Xylella: documento scientifico contro Decreto Martina

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Di seguito il testo integrale della lettera di COSATE Valle d’Itria e Popolo degli Ulivi

‘Con riferimento alla ormai annosa “questione Xylella” e, in particolare, al Decreto Martina che ripropone le stesse misure per il contenimento del batterio Xylella fastidiosa – insensate e pericolose sul piano ambientale, sanitario e socio-economico – già presenti nel Piano Siletti, fermato dalla Procura di Lecce nel 2015, vi proponiamo qui di seguito le principali argomentazioni alla base della nostra richiesta di abrogare quanto prima il Decreto in oggetto.

Considerazioni preliminari

Prendiamo atto che in campo scientifico a tal riguardo emergono due posizioni prevalenti: una attribuisce i sintomi del disseccamento principalmente alla Xylella fastidiosa e ha, pertanto, l’obiettivo della lotta al batterio e al suo vettore (Philaenus spumarius); l’altra, attribuisce i sintomi del disseccamento a diverse cause fra le quali la cattiva gestione agronomica dell’oliveto, la diffusa presenza di funghi patogeni tracheomicotici (Carlucci e altri, 2013, 2015), fogliari (Spilocaea oleagina e Mycocentrospora cladosporioides) e agenti di carie, di insetti parassiti dell’olivo (Zeuzera pyrina, Phloeotribus scarabaeoides), l’uso eccessivo e improprio di fitofarmaci (Perrino, 2015).
Il contributo del batterio Xylella fastidiosa al disseccamento dell’olivo osservato in pieno campo in Salento resta ancora da chiarire. Pertanto, l’obiettivo è mettere a punto una strategia da adottare per curare gli olivi dal disseccamento garantendone la produttività.

Con riferimento a quest’ultimo aspetto sono numerose le ricerche scientifiche di successo che confermano la capacità delle piante di reagire agli attacchi dei patogeni senza ripercussioni sulla produttività, portando a ipotizzare che è possibile la convivenza degli olivi con il batterio e il territorio (Carlucci e altri, 2016).


Altri progetti guardano direttamente al tipo di agricoltura come possibile soluzione. Questo è il caso, ad esempio, dell’agricoltura simbiotica, vale a dire una “nuova” pratica che si focalizza sulle relazioni naturali e i processi che rispettano il microbiota del suolo e delle piante che, a sua volta, viene utilizzato per riattivare vitalità, salute, biodiversità e fertilità del suolo e, dunque, la resistenza naturale delle piante all’attacco dei patogeni. Rispetto a questo, un progetto basato su alcune applicazioni di un mix di funghi micorrizici, applicato alle piante di olivo con CoDiRO in 41 terreni (per un totale di 64 ettari) localizzati in 23 Comuni dell’area focolaio, ha prodotto come risultato la ripresa vegetativa delle piante (www.tagpress.it/ambiente/contrasto-xylella-codiro-agricoltura-simbiotica-20170123; http://www.zooassets.it/micosat-f-olivo-contro-la-xylella/).

Dunque, dopo cinque anni in cui l’attenzione è stata posta su Xylella e alla luce delle evidenze citate nel presente documento, ci sembra sia arrivato il momento per le istituzioni in primis di provare a cambiare punto di osservazione della problematica. E, dunque, di concentrare le forze e le energie (nonché i finanziamenti) sui progetti che hanno come obiettivo il controllo della sindrome del disseccamento dell’olivo e assicurare la produttività delle piante, piuttosto che sulle eradicazioni.

Si tenga conto infine che l’olivicoltura, a partire dal capo di Leuca fino alla piana di Fasano/Monopoli è costituita da sesti di piante secolari, anche millenarie e monumentali, il cui valore non è solo quello storico e affettivo, non solo quello legato al paesaggio e alla identità della Regione, lo stesso emblema della Regione Puglia è l’Olivo, ma anche quello che traduce il suo valore assoluto in termini genetici delle varietà ambientate da millenni in Puglia, e in termini qualitativi riguardo la produzione di oli extravergini già ampiamenti riconosciuti di altissimo pregio organolettico e nutritivo in tutto il mondo.

