Pressing su Emiliano dopo Report: il Presidente va in Procura contro TAP

Incalzato su Twitter dal Comitato No TAP, Emiliano annuncia che andrà in Procura a riferire e chiederà spiegazioni. Si è accorto della violazione di diritti umani in Azerbaijan e dell'”opacità dell’affare”.

La puntata di Report andata in onda lunedì 21 novembre su Rai 3, dedicata nella sua prima parte al gasdotto TAP, a diplomazia e democrazia “del caviale” tra Azerbaijan ed Europa, alla questione dei dritti umani e della generosità di alcune società azere nei confronti di politici e aziende italiane, ha convinto il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano a farsi sentire a diversi livelli, al Governo, in Europa, e perfino in Procura.

Sarà che il servizio della trasmissione condotta da Milena Gabanelli sia stato illuminante, o sarà stato il pressing su Twitter di alcuni esponenti del Comitato No TAP nei confronti di Emiliano, fatto sta che il Governatore ha assunto una nuova posizione su TAP. O almeno questo risulterebbe da una dichiarazione affidata ad un suo lungo post su facebook, in cui sottolinea “l’opacità dell’affare”.

Dopo aver ricordato che i vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno considerato TAP un’opera strategica per affrancarsi dal gas russo e che anche per questo “l’Unione Europea ha concesso al consorzio TAP il privilegio di usare in esclusiva l’infrastruttura per vent’anni in deroga al principio di libera concorrenza e la BCE ha concesso sempre allo stesso consorzio un rilevante mutuo di circa 2 miliardi di euro”, Emiliano ricorda che la contrarietà della Regione Puglia in realtà era limitata alla localizzazione dell’approdo.

Una contrarietà che si limitava a suggerire “un approdo più a nord che salvasse la spiaggia, evitasse lo spostamento di migliaia di ulivi e l’inutile spesa di un gasdotto on shore che da San Foca risalisse a nord per 55km fino a Mesagne, attuale connessione alla dorsale Snam adriatica”.

“Ma dopo la visione della puntata di Report – dichiara Emiliano – i nostri timori si allargano anche ai risultati di un’indagine della Procura di Milano che ha scoperto il versamento di una somma di circa 2 milioni e 300 mila euro ad un politico italiano (Luca Volontè, ndr) membro del Consiglio d’Europa che avrebbe in cambio, secondo l’accusa, aiutato l’Azerbaijan ad evitare che lo stesso Consiglio d’Europa si pronunziasse condannando lo Stato ex sovietico per violazione dei diritti umani”.

“Abbiamo scoperto seguendo il servizio – afferma con stupore il Governatore – che in quel paese non è garantita la libertà di stampa e non sono garantite le altre libertà fondamentali.
Insomma dopo la puntata di Report su gasdotto Tap la Regione Puglia ha il dovere di accertare se si tratta di un’opera favorita dalla UE ignorando le violazioni dei diritti dell’uomo in Azerbaijan”.

Sembra cadere dalle nuvole Emiliano. Le violazioni dei diritti umani e le incarcerazioni di giornalisti e oppositori politici, perfino l’uso della repressione violenta, sono denunciati da anni da diverse associazioni per la difesa dei diritti umani, con dei rapporti ben dettagliati.

Ricordiamo che organizzazioni come Freedom House, l’Odihr (Office for Democratic Institutions and Human Rights), considerano l’Azerbaijan Paese non libero. Secondo il rapporto sui diritti umani stilato dal Ministero degli Esteri Usa, nel Paese Azero ci sono “crescenti limitazioni alla libertà di parola, di riunione, e di associazione, sono state attuate attraverso intimidazioni, arresti e uso della forza, contro i giornalisti e contro gli attivisti per i diritti umani e per la democrazia, che agivano sia online che offline”.

In più occasioni il Comitato No TAP, Re:Common, altre organizzazioni, organi di stampa, tra cui TagPress, hanno ripreso la questione. Ma Emiliano le ha scoperte solo lunedì scorso. Meglio tardi che mai.

Il Governatore sembra anche accorgersi solo ora dell’inchiesta della Procura di Milano in cui è rimasto coinvolto Volontè, nonostante la notizia sia di dominio pubblico da alcuni mesi.

Dopo la scoperta, Emiliano ha dichiarato che chiederà al Governo italiano chiarimenti e supporterà la Regione Puglia nell’accertamento della verità. E chiederà, inoltre, di essere sentito dalla Procura della Repubblica di Milano per comunicare quanto di sua conoscenza.

“Dopo la puntata di Report – conclude – mi domando: a che condizioni si può concedere ad un paese che sembra non rispettare le libertà fondamentali, di esportare in Europa il suo gas facendosi finanziare dalla UE e ricevendo da quest’ultima il privilegio dell’uso esclusivo della struttura? E sopratutto la puntata fa sorgere il dubbio che l’iter autorizzativo dell’opera di competenza dell’UE sia stato influenzato o condizionato dall’attività di lobby che il governo azero pare abbia messo in campo per evitare la condanna da parte del Consiglio d’ Europa.
Rivolgeremo questa domanda al Parlamento Europeo chiedendo ai deputati di proporre interrogazioni sul punto anche al fine di rivalutare i fatti con l’aiuto di quanto accertato dai giornalisti di Report”.

Articolo pubblicato originariamente su TagPress

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