Sedi precarie, strutture inadeguate e lavori incompiuti: bufera sull’alberghiero

Cittadini di Santa Cesarea in protesta: “Alberghiero è l’ennesima incompiuta: stop a sedi precarie, si portino a termine i lavori”.

Anche quest’estate volge ormai al termine, con l’inizio delle scuole pressoché imminente in provincia di Lecce. Un inizio di anno scolastico che, come spesso, accade, sarà accompagnato da numerose polemiche.

Alberghiero Aldo Moro
L’Istituto Alberghiero “A. Moro” di Santa Cesarea Terme

Una delle più rilevanti giunge da Santa Cesarea Terme, dove ha sede l’Ipseo “A. Moro”: nella scuola alberghiera del sud Salento, infatti, prima del suono del campanello che segnerà l’inizio delle lezioni, è scattato quello di allarme lanciato da alcuni cittadini della comunità cesarina, stanchi di convivere con diverse situazioni di disagio riguardanti il noto istituto

Anche per l’anno scolastico 2016-2017 – si legge in una nota difusa – studenti e personale dell’Ipseo “A. Moro” di Santa Cesarea Terme sono dislocati su quattro sedi: la Sede Centrale priva di palestra, parcheggio e laboratori adeguati; una ex scuola elementare di Vaste in comodato d’uso, un edificio fatiscente e inadeguato in località “Le Vele”; un edificio di Poggiardo di proprietà della provincia strutturalmente dignitoso   ma totalmente privo di laboratori e di palestra”. Una situazione di precarietà che perdura da tempo, con i lavori del terzo e quarto lotto della Sede Centrale, composti da 18-20 aule e una palestra, che “sono fermi da anni nonostante il loro buon stato di avanzamento e, a quanto si sa, il successivo rifinanziamento a copertura pressoché totale”.

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Colpe e responsabilità? Per i cittadini di Santa Cesarea Terme non è un mistero che attualmente “la competenza sull’edilizia scolastica è dell’Ente Provincia ma, in origine, prima che la legge Bassanini ne disponesse il trasferimento, l’Istituto alberghiero era di proprietà del Comune di Santa Cesarea Terme i cui lungimiranti amministratori dell’epoca (primi anni ottanta) ne avevano voluto fortemente la nascita ritenendola, insieme alle Terme, una risorsa strategica per lo sviluppo del territorio”.

Quarant’anni dopo, l’opera edilizia risulta ancora incompiutamentre a Otranto e a Ugento – si legge nella nota – sono sorti in pochissimo tempo edifici alberghieri moderni ed efficienti. Siamo figli di un dio minore? Di quanti pesi e di quante misure è permeata la “razionalitàpolitica delle istituzioni di questo territorio?” si domandano i firmatari della protesta, che invitano poi il Comune di Santa Cesarea Terme a riprendere l’iniziativa e fare i passi necessari “affinché questa incresciosa e per certi versi ridicola vicenda possa finalmente essere portata a conclusione. Si utilizzino i finanziamenti immediatamente disponibili – concludono i cittadini – per completare i lotti della nostra scuola. Questa bistrattata comunità non merita lo spettro di un’altra incompiuta, di un’altra tristissima “cattedrale nel deserto”.

Articolo pubblicato in origine su TagPress

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