Xylella: documento scientifico contro Decreto Martina

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COSATE Valle d’Itria e Popolo degli Ulivi presentano documento scientifico contro il Decreto Martina, citando una serie di studi dal 2015 ad oggi. Un documento che analizza la vicenda xylella dall’inizio ad oggi, sottolineandone le contraddizioni e avanzando delle proposte.

Il Comitato per la Salvaguardia dell’Ambiente e del Territorio (COSATE)  della Valle d’Itria ed il movimento civico Popolo degli Ulivi, in seguito ai recenti dibattiti relativi alla questione xylella e alle misure di lotta imposte dal famigerato Decreto Martina, hanno prodotto un documento scientifico, in relazione al disseccamento degli ulivi, alle sue possibili cause e concause del CoDiRO, alle modalità con cui è stata gestita la vicenda, contestando le soluzioni proposte avanzate dal 2013 ad oggi, ritenute tanto dannose quanto inefficaci.

Il documento scientifico contro il Decreto Martina è stato consegnato lo scorso 25 maggio a Bari, in occasione della manifestazione contro il Decreto Martina, nelle mani del Prefetto di Bari, Marilisa Magno, del Presidente della Regione Michele Emiliano e alla redazione regionale della RAI.

Innanzitutto in premessa viene messa in discussione la tesi secondo la quale la causa dei disseccamenti degli ulivi in Puglia sia ascrivibile all’azione esclusiva o principale del batterio xylella fastidiosa, nonostante lo studio fornito dai ricercatori del CNR di Bari.

A supporto di vengono menzionati anche delle pubblicazioni scientifiche. In particolare vengono menzionati Antonia Carlucci (Università di Foggia), Pietro Perrino (Università di Bari), Giampiero GiannozziRodrigo Krugner. Dagli studi effettuati in questi anni risulterebbe che tra le cause probabili del disseccamento ci sarebbe la cattiva gestione degli uliveti, l’uso eccessivo e improprio di fitofarmaci, la presenza di agenti di carie, funghi tracheomicotici e insetti parassiti dell’olivo.

In particolare Krugner ed altri scienziati avrebbero affermato nel 2014 di non essere in grado di determinare se la xylella ‘sia o meno l’agente causale del disseccamento delle piante di olivo, anzi probabilmente non lo è’. Nel documento viene ricordato che in base ai dati disponibili, tra gli alberi con sintomi da disseccamento analizzati non sempre il batterio era presente, mentre la xylella è risultata presente anche in piante che non presentano sintomi. Anche la Commissione Europea ammette che i funghi possono essere causare del disseccamento degli alberi.

‘Gli ulivi si possono curare’

Come già affermato in un precedente comunicato di COSATE Valle d’Itria, anche con questo documento si insite nel sostenere che ci sono delle cure per gli ulivi malati, che quindi non sono destinato a morte sicura, come generalmente si sostiene. Vengono quindi menzionati  numerosi esperimenti scientifici, tra cui 27 ricerche finanziate nel 2016 dalla Regione Puglia, la cura Scortichini, esperimenti empirici, metodi di contrasto al CoDiRO attraverso il ricorso all’agricoltura simbiotica ed altre recenti sperimentazioni che hanno portato le piante a germogliare e tornare produttive, in quanto messe nelle condizioni di reagire agli attacchi dei patogeni  agendo su vitalità, salute, biodiversità e fertilità del suolo.

Dei 27 progetti finanziati dalla Regione Puglia si attende la pubblicazione dei i risultati, ma  i responsabili scientifici,di queste sperimentazioni avrebbero espresso a marzo 2018 un giudizio positivo sulla possibilità di rimediare al disseccamento al di là della presenza o meno del batterio, senza necessariamente abbattere e di inondare i campi di prodotti chimici. Inoltre, secondo i datti ufficiali, le piante dichiarate infette rinvenute nei  nuovi focolai individuati in seguito ai campionamenti effettuati tra giugno e luglio 2017 a di Ceglie Messapica, Ostuni e Cisternino, a distanza di oltre un anno dai non mostrerebbero alcun segno di disseccamento, sarebbero in ottimo stato di salute, nonostante il periodo di incubazione del batterio sia di circa un anno.

Documento scientifico contro Decreto Martina: ‘Insetti vettori non del tutto noti e controllabili’

Il documento parla poi di forte incertezza e difficile controllabilità degli insetti vettori, citando lo studio dell’European Food Safety Authority del 2015, che tra l’altro asserisce ‘la mancanza di esempi di eradicazione di successo’ della xylella fastidiosa, una volta insediata, a causa dell’ampia gamma di piante ospiti e dei suoi vettori’.

Quindi l’uso di insetticidi per eliminare gli insetti vettori sarebbe di assai dubbia efficacia e sicurezza, ma certamente dannoso per l’ambiente e pericoloso per la salute umana.