Premesso che:

– il Decreto pubblicato il 6 aprile 2018 a firma del Ministro Martina impone:
nella zona cuscinetto (Comuni di Taranto, Statte, Crispiano, Martina Franca, Ceglie Messapica, Ostuni, Cisternino, Fasano, Locorotondo) l’obbligo di:

a)​ estirpazione delle piante infette e di tutte le piante ospiti del batterio, presenti nel raggio di 100 metri dalla pianta infetta (per ogni pianta infetta, una superficie pari a 3,14 ettari deve essere liberata da piante erbacee, arbustive e arboree);

b) ​diserbo attraverso lavorazioni superficiali del terreno, o trinciatura e successivo interramento, o pirodiserbo o utilizzando diserbanti;
c)​ trattamenti insetticidi con buona/ottima efficacia nei confronti della sputacchina utilizzando: Acetamiprid, Deltametrina, Etofenprox, Imidacloprid, Lambda Cialotrina, oppure olio essenziale di arancio dolce (ammesso in agricoltura biologica ma autorizzato solo su alcune delle piante ospiti);

nella zona di contenimento e nella zona infetta (tutti i Comuni pugliesi a sud della zona cuscinetto) l’obbligo di:

a) estirpazione delle piante infette (solo nella zona di contenimento);

b) diserbo attraverso lavorazioni superficiali del terreno, o trinciatura e successivo interramento, o pirodiserbo o utilizzando diserbanti;

c) trattamenti insetticidi con buona/ottima efficacia nei confronti della sputacchina utilizzando: Acetamiprid, Deltametrina, Etofenprox, Imidacloprid, Lambda Cialotrina, oppure olio essenziale di arancio dolce (ammesso in agricoltura biologica ma autorizzato solo su alcune delle piante ospiti).

Considerato che:

1. il disseccamento degli olivi non è causato esclusivamenteo soprattutto da Xylella fastidiosa. Al riguardo, gli studi scientifici asseriscono

a) di non essere in grado di determinare se la Xf sia o meno l’agente causale del disseccamento delle piante di olivo, anzi probabilmente non lo è (Krugner e altri, 2014);

b) che Xf non è sempre presente nei campioni raccolti dagli alberi sintomatici;

c) che Xf è presente anche in piante sane, senza sintomi di disseccamento;

d) che il disseccamento rapido dell’olivo può essere associato a differenti specie di funghi patogeni (Carlucci et al., 2013, 2015; Giannozzi, 2013);

e) che i funghi possono causare il disseccamento degli alberi (Commissione Europea, 2014);

f) che i sintomi della malattia potrebbero non essere attribuiti al batterio Xf nei test di patogenicità condotti in serra, cosi come l’inoculazione artificiale di Xf in olivi sani, pur trasmettendo l’infezione agli alberi, non ha prodotto i relativi sintomi (Krugner e altri, 2014).

2. Un albero colpito da disseccamento non è destinato a morire, ma si può curare. Al riguardo, numerosi esperimenti scientifici (fra cui 27 ricerche finanziate nel 2016 dalla Regione Puglia e la recente pubblicazione scientifica di Scortichini e altri del 2018) ed empirici condotti in Salento hanno dimostrato, che è possibile contrastare e curare i sintomi del disseccamento rapido e, che le piante di olivo sono tornate a germogliare e produrre, attraverso misure di controllo biologico dei patogeni fungini e apporto di sostanza organica nei terreni.

3. I vettori e le piante ospiti non sono del tutto noti e controllabili. Al riguardo, l’European Food Safety Authority (2015) asserisce che c’è un forte livello di incertezza sia sui vettori sia sulle piante ospiti (dato che un’ampia gamma di piante non hai mai incontrato il batterio).

