Trivelle nell’Adriatico: decisione Consiglio di Stato fa discutere

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Le reazioni politiche: Blasi e M5S concordi nel ripristinare il Piano delle Aree

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A seguito della sentenza del Consiglio di Stato, otto Consiglieri regionali del M5S hanno chiesto “venga approvata la nostra mozione per la reintroduzione del Piano delle Aree nell’art. 38 dello Sblocca Italia”.

“Il Piano delle Aree – continuano i pentastellati – è stato soppresso dalla Legge di Stabilità 2016 e noi chiediamo che venga reintrodotto per mettere un freno alla corsa alle fonti fossili restituendo al contempo centralità alle Regioni. Con la nostra mozione – proseguono  – invitiamo innanzitutto  il presidente del Consiglio, Mario Loizzo, a farsi promotore presso la “Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome” di una iniziativa di legge per la reintroduzione del Piano delle Aree  da presentare al Parlamento, condivisa dai Consigli regionali. Auspichiamo – concludono  i consiglieri cinquestelle – che si possa procedere con una rapida calendarizzazione e approvazione di questa mozione”.

Reintroducendo il Piano delle Aree, i pentastellati vorrebbero sottrarre alla disponibilità delle compagnie petrolifere determinate zone, in modo che “le attività di ricerca e di coltivazione di gas e petrolio siano consentite solo sulla base di una pianificazione che tenga conto dei diversi interessi economici ed ambientali esistenti e che tuteli le aree territoriali più fragili del Paese, sulla base di criteri scientifici e di dettagliate procedure, garantendo al contempo i necessari processi di coinvolgimento e partecipazione democratica.”


Anche il Consigliere PD Sergio Blasi  è contro le trivelle ed insiste, come i cinquestelle, sul Piano delle Aree. Per l’ex Sindaco di Melpignano, “il via libera alle attività di prospezione nel mar Adriatico con la tecnica dell’air gun, va contro tutti i principi di sviluppo sostenibile che abbiamo il dovere di perseguire per il futuro delle nostre comunità locali. E’ inammissibile svendere il nostro immenso patrimonio marittimo per pochi spiccioli. Ecco perché, quella contro le trivelle nei nostri mari, è una battaglia in cui non possiamo permetterci di retrocedere di un solo centimetro e su cui non possiamo essere disposti ad alcuna forma di trattativa o compromesso. Per la Puglia e i pugliesi questa è una battaglia di giustizia e di civiltà.”

“Occorre avviare al più presto strategie ampie e inclusive – prosegue Blasi – su cui possano convergere tutti i Paesi costieri del Mediterraneo, per evitare questa inutile caccia a un tesoro che non c’è e che in ogni caso farebbe felici soltanto le società petrolifere. Senza considerare che il petrolio è una materia prima destinata a lasciare il passo ad altre forme di approvvigionamento energetico già nel medio periodo. Per altro, i dati messi a disposizione di Assomineraria sui consumi nazionali e sulle riserve certe presenti sui nostri fondali, ci dicono che la quantità di petrolio estraibile dai nostri fondali sarebbe appena sufficiente a risolvere il fabbisogno per 8 settimane, appena due mesi. Il che ci consegna la fotografia di una pratica, oltre che figlia di un vecchio modo di concepire il mondo e lo sviluppo dei territori, del tutto insensata sul piano strategico.”

“Quanto alle tecniche di prospezione con la tecnica dell’air gun, che sono preliminari a quelle estrattive, mi associo – continua il Consigliere – alle parole del presidente di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini, il quale fa appello ai neoeletti parlamentari affinché si possa convergere su una proposta di legge che vieti le attività di air gun per la pericolosità che queste hanno per la tenuta del già provato ecosistema marino. Ma non solo: occorre considerare il problema nel suo insieme. Per questo trovo altrettanto opportuna la richiesta di lavorare per la redazione di un Piano delle Aree per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi, da sottoporre a valutazione ambientale strategica.”

Blasi cita anche le affermazioni di Legambiente, secondo le quali l’Adriatico “è estremamente fragile per le caratteristiche proprie di mare chiuso […], senza considerare l’impatto che queste attività possono avere sulla pesca, fino ad arrivare ad una diminuzione del  pescato anche del 50% intorno ad una sorgente sonora che utilizza airgun”.

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Laureato in giurisprudenza, scrivo, racconto, facendomi domande, senza cercare risposte facili. Più che giudicare mi interessa comprendere. Sono stato cofondatore e caporedattore della Testata TagPress.it. Al momento gestisco il blog SalentoMetropoli.it e collaboro come freelancer per altre testate.

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