Anche  il professor  Francesco Porcelli, entomologo dell’Università di Bari, principale studioso della sputacchina, ha definito il Decreto Martina “indifendibile e senza ratio”.

La certezza che l’insetto vettore del batterio sia effettivamente la sputacchina fu messo in dubbio, d’altro canto, da Xylella Report, di Marilù Mastrogiovani, la quale si avvalse dello scienziato Massimiliano Virgilio, biologo specializzato nelle  pesti dell’ulivo il quale, analizzando tutta la letteratura scientifica su Xylella fastidiosa in Puglia ha affermato i test di inoculo del batterio sull’ulivo per mezzo della sputacchina,  effettuati in laboratorio, sarebbero falliti. Quindi la sputacchina non sarebbe in grado di infettare l’ulivo, mentre i potenziali vettori del batterio sarebbero diversi e indeterminati. 

Documento scientifico contro Decreto Martina: ‘Accertata dannosità dei fitofarmaci indicati’

L’Ordine dei Medici di Lecce, la LILT Lecce e l’Associazione Internazionale dei Medici per l’Ambiente ISDE hanno prodotto dei documenti con i quali hanno criticato fortemente la dannosità per la salute delle persone e degli animali, oltre che dell’ambiente, dell’ambiente, dei pesticidi il cui uso è stato imposto dal Decreto Martina. Ma il documento di ‘un migliaio di ricerche scientifiche dimostrano i danni dei pesticidi sulle persone’.

In particolare questi fitofarmaci risultano essere molto tossici per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata, molto pericoloso per le api, gli insetti impollinatori e gli altri insetti utili all’agricoltura. Alcuni di questi prodotti sono anche vietati in presenza di api, durante la fioritura e in pieno campo.

Tra l’altro l’imidacloprid, proprio lo scorso aprile è stato messo al bando dall’Unione Europea, in quanto mortali per le api e per i bombi, e neurotossici per gli esseri umani, soprattutto per i bambini.

Paradossalmente il Decreto Martina impone l’uso di alcuni prodotti altrimenti vietati. Tutti queste circostanze sono riportate dal documento di COSATE e Popolo degli Ulivi, insieme ad un altro paradosso.

Infatti ci sono 38 agricoltori indagati dalla Procura per inquinamento ambientale (articolo 452 bis c.p.), in quanto avrebbero utilizzato di neonicotinoidi (clothianidin, thiamethoxam e imidacloprid) e altri prodotti chimici che bloccano il ciclo dell’impollinazione, essenziale per la produzione di fiori, frutti e ortaggi, e che causano la scomparsa di specie di insetti utili (come libellule, cavallette, formiche, farfalle, lucciole, coccinelle, miridi, api e bombi). Secondo la Procura avrebbero ‘cagionato abusivamente una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili di un ecosistema e della biodiversità della fauna in generale’.

Dagli atti di indagine risulterebbe accertata la correlazione tra le colture praticate in un fondo agricolo con uso di pesticidi e la diminuzione del numero di api negli alveari che si trovano in quella zona.

Tra l’altro anche il Parlamento Europeo, con la Direttiva 2009/128/CE, ha definito non sostenibile il modello di agricoltura attualmente dominante basato sull’utilizzo dei pesticidi, invitando gli Stati membri ad informare la popolazione sui rischi e sugli effetti potenzialmente acuti e cronici per la salute umana imputabili a queste sostanze. E il nostro è il Paese UE che fa maggior uso di pesticidi.

Dato non trascurabile, secondo studi scientifici dimostrerebbero la maggiore vulnerabilità ai patogeni delle piante presenti nei suoli trattati con prodotti chimici ed erbicidi, mentre un più alto livello di biodiversità riduce la moltiplicazione di microrganismi dannosi a favore di microrganismi utili e antagonisti dei patogeni.

Documento scientifico contro Decreto Martina: ‘Tutelare il settore biologico’

A temere maggiormente i contraccolpi del Decreto Martina, dal punto di vista economico e agricolo, sono le aziende biologiche, come annunciato da AIAB.

‘Il settore agro-alimentare biologico è in forte espansione dal 2004 e, a differenza del settore agroalimentare convenzionale, non ha sofferto la crisi e ha avuto ritmi di crescita sostenuti’, affermano le due organizzazioni firmatarie del documento. I dati testimoniano ‘un “ritorno” alla terra dei giovani rilevati negli ultimi tempi, ci porta ad affermare che tale settore rappresenti una grande opportunità di lavoro e di economia locale. Ma tale opportunità è messa in discussione e in pericolo di sopravvivenza dal modo di affrontare la problematica dei disseccamenti che distruggerà la produzione e il mercato bio della Puglia (già ora si registrano numerosi problemi rispetto ai dubbi sull’acquisto di prodotti provenienti dalla nostra Regione).’

