo intervento.

Dopo gli attacchi e tentativi di diffamazione protratti per fin troppo tempo, rispondo al presidente della Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, che in una lettera, inviata al Quotidiano e pubblicata lunedì 13 giugno, attacca violentemente me e coloro che finora si sono impegnati nel far emergere una verità evidentemente scomoda a chi nutre ed alimenta forti interessi nell’affare xylella.

Chi si permette di definire l’impegno di salvaguardare il Salento da questo ignobile ed oramai evidente attacco come un’opera di falsità e di disinformazione, deve oggi rispondere del proprio disinteresse sulla vicenda degli ulivi e spiegare ai cittadini pugliesi cosa ha fatto invece Coldiretti in tutti questi anni. Dovrebbe con lealtà dire che ha lavorato esclusivamente sui fondi Pac invece di proporre un piano olivicolo/agricolo che consentisse il rilancio dell’agricoltura: se lo avesse fatto oggi il Salento non avrebbe contadini allo stremo delle forze nel tentativo di portare avanti la loro attività.

Evidentemente il futuro agricolo e la valorizzazione dei prodotti pugliesi non sono oggetto di interesse di Coldiretti, visto anche come ha affrontato il caso xylella: si è schierata immediatamente a favore delle estirpazioni della foresta del Salento pur non essendoci alcuna prova scientifica che attestasse la patogenicitá della xylella sugli ulivi. E mentre quelli che lui definisce “stregoni e manipolatori” chiedevano a gran voce di aprire la ricerca per trovare soluzioni reali ed efficaci, finalizzate alla salvaguardia del patrimonio olivicolo salentino e alla tutela degli interessi dei contadini, disperati perché lasciati soli, Coldiretti auspicava il reimpianto di nuove varietà, a suo dire, più produttive, per creare impianti ultra intensivi. Un vero colpo per l’olivicoltura salentina che così non solo perderebbe l’unicità del suo prodotto ma si ritroverebbe con olio invendibile di scarsa qualità, visto la forte concorrenza di paesi come la Spagna e l’Australia che da anni producono olio da intensivo. È da considerare a tal riguardo anche la mancata idoneità del territorio a tollerare un’agricoltura del genere, sia per il terreno carsico che non permette un apporto idrico adeguato, sia per l’utilizzo di fitofarmaci che si andrebbe ad incrementare con questo tipo di coltivazione, aggravando così lo stato di salute dell’ambiente e degli stessi salentini, come studi scientifici confermano.

In questi anni di duro contrasto, spesso ci siamo imbattuti nelle lacrime dei contadini disperati, nella loro rabbia dettata da una solitudine a cui non davano giustificazione plausibile ma la motivazione per noi è ben chiara: Coldiretti sembra non supportare il contadino, il cittadino in difficoltà, ma, come emerge dagli ultimi avvenimenti nazionali, appoggia qualunque tipo di riforma dettata dal Governo Renzi, dall’osceno finanziamento del piano olivicolo pakistano con ben 20 milioni di euro alla riforma costituzionale, divenendo lo sponsor del Governo stesso. E se guardassimo ancora più indietro, tra le azioni messe in atto dall’associazione, ci renderemmo conto che l’effetto ottenuto è stato solo il depauperamento dell’agricoltura del Sud a beneficio del già ricco Nord, basti pensare a tutte le quote dei vigneti e del tabacco che sono finite in Veneto.

Ulteriori perplessità desta poi una recente inchiesta fatta dall’Espresso e da Il Fatto Quotidiano: il segretario nazionale Coldiretti, da dati INPS, ha guadagnato solo nel 2014 quasi 2 milioni di euro, negli ultimi 11 anni più di 10 milioni di euro.

E loro sarebbero i rappresentanti dei contadini che, a stento, tentano di portare avanti il loro duro lavoro nelle campagne?

Concludo formulando un invito a Cantele ed a tutti i componenti della Coldiretti Puglia: iniziate a dare il “buon esempio”, estirpate ad uno ad uno gli ulivi di vostra proprietà.

Noi, nel frattempo, continueremo a tutelare quelli dei contadini salentini disperati e ad indirizzare questi ultimi verso un’agricoltura priva di fitofarmaci. Se il Presidente Cantele volesse una mia consulenza sui suoi vigneti, sarei disponibile a dimostrargli che l’agricoltura bio può dare grandi soddisfazioni.

Ivano Gioffreda – Popolo degli Ulivi”

Articolo pubblicato in origine su TagPress

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