Archiviazione indagini TAP: arriva opposizione Comitato No TAP

Secondo Comitato, periti non specializzati su rischi incidenti rilevanti e non hanno approfondito dati forniti da TAP. “Indagini superficiali e frettolose”.

Dopo il Comune di Melendugno, anche il Comitato No TAP ha depositato l’opposizione formale alla richiesta di archiviazione delle indagini su TAP formulata dalla Procura di Lecce.

Ricordiamo che le indagini riguardano l’intero iter autorizzativo dell’opera di gasdotto TAP, l’esenzione dell’opera dall’applicabilità della normativa Seveso sul rischio incidenti rilevanti e l’avvio dei lavori nei termini prescritti.

L’opposizione del Comitato, assistito dall’avvocato Savino Vantaggiato su mandato di Alfredo Fasiello, presidente del Comitato, con il supporto tecnico dell’ing. Alessandro Manuelli e dal prof. Dino Borri,  punta sull’assenza di documenti tecnici che permettano di verificare la correttezza del dato indicato da TAP circa la quantità di gas che il terminale di ricezione (PRT) dovrebbe contenere. TAP ha indicato il valore di 48,6 tonnellate, mentre la soglia per l’applicazione della Seveso è pari a 50 tonnellate, ma non è chiaro come la multinazionale del gasdotto sia arrivata a questo valore. Né i tre consulenti nominati dalla Procura si sarebbero preoccupati di verificarlo.

Secondo il Comitato No TAP, quello della Procura è un convincimento basato “unicamente sulla documentazione presentata da TAP a sostegno del proprio progetto e fatta propria dai consulenti della Procura, i quali non hanno approfondito come avrebbero dovuto le risultanze tecniche”.

Nell’opposizione viene duramente criticato il loro operato, così come quello dei ministeri che hanno autorizzato il progetto.  “Spiace doverlo evidenziare – si legge – ma i consulenti della Procura hanno ignorato – così come hanno fatto i Ministeri competenti per ragioni che andrebbero adeguatamente investigate – le risultanze tecniche e documentali emerse in talune fasi cruciali della vicenda (verbale dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Lecce – Sovrintendenza locale – parere VIA VAS regionale, relazione del NOE) circa la natura del punto di ricezione terminale del gasdotto TAP, le precauzioni legali da adottare e dunque l’assoggettabilità alla normativa “Seveso” in relazione ai rischi di incidenti rilevanti, gli impianti ambientali e paesaggistici, l’effettivo rispetto del termine di inizio dei lavori”.

“Sconcerta – prosegue l’atto – come nonostante questa totale mancanza di dati e nonostante la opinabilità della vicenda amministrativa il governo ed i ministeri abbiano inteso lasciare semaforo verde a TAP sacrificando ancora una volta la sicurezza dei cittadini, la tutela del territorio ed ancor più in generale il buon senso”.

I periti non avrebbero “nemmeno verificato i criteri di calcolo attraverso i quali TAP è asseritamente pervenuta al coefficiente di 48,6 t”(tonnellate, ndr). Infatti, ed è questo un ulteriore aspetto su cui la Procura ci si augura faccia luce, è rimasto e rimane a tutt’oggi sconosciuto il documento relativo ai criteri di calcolo adottato da TAP”.

Insomma, sulla Seveso e sulla quantità di gas del PRT, secondo il Comitato No TAP sarebbero stati espressi dati non veritieri, mentre l’assenza di un progetto esecutivo non permetterebbe di determinare con esattezza questo dato.

Inoltre il valore di 48,6 tonnellate è riferito ad un regime di esercizio di 10 miliardi di metri cubi all’anno, mentre il gasdotto è in grado di raddoppiare questa portata. Altro aspetto che non sarebbe stato considerato riguarda la presenza nel PRT di combustibile Diesel, che verrebbe impiegato all’interno del PRT. Secondo il Comitato, alla quantità di gas andrebbero “sommate le oltre 10 tonnellate di combustibile diesel, anch’esso sostanza “Seveso””.

Quali potrebbero essere i rischi secondo il Comitato? Il “Rischio di Incidente Rilevante (assolutamente presente per un gasdotto di questo tipo, come dimostra un’ampia varietà di casi a livello internazionale)” potrebbe “determinare gravissime conseguenze per la popolazione […] e l’ambiente di Melendugno, visto che trattasi […] di rischio che si producano combustioni di intensità massiva e spazialmente invasive, capaci di spingersi nel piano in altezza fino a centinaia di metri di distanza”.

Alla luce di quanto riportato, il Comitato chiede quindi, oltre al rigetto dalla richiesta di archiviazione delle indagini, una “nuova e maggiormente analitica perizia o un supplemento della stessa, individuando personalità di spessore che abbiano una vasta esperienza in materia, contrariamente ai tre periti nominati dalla Procura”.

Per quanto attiene all’avvio dei lavori, il Comitato gioca la carta importante del verbale dei carabinieri del NOE che, incaricati proprio dalla Procura, avrebbero certificato il mancato avvio dei lavori. Ne dovrebbe conseguire la decadenza dell’autorizzazione unica, per mancato rispetto del termine perentorio del 16 maggio 2016. Ma la Procura, discostandosi dal verbale dei militari e dalla giurisprudenza amministrativa, afferma che il cantiere è da considerarsi avviato.

“Da un attento esame della documentazione in atti – è scritto nell’atto di opposizione – si evidenzia come il Nucleo Operativo Ecologico leccese in data 17 maggio in funzione di espletamento di polizia giudiziaria delegata alle indagini dalla PM dott.ssa Rotondano ha verifica e cetificato che “il cantiere di TAP non risultava avviato”. La Procura è giunta a ritenere operativo il cantiere, disattendendo la copiosa giurisprudenza amministrativa ed anche la relazione del NOE”.

Il verbale del NOE, inoltre, richiama e certifica che l’ente regionale competente aveva ritenuto applicabile la Seveso sussistendone i relativi requisiti. Questo comporta un conflitto di attribuzione tra Stato e Regione.

La parola passa al Gip, che dovrà decidere se accogliere la richiesta di archiviazione, se disporre un supplemento di indagini oppure – eventualità poco frequente – disporre l’imputazione coatta di alcuni presunti responsabili.

Pubblicato originariamente su TagPress.it

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