‘D’altro canto, il modello agroindustriale convenzionale, con particolare riferimento a quello intensivo e superintensivo, che si profila all’orizzonte non ci lascia tranquilli perché foriero di ulteriori problemi sul piano ecologico, sanitario e dell’economia locale a causa dell’intensificazione del ciclo produttivo, dell’impiego massiccio di irrigazione, concimi minerali, prodotti fitosanitari, sementi ibride, della meccanizzazione spinta con l’espulsione dei contadini.’

Il problema della riconversione agricola di tipo intensivo, oltre che dare problemi di tipo ecologico e sanitario (per l’impiego massiccio di irrigazione, concimi minerali, prodotti fitosanitari, sementi ibride), investe anche l’economia, con la meccanizzazione spinta che porterebbe ad una riduzione del personale, mentre gli alti costi della conversione la renderebbero accessibile solo alle aziende più grandi e non ai piccoli agricoltori, con una concentrazione della produzione agricola nelle mani di poche aziende.

‘La scelta di sostituzione di cultivar tradizionali e ulivi secolari – aggiungono – con specie brevettate e impianti superintensivi, non è neutrale ma riguarda il futuro dell’economia (oltre che della salute) del nostro territorio.’

‘Pertanto – spiegano – sarebbe opportuno da parte delle amministrazioni politiche centrali e periferiche, considerare questo nodo di fondamentale importanza per tutta l’olivicoltura, tanto da dover coinvolgere l’intero comparto olivicolo, dai piccoli piccoli produttori (che sono la maggioranza), a quelli che operano su grandi estensioni, favorendo la consapevolezza e la condivisione sul modello di sviluppo economico che si vuole intraprendere evitando di stravolgere interi territori, spesso fragili, non ultimo interessati da vincoli di natura idrogeologica, paesaggistica e talvolta anche archeologica’.

Documento scientifico contro Decreto Martina: Aspetti giuridici e sociali

Oltre agli aspetti biologici, agricoli, economici, il documento si sofferma anche su quelli giudici e sociali, in particolare citando le parole del Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Paolo Maddalena, che a proposito del decreto “Martina” ha affermato che:

‘un governo che non si dia cura della protezione delle acque e che anzi distrugge gli uliveti famosi delle Puglie agisce contro gli interessi degli italiani perseguendo le finalità del pensiero neoliberista che vuole la distruzione dei popoli e delle nazioni. La Costituzione è violata in pieno e innanzitutto è violata la sovranità del popolo italiano affermata nell’articolo 1” e ricordando che “ai sensi degli articoli 3 comma 2, 43 e 118 ultimo comma, i cittadini singoli o associati possono ricorrere al giudice con azioni di risarcimento e ripristino del danno ambientale chiedendo provvedimenti urgenti di sospensione delle attività dannose’.

Il Decreto ha spinto molti  cittadini e aziende a presentare ricorsi al TAR ed ha innescato una campagna di disobbedienza civile “Stop veleni con la scusa della Xylella. La Puglia si ribella è disobbedisce”, sottoscritta e annunciata da un centinaio di associazioni ed enti. Inoltre diversi Sindaci hanno emanato delle ordinanze d’urgenza per bloccarne l’applicazione.

Secondo COSATE e Popolo degli Ulivi, si stanno ‘violando apertamente i principi di prevenzione e precauzione, i diritti degli agricoltori e delle popolazioni potenzialmente esposte e danneggiando le tante imprese che hanno investito con convinzione nei metodi biologici di coltura come unica forma sostenibile di agricoltura’.

Sulla base di queste argomentazioni le due organizzazioni chiedono l’abrogazione del Decreto e, a tutte le istituzioni, ‘in primis di provare a cambiare punto di osservazione della problematica. E, dunque, di concentrare le forze e le energie (nonché i finanziamenti) sui progetti che hanno come obiettivo il controllo della sindrome del disseccamento dell’olivo e assicurare la produttività delle piante, piuttosto che sulle eradicazioni.’

‘Se la Puglia ha rigettato il ricatto “lavoro o salute” – aggiungono – a maggior ragione sentiamo che debba rigettare il ricatto “mercato o salute” (ammesso e non concesso, sulla base dei dati e delle ricerche fornite, che gli insetticidi possano servire a fermare il vettore).

La salute – concludono – è un diritto garantito dalla Costituzione innegoziabile.’

A pagina 2 si può leggere il testo integrale della lettera

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Laureato in giurisprudenza, scrivo, racconto, facendomi domande, senza cercare risposte facili. Più che giudicare mi interessa comprendere. Sono stato cofondatore e caporedattore della Testata TagPress.it. Al momento gestisco il blog SalentoMetropoli.it e collaboro come freelancer per altre testate.

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