Cannabis a uso terapeutico, da gennaio le prime infiorescenze in farmacia

La prima produzione legale di cannabis in Italia sarà pronta a partire dal prossimo gennaio. E intanto Blasi spinge la Regione ad avviare i progetti di coltivazione sul territorio pugliese

Il 2017 si aprirà con una importante novità in ambito sanitario, e il riferimento è ad un tema estremamente delicato e dibattuto come l’utilizzo della cannabis a fini terapeutici. Dal prossimo gennaio, infatti, presso le farmacie autorizzate italiane sarà possibile trovare i primi fiori di cannabis prodotti dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, centro di eccellenza nella produzione di farmaci di difficile reperibilità. E’ questo è proprio il caso dei farmaci a base di cannabis o delle sue infiorescenze, acquistati dall’Olanda dopo un complesso e lungo iter burocratico e che comporta al Sistema Sanitario regionale una spesa di circa 700 euro per ogni paziente che ne ha la necessità.

Si tratta della prima produzione legale di cannabis in Italia, e così, per il primo mese dell’anno, saranno pronti i primi 20 chili provenienti dallo stabilimento fiorentino, la cui produzione non servirà però per sintetizzare altri farmaci, ma per essere consumati direttamente, al “naturale”. Sono previsti due tipi di somministrazione: un decotto preparato mettendo a bollire i fiori o inalazione dei loro principi attivi attraverso la vaporizzazione. Questo primo quantitativo rappresenterà solo una tranche della fornitura per le farmacie italiane, considerando che il fabbisogno annuale di cannabis a uso terapeutico di ogni regione si aggira sui 100 chili.

La notizia era molto attesa dai movimenti che da anni si battono per ottenere la legalizzazione della cannabis, quanto meno a uso terapeutico. Tra questi, anche l’associazione “LapianTiamo” di Racale, che nel 2013 ha dato vita al primo Cannabis Social Club italiano proprio allo scopo di consentire la coltivazione della canapa in Puglia per questo tipo di utilizzo; in questo senso l’associazione salentina ha avviato in questi anni un lungo dialogo con la Regione, spingendo anche verso la riduzione degli altissimi costi di approvvigionamento dei farmaci a base di cannabis, come il Bedrocan.

La strada intrapresa da “LapianTiamo” è confermata anche dal consigliere regionale Sergio Blasi, sostenitore delle iniziative dell’associazione di Racale:

Garantire l’accesso alla cannabis terapeutica è un preciso dovere che la sanità pubblica pugliese non riesce ancora ad onorare.  Di conseguenza, l’associazione “LapianTiamo” oggi è tornata a denunciare sulla stampa le difficoltà che i pazienti salentini riscontrano nel procurarsi i farmaci a base di cannabis. Conosco bene queste difficoltà e non posso che fare mia la loro denuncia e dire che tutto questo avviene perché non si è ancora data piena attuazione alla legge regionale del 2014 con la quale, su mia proposta, il Consiglio regionale si impegnò a porre la Puglia all’avanguardia, attraverso progetti pilota per la coltivazione in loco della materia prima del farmaco al fine di agevolarne l’accesso e la distribuzione verso chi ne ha bisogno. Questi progetti non sono stati ancora avviati seppure ne abbiamo sentito parlare. Il sistema di approvvigionamento e distribuzione è rimasto tale e quale a prima e per chi soffre le difficoltà sono rimaste le stesse, a partire dall’alto prezzo dei farmaci di provenienza olandese. Credo sia ora che la Giunta regionale si muova, sottoponendo all’approvazione del Consiglio regionale le proposte di cui per ora si è solo parlato.
Questa strategia non sarebbe però sufficiente per Blasi, il quale auspica anche un dialogo in merito con gli operatori sanitari:
Ritengo poi necessario attuare un altro aspetto della Legge regionale che approvammo nel 2014, cioè mettere in campo le necessarie iniziative di informazione verso il personale medico. Perché bisogna consentire ai medici di superare ogni remora nel prescrivere questi farmaci, che sono prodotti che consentono ai malati di superare alcuni dei più dolorosi sintomi delle malattie di cui soffrono.
La strada, quindi, potrebbe apparire tracciata, ma le attività informative auspicate da Blasi nei confronti degli operatori sanitari, andrebbero forse allargate anche al resto della popolazione, così che tutti i cittadini possano venire a conoscenza delle proprietà curative di questa pianta, al di là di qualsiasi facile pregiudizio o luogo comune.
Articolo pubblicato in origine su TagPress
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