Morto Antonio Gismondi, padre della rianimazione a Lecce

E’ morto il prof. Antonio Gismondi, tossicologo, uomo di grande cultura e di eccelse doti umane: il racconto del dott. Luigi Alfonso.

La vita straordinaria, la carriera e il profilo del prof. Antonio Gismondi in questo scorcio di biografia tracciato dal dott. Luigi Alfonso e pubblicato sul gruppo facebook, “Sanità che cambia partecipi al cambiamento”.

Antonio Gismondi
Antonio Gismondi

Nato a Cerreto Sannita il 28-1-1926, laureato in Medicina e Chirurgia nel 1953 presso l’università di Napoli, primario per 30 anni, dal 1966 al 1996 del reparto di Anestesia e Rianimazione del “Vito Fazzi”, in pensione dal 1996.
La poliedrica personalità del professor Antonio Gismondi gli ha consentito di raggiungere durante la sua lunga carriera, traguardi importanti nella vita professionale e sociale. Durante gli incontri avuti per conoscere i cambiamenti della sua specialità “Anestesia e Rianimazione” nell’arco degli ultimi anni, è emerso ancora il suo entusiasmo per la disciplina medica di cui è stato pioniere nel nostro territorio e che ha saputo tradurre nella creazione di una vera e propria scuola. Così egli racconta la sua storia:

Da piccolo volevo fare il missionario, e mentre frequentavo le scuole medie, mio padre cercò di farmi entrare in un collegio per missionari ad Alessandria, senza successo. Dopo aver frequentato la scuola dell’obbligo a Cerreto Sannita, il mio paese natale, mi sono iscritto alla facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università di Napoli dove mi sono laureato nel 1953.

Il professor Ruggieri, Direttore dell’Istituto di Patologia Chirurgica dell’Università di Napoli, da me frequentata come medico interno, nel 1954 propose a me ed ai miei colleghi di imbarcarci come medici di bordo sulle navi. Io accettai subito e per i successivi tre anni ho lavorato nel periodo estivo su una nave che faceva rotta tra Marsiglia ed Aifa trasportando esuli sopravvissuti Ebrei verso il nuovo stato di Israele. La nave trasportava più di mille persone; la visita costava un dollaro, molti non avevano neppure quello, ma io le visitavo lo stesso contento di praticare la professione di medico e fare il “turista” allo stesso tempo. I periodi invernali li trascorrevo nell’Istituto di Patologia Chirurgica come assistente volontario, con l’obiettivo di diventare chirurgo.

In quegli anni cominciava a prendere vita una nuova specialità delle medicina, “l’anestesia” già radicata negli Stati Uniti. Fino ad allora in Italia i pazienti da operare, venivano anestetizzati dagli operatori sanitari in maniera molto approssimativa con il cloroformio o etere in circuito aperto mediante la maschera di Esmach Ombredanne. Fui entusiasta nell’accogliere la richiesta del nostro direttore d’istituto per andare negli Stati Uniti ad imparare l’arte dell’Anestesia. In quegli anni fu istituita la Scuola di Anestesia presso l’Ospedale Militare di Fuorigrotta con docenti americani. Dopo quattro anni di frequenza presso tale scuola fui tra i primi anestesisti ad entrare con tale ruolo presso la Patologia Chirurgica di Napoli. Con l’arrivo in Italia delle prime scuole di Anestesia conseguì il titolo di specialista e da quel momento girai numerosi ospedali con lo scopo di trasmettere le mie conoscenze ad altri colleghi. Fui soprannominato lo zingaro dell’anestesia non avendo più una fissa dimora. Questo girovagare mi ha dato la possibilità di lavorare con nomi illustri come il Prof. Gentile ed il Prof. Valdoni, grandi medici italiani.

Nel 1958 seguì il Prof. Gentile da Firenze a Gubbio, quando questioni politiche lo costrinsero a cambiare città; nacque così il primo centro di Rianimazione dell’Umbria. La Rianimazione come l’Anestesia era una nuova disciplina importata dall’estero, specialmente dalla Svezia e dagli Stati Uniti. Nel 1961 mi sono trasferito all’Ospedale di Pesaro come aiuto anestesista conseguendo nello stesso anno la Libera Docenza Universitaria grazie alle numerose pubblicazioni effettuate. Nel 1962 grazie ad una borsa di studio ho potuto frequentare a Stoccolma un tirocinio pratico presso il reparto di chirurgia diretto dal Prof. Byork. Nel 1965 mi trovavo, con la qualifica di aiuto Anestesista Rianimatore, presso l’Ospedale San Salvatore di Pesaro quando, sfogliando un giornale, lessi il bando di concorso a Primario del Servizio di Anestesia e Rianimazione presso l’Ospedale V. Fazzi di Lecce. Desideroso di ritornare nel mio Sud, presentai i documenti necessari per partecipare al Concorso. Purtroppo, con lettera del 29 maggio 1966, firmata dal Commissario Prefettizio, dott. Francesco Indraccolo, mi venne comunicata l’esclusione dal concorso per non aver prestato con continuità il servizio per almeno sei anni, essendovi un intervallo di due giorni per il mio trasferimento da Gubbio a Pesaro. L’amministrazione di allora (presidente l’avvocato Maurizio Fumarola), fu comprensiva e bandì nuovamente il concorso che vinsi su otto concorrenti. Il 1 novembre 1966 presi servizio al Fazzi che, a dire il vero, era in uno stato di arretratezza tecnologica, in quanto molte apparecchiature erano quasi dei rottami, lasciati a Lecce dagli americani. La rianimazione non esisteva affatto. Dopo aver aggiornato le tecniche di anestesia mi dedicai alla costituzione di un Centro di Rianimazione, dal momento che nel Sud erano come le mosche bianche, ed addirittura mancava anche presso l’Università di Bari. Nel 1966 era difficile reperire locali e medici per la costituzione di un Centro, ma la lungimiranza e benevolenza del prof. Nicola Galante permise, con la concessione di locali annessi alle sale operatorie, di iniziare l’attività Rianimatoria su due letti tecnici negli ultimi mesi del 1967. Nel 1969 venne inaugurato il Centro di Rianimazione con otto posti letto monitorati e personale medico ed infermieristico adeguato. Una Banca regalò un Centro Mobile, unico in Italia, per effettuare interventi in itinere su pazienti critici; il mezzo mobile fu costruito dalla FIAT ed esposto come novità al Congresso di Rianimazione di Asiago. In quegli anni i medici del Centro erano, a memoria, Giorgio Procida, Renato Lombardi, poi passato a svolgere la sua attività di cardiologo, Luigi Gaballo,. Ugo Crespini, Walter Sergi, Mario Marra e Maria Di Leva. Mario Marra è stato il primo anestesista che a memoria si possa ricordare. Inizialmente ci avvalemmo di consulenze esterne, il Prof. Verrienti come neurologo ed il Prof. Armenise come neurochirurgo divenuto poi Primario del nuovo reparto di Neurochirurgia. 
Nel 1975 il Centro passò da otto a quindici posti letto, con monitoraggio dei parametri vitali e computerizzazione dei dati.

