Xylella, rischio procedura infrazione UE

Fitto e De Castro: “Commissione europea sta valutando la possibilità di eliminare il divieto di reimpianto di ulivi tolleranti alla xylella”

La Commissione UE starebbe valutando la possibilità di aprire una nuova procedura di infrazione contro l’Italia perché continua a non applicare le misure contro la Xylella. E’ quanto apprende l’ANSA da fonti comunitarie.

Lunedì il Commissario Andriukaitis incontrerà il Ministro dell’agricoltura Martina proprio per ricordare che le misure devono essere applicate il più presto possibile.

L’Italia si troverebbe nuovamente in una situazione inottemperanza rispetto a quanto contenuto nella Decisione di esecuzione. Si tratterebbe quindi della seconda procedura di infrazione sulla questione xylella.

Nello scorso dicembre è stata aperta una prima procedura d’infrazione relativamente al ritardo accumulato nell’applicazione della Decisione 789/2015.
L’organo di governo dell’Unione europea sta valutando anche la possibilità di rimuovere il divieto parziale di reimpianto di specie vegetali ospiti della xylella.

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Gli europarlamentari salentini Raffaele Fitto e Paolo De Castro, firmatari della richiesta di consentire il reimpianto delle varietà di ulivi (come il leccino) che secondo lo studio dei ricercatori di Bari sarebbero tolleranti al batterio.

“Dopo la nostra interrogazione della settimana scorsa, la Commissione europea – scrivono in una nota congiunta dei due europarlamentari – sta valutando la possibilità di eliminare il divieto di impianto di varietà di olivo che hanno mostrato di essere più resistenti alla Xylella fastidiosa nelle aree infette delle province di Lecce, Taranto e Brindisi. Si tratta, se sarà confermata, di un’apertura importante su una misura indispensabile per creare le condizioni per un rilancio dell’attività imprenditoriale degli olivicoltori della zona”.

Quali scenari si prefigurerebbero se dovesse cadere il divieto di reimpianto e si procedesse verso il piano di rilancio dell’olivicoltura salentina cui alludono Fitto, De Castro e altri? Il leccino e le altre varietà considerate più resistenti sono anche quelle che si utilizzano nell’agricoltura intensiva e superintensiva. Quindi è verosimile una conversione di buona parte dell’agricoltura tradizionale con quella “industriale”. Questo implicherebbe anche una trasformazione radicale del territorio, del paesaggio e dell’ambiente circostante.

La valutazione di questo modello di sviluppo interessa sicuramente gli olivicoltori, ma non esclusivamente. Richiederebbe una valutazione di tutti gli interessi in gioco, oltre quelli economici e agricoli, anche quelli di tipo ambientale e sanitario, paesaggistico, culturale e turistico.

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