Multinazionale americana compra terreni nell’epicentro della xylella

Polemiche e perplessità per progetto commerciale di una multinazionale che vuole investire nel Salento, in particolare nei centri colpiti da xylella.

“Un’ importante multinazionale americana con sedi anche in Europa e a breve in Italia a Roma, operativa nel settore alberghiero e ricettivo investe nel Salento”. Per questo si è rivolta ad una nota agenzia immobiliare della provincia di lecce.

C’è stretto riserbo sulla strategia di questa multinazionale e sul suo nome. Quel che è certo è che è interessata all’acquisto di terreni dell’area Jonica, in particolare a Gallipoli e nei Comuni del suo hinterland. In particolare i Comuni interessati sono Sannicola (comprese le frazioni di Chiesanuova e San Simone) Tuglie, Alezio, Parabita, Matino, Casarano, Taviano, Melissano, ma anche paesi limitrofi.

importante-multinazionale-compra-immobili-nel-salentoIl contesto ricercato è rappresentato dal mare, dalla campagna, dalla periferia, dal centro centro storico di ogni comune. Le tipologie di immobili ricercati sono di varia natura: strutture turistiche alberghiere e similari, casolari, tenute, ville, masserie, ecc… L’interesse è anche verso immobili da ristrutturare, rustici, sia usati che di nuova costruzione, compresi appartamenti in condominio, terreni agricoli edificabili ed anche con progetti approvati. L’importante è che siano vendibili e edificabili in breve tempo.

L’obiettivo della società è quella di creare una ricettività diffusa ed è intenzionata ad acquistare al prezzo di mercato, perché – viene esplicitato – “la multinazionale compra a prezzo di mercato perché se dovesse vendere dopo aver comprato, potrà ricollocare sul mercato le proprietà o parte di esse senza subire perdite importanti”.
Viene anche precisato che è sua intenzione mantenere la tipicità del territorio, il recupero urbano, il recupero agricolo con manodopera solo locale e anche da formare.

Ad una prima lettura, questo annuncio non può che far gola. Si parla di investimenti dall’estero che potrebbero rilanciare un’economia compatibile con il nostro territorio, il quale verrebbe valorizzato. Promette l’impiego di manodopera locale ed il recupero urbano ed agricolo.

Ma è tutto oro quel che luccica?

Non è mancato di notare che le zone in cui la multinazionale d’oltreoceano è interessata a comprare coincide anche con l’area maggiormente colpita dal fenomeno (più che dal batterio) xylella fastidiosa, in cui molti terreni agricoli avrebbero subito da tempo un deprezzamento. Sono stati segnalati, in questi anni, anche diversi casi di uliveti in svendita.

L’olivicoltura, negli anni, ha perso centralità, molti proprietari hanno ricevuto in eredità questi terreni, ma non sono olivicoltori e l’olio d’oliva preferiscono comprarlo al supermercato.
Rimanere proprietari di ulivi colpiti da disseccamento, gravati dagli oneri legati alla lotta obbligatoria alla sputacchina, privi di redditività (un uliveto abbandonato non è redditizio), può essere un peso, pertanto molti, non vedendo un prospettiva, subiscono la tentazione di disfarsene, anche ad un prezzo piuttosto basso.
Inoltre nel gallipolino si è molto consapevoli che investire in strutture ricettive potrebbe portare molti più quattrini rispetto ad un’attività agricola, pertanto si parla già di una tendenza all’abbandono dell’agricoltura.

Di certo non si può criminalizzare né l’ignota multinazionale americana, né tanto meno l’agenzia immobiliare che fa solo il suo lavoro.

Anche le abitazioni dei centri storici salentini, non solo nel gallipolino, sono spesso tristemente vuote, quando non sono adibite a B&B o ad attività commerciali, per cui molti di questi immobili sono destinati alla vendita e ad essere affittate.
La reazione dei cittadini all’annuncio della multinazionale sembra essere stata una corsa alla vendita (o alla svendita) di case, ruderi, terreni, ecc…

Le polemiche non mancano, perché si teme una svendita del nostro territorio alle multinazionali, che peraltro potrebbe schiacciare l’imprenditoria turistica locale.
Le possibili ostilità a livello locale erano state anche preventivate dalla stessa multinazionale, altrimenti perché mettere le mani avanti, sottolineando l’intenzione di assumere “solo manodopera locale”, di rispettare “la tipicità del territorio”, “il recupero urbano”, “il recupero agricolo”? Si tratta di informazioni assolutamente non funzionali alle trattative di mercato, ma che servirebbero, più verosimilmente, a creare già da ora consenso intorno al proprio progetto commerciale.

Articolo pubblicato in origine su Tagpress

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