Con l’avvento dei pesticidi e della raccolta indiscriminata di funghi si rese necessario creare un Centro antiveleno in continuo contatto con quello di Milano e di Bruxelles, i più famosi d’Europa. Per quanto riguarda l’avvelenamento da funghi, il prof. Gismondi si recò presso l’Istituto Micologico diretto dall’ing. Cetto a Trento. Nel 1972 sotto la spinta dell’assessore provinciale dott. Ferrante, il Centro divenne riferimento per l’embolia gassosa con l’acquisto di una camera di decompressione multi posto della ditta Galeazzi da parte della Provincia, ed entrata in funzione nel 1974. Per perfezionare le conoscenza della Medicina Subacquea ed Iperbarica il prof. Gismondi, insieme al dott. Franco Micalella, si recò presso la base militare USAF di San Antonio in Texas e all’Hospital Baromedical Center di Long Beach a Los Angeles. Questo aggiornamento permise al Centro di impiegare la Camera di Decompressione anche per il Trattamento delle Gangrene e delle Ulcere Croniche.

In alcuni anni il Centro di Lecce divenne un riferimento in Italia per la Terapia Iperbarica e fu riconosciuto in un Convegno “Update of Hyperbaric Oxygen Terapy” (Bologna 1-3 dic. 1995), pionieristico per l’ossigenoterapia iperbarica. Tale esperienza, dice il Prof. Gismondi, gli consentì di insegnare Medicina Iperbarica presso la Scuola di Specializzazione in Anestesia e Rianimazione dell’Università di Siena. Con il passaggio al nuovo Ospedale, nel 1985, fu necessario ampliare il personale medico e paramedico al fine di fronteggiare l’aumento dell’attività su quattordici sale operatorie. Nonostante le difficoltà incontrate, in trent’anni sono stati trattati circa diecimila pazienti tra rianimazione, terapia intensiva post-operatoria e terapia iperbarica. Sono stati organizzati a Lecce dal 1970 al 1999, sei congressi scientifici, di cui due nazionali e quattro internazionali (presso il Valtur di Alimini). 
Con l’avvento dei trapianti d’organo, negli anni 80, il Centro di Rianimazione di Lecce ha contribuito notevolmente alla donazione d’organo ed ai trapianti di rene. Siamo stati tra i primi in Puglia ad avere i permessi dal Ministero per il prelievo degli organi e grazie ai chirurghi Calvo e Verardi, ad effettuare trapianti di Rene sotto la guida dei Professori Cortesini ed Alfano pionieri dei trapianti in Italia.
Nel 1996 in occasione del suo pensionamento il “Primario” rivolse un ringraziamento a tutti i collaboratori ricordando che la pensione per un medico non segna la fine, ma medici si resta sempre, per se stessi, per la propria famiglia, per gli amici, per chi ha fiducia in lui e vuole servirsi della sua competenza e professionalità. Uno dei motti del prof. Gismondi era “chi non guarda avanti, rimane indietro”; tale monito è stato con successo trasmesso ai suoi collaboratori che, con grande professionalità, hanno saputo percorrere la stessa strada. Gli anni di impegno nella mia professione mi hanno regalato momenti di grande soddisfazione, come il sorriso e la gratitudine di molti miei pazienti, e il conferimento di premi e riconoscimenti (cito fra tutti il premio Vrani)”.

La vita e la morte mi hanno accompagnato in questi anni ma la voglia di continuare a dare sostegno ed aiuto agli ammalati mi ha fatto continuare a lavorare dopo la pensione presso un Centro di Neuroriabilitazione. Parallelamente alla professione medica ho avuto la possibilità di entrare nel Rotary Club, a Gubbio come socio fondatore, a Pesaro e nel 1966 a Lecce. Presidente del Club dal 1980-1981 ho guidato il Rotary alla Convention di Chicago, ricevendo un riconoscimento per una donazione in favore della lotta alla polio nei paesi del terzo mondo. Nel 1981 ho ricevuto il premio “Paul Arris Fallow.”

Oggi il prof. Gismondi gode del meritato riposo dopo una vita trascorsa intensamente dando sempre il massimo”.

Articolo pubblicato originariamente su Tagpress

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