TAP riparte dal “VIA”

Ministero chiede ripubblicazione: prospezioni fornite da TAP riguardano un punto di approdo diverso. Comune insiste per la decadenza.

TAP non solo non avrebbe iniziato mai i lavori, nonostante quanto dichiarato, ma addirittura torna indietro e rischia di perdere anche il decreto di compatibilità ambientale. E’ quanto risulterebbe dalla documentazione prodotta dal Comitato No TAP in occasione della conferenza stampa tenutasi questa mattina a Melendugno.

La vicenda del gasdotto segue due percorsi diversi con velocità altrettanto diverse. Dal punto di vista comunicativo, i lavori sono iniziati e vanno a gonfie vele. Dal punto di vista tecnico e amministrativo, invece, regredisce al 2012. Infatti, nello studio di impatto ambientale, le valutazioni idrogeologiche presentate riguarderebbero non il punto d’approdo attuale, ossia la spiaggia di San Basilio, bensì Punta Cassano, 480 metri più avanti, ossia l’approdo previsto nel precedente progetto.

distanza approdi tap
Ddistanza approdi

Ad accorgersi che qualcosa non andava è stato il Ministero dell’Ambiente, che nell’esame della documentazione ha rilevato la presenza di dati “non pertinenti”, in quanto relativi ad un punto di approdo diverso.

Il Ministero ha pertanto riaperto la procedura di valutazione di impatto ambientale, prescrivendo a TAP la presentazione di nuova documentazione. E lo ha fatto lo scorso 11 maggio, ossia 5 giorni prima della scadenza del termine per l’inizio dei lavori.

TAP avrebbe dovuto quindi nei successivi 30 giorni (scadenza, quindi, per l’11 giugno) presentare integrazioni documentali, cosa che però non ha fatto.

Questo rimette in discussione non solo l’autorizzazione unica, ma addirittura il decreto di compatibilità ambientale, rilasciato l’11 settembre 2014.

Per quanto riguarda i “presunti” lavori che TAP ha dichiarato di aver iniziato, si è già detto sul fatto che le operazioni eseguite non costituiscono, per la giurisprudenza, avvio lavori. Oltre a ciò queste operazioni sarebbero state eseguite mentre la procedura di VIA era stata riaperta e quindi l’autorizzazione sospesa.

E’ stato rilevato inoltre che non è stato presentato ancora alcun progetto esecutivo, cosa che precluderebbe la possibilità di aprire i cantieri. Inoltre nessuna delle prescrizioni imposte dal Ministero sarebbe stata ottemperata completamente. Alcune sono state ottemperate solo in maniera parziale.

Per il Sindaco Marco Potì si tratta del “solito pasticcio a cui ci ha abituati TAP”, il quale ha anche annunciato che il Comune chiederà a chi di competenza che venga dichiarata decaduta l’autorizzazione e che qualsiasi attività di TAP verrà considerata illegittima e abusiva, precisando che verrà puntualmente informata anche la Procura di Lecce, che su TAP ha aperto un fascicolo di indagini.

L’ingegner Alessandro Manuelli, referente tecnico del Comitato No TAP ha ricordato come già in precedenza il Comitato avesse segnalato l’impossibilità per TAP di ottemperare prescrizioni, in particolar modo a causa della conformazione del sottosuolo, composto fino a 40 metri di profondità di acqua e sabbia, in cui sono probabilmente presenti anche delle cavità carsiche, ragione per cui non sarebbe in grado di sostenere il peso dell’opera. Il pozzo di spinta, se realizzato, potrebbe arrivare a galleggiare o a sprofondare; la stabilità opera non sarebbe garantita.

Inoltre la documentazione presentata da TAP risulterebbe incompleta. Un altro ostacolo riguarderebbe anche l’exit point, che andrebbe a interferire con le praterie di cymodocea.

In conclusione il Comitato No TAP sostiene che i lavori non sono partiti nel rispetto dei termini dell’Autorizzazione unica (non sarebbero in realtà ancora partiti); non esiste un progetto esecutivo approvato per la realizzazione del micro tunnel; resta ancora da definire l’exit point del micro tunnel, per il quale la stessa TAP ha dichiarato di avere difficoltà ad ottemperare alla relativa prescrizione.

“E’ ora di prendere atto che l’autorizzazione unica non ha più alcuna validità, non c’è un progetto esecutivo approvato”, ha concluso l’ingegner Manuelli.

Articolo pubblicato originariamente su TagPress

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