Arriva il ReD (reddito di dignità): fino a 600 euro al mese per 60 mila pugliesi

Emiliano: “Il ReD non è una forma di assistenzialismo”. Varati i primi due bandi per 100 milioni di euro complessivi. Il M5S: “Menzogne! saranno solo 7 mila i beneficiari”.

Il reddito di dignità, noto più semplicemente come ReD, sta per diventare realtà in Puglia. Si tratta di uno strumento, secondo i suoi fautori, “per consentire a tutti i cittadini di affrontare la crisi e uscirne in maniera dignitosa”. Ma non è una forma di assistenzialismo, assicura il Presidente Michele Emiliano.

L’idea sembrerebbe trarre spunto dalla proposta del Movimento 5 Stelle di istituire a livello nazionale il reddito di cittadinanza, sulla falsariga di quanto già avviene da anni nella maggior parte dei Paesi europei. Tuttavia, come vedremo, i pentastellati sono molto critici sul ReD.

Il ReD rappresenta negli intenti una misura di contrasto alla povertà e reinserimento sociale che prevede un contributo mensile massimo pari a 600 euro che, secondo le stime della Giunta regionale, interesserebbe circa 60 mila pugliesi, 20 mila nuclei familiari. In cambio ai beneficiari verrà chiesto la prestazione di lavori o la partecipazione a corsi di formazione.

“Non c’è alcun intento di consentire a nessuno di vivere senza lavorare – ha dichiarato Emiliano – anzi c’è quello di togliere gli alibi a quelli che chiamo professionisti dell’assistenza”.

Sono stati predisposti due bandi per un ammontare complessivo, in un primo momento, di 100 milioni di euro, uno a favore dei beneficiari, l’altro destinato ai soggetti interessati ad ospitare attività di tirocinio.

Potranno beneficiare al ReD tutti coloro che risiedono in Puglia da almeno 12 mesi che abbiano un reddito ISEE non superiore a 3 mila euro.

Esulta Emiliano, che definisce questo strumento come “l’investimento di contrasto alla povertà più importante della storia d’Italia fatto da una Regione”.

Per il Movimento 5 Stelle quelle di Emiliano sono menzogne. I pentastellati sostengono che in base al DEFR (Documento economico finanziario regionale), sarebbero solo 7 mila i beneficiari per il 2016 e 30 mila fino al 2018. Un sesto, quindi, rispetto ai numeri ostentati dal Governatore.

Inoltre, i grillini hanno commissionato uno studio all’Istat, da cui è risultato che in Puglia sarebbero 126 mila le famiglie al di sotto della soglia di povertà. Secondo l’Istituto di statistica, affinché le famiglie pugliesi uscissero dalla situazione di povertà, servirebbero oltre 309 milioni di euro.

Nemmeno il professor Leonardo Palmisano, docente di Sociologia presso il Politecnico di Bari, crede che il ReD rappresenti una efficace misura di contrasto alla povertà. In un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, Palmisano afferma che il ReD potrebbe contrastare la povertà “se lo si vincola non solo ai corsi di formazione ma anche al controllo della spesa.

“Dove andranno a finire questi soldi? Chi assicura – si chiede il docente – che in alcuni casi non andranno nelle slot machine o nelle tasche di evasori? La platea che Emiliano vuole aggredire è vastissima e insondabile, occorre vincolarla”.

“Bisogna pensare ad una qualità del finanziamento, non alla quantità soltanto”, spiega, precisando che i potenziali beneficiari del ReD provengono dalla crisi del settore manifatturiero e dell’edilizia, sono in età matura, con titoli di studio bassi e senza qualifiche professionali. Per questo, per Palmisano, “occorre formare”.

Secondo il docente, un finanziamento “a pioggia” non consentirà di affrontare il problema alla radice. Piuttosto, contemporaneamente al sostegno del ReD e alla formazione personale, andrebbe favorito l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, creando una rete, altrimenti “non si farà che costruire una platea di persone che dipenderà dalle risorse pubbliche ma senza una prospettiva futura. Che faranno quando il limite per percepire il ReD sarà raggiunto?”.

“C’è da comprendere – conclude Palmisano – che tipo di famiglia si aiuterà e che tipo di esigenza ha il cittadino nello specifico. Altrimenti si commetterà l’errore di Renzi. Che fine hanno fatto e a che sono realmente serviti quegli 80 euro?”.

Articolo pubblicato originariamente su Tagpress

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