4. L’utilizzo di insetticidi per eliminare i vettori della Xf, lungi dall’essere efficace e sicuro, è dannoso per l’ambiente e pericoloso per la salute umana. Al riguardo,

a) l’European Food Safety Authority (2015) asserisce la mancanza di esempi di eradicazione di successo di Xf(una volta insediata) a causa dell’ampia gamma di piante ospiti e dei suoi vettori, nonché i rischi gravi per ambiente, salute umana e animale legati all’uso di insetticidi come il neonicotinoide “Imidacloprid”;

b) Le schede tecniche dei fitofarmaci contenenti i principi attivi indicati nel Decreto “Martina” riportano, fra le altre indicazioni, le seguenti:

– molto tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata. Del resto, le fasce di rispetto vegetate non trattate al fine di proteggere gli organismi acquatici e gli artropodi previste resterebbero potenzialmente popolate dalla sputacchina;

– prodotto pericoloso per le api e insetti utili che, pertanto, mette a rischio l’impollinazione e, dunque, la produzione agricola. In molti casi c’è il divieto esplicito di utilizzare il prodotto in presenza di api o comunque durante la fioritura e in pieno campo. Ed è proprio di questi giorni la notizia di 38 agricoltori indagati dalla Procura in un’inchiesta penale per disastro ambientale dovuto all’utilizzo di neonicotinoidi (clothianidin, thiamethoxam e imidacloprid) e di altri prodotti chimici che bloccano il ciclo dell’impollinazione, essenziale per la produzione di fiori, frutti e ortaggi, e che causano la scomparsa di specie di insetti utili (come libellule, cavallette, formiche, farfalle, lucciole, coccinelle, miridi, api e bombi). Al riguardo viene contestata la violazione dell’articolo 452 bis, ossia aver “cagionato abusivamente una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili di un ecosistema e della biodiversità della fauna in generale”.
L’inchiesta dimostra, caso per caso, la correlazione tra le colture praticate in un fondo agricolo e la diminuzione del numero di api negli alveari che si trovano in quella zona. “Si è accertato l’uso di insetticidi – scrive il gip – impropriamente su alberi e piante da frutto, non solo in fase di post-fioritura, come è consentito, bensì anche nelle fasi precedenti e nelle coltivazioni di mais in campo aperto per le quali l’utilizzo è vietato, essendo il mais una cultura attrattiva per le api” (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/05/udine-38-agricoltori-indagati-per-disastro-ambientale-con-i-loro-pesticidi-hanno-sterminato-decine-di-migliaia-di-api/4335476/);

– contiene sostanze che possono bloccare la trasmissione nervosa e, fra le altre cose, causare convulsioni, broncospasmo e dispnea, reazioni allergiche, collasso vascolare periferico, con particolare rischio per pazienti allergici, asmatici e bambini;

– rifiuti pericolosi da smaltire secondo la normativa vigente.

c) Fra gli insetticidi indicati nel decreto, vi sono alcuni – gli insetticidi neonicotinoidi – dei quali recentemente VIETATI per l’uso in pieno campo dall’UNIONE EUROPEA. Il divieto, in particolare, riguarda tre sostanze attive: il clothianidin, l’imidacloprid, il thiamethoxam.

Un mese fa 15 Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno votato a favore del bando permanente dai Paesi dell’Unione Europea di questi pericolosi insetticidi, che risultano mortali per le api e i bombi, oltre che neurotossici soprattutto per i bambini.

L’Italia in questo preciso momento assume una posizione molto ambigua, in quanto da un lato, in Commissione Europea, vota contro l’uso di questi insetticidi, dall’altro, in casa propria attraverso il Decreto Martina del 6 aprile 2018, inserisce alcuni di questi insetticidi (in particolare l’imidacloprid) nell’obbligo di trattamento contro la sputacchina in pieno campo!

d) I Neonicotinoidi sono potenti neurotossici soprattutto nei confronti dei bambini (EFSA, 2013; EFSA, 2018)

e) Il Parlamento europeo (Direttiva 2009/128/CE)definiva non sostenibile il modello di agricoltura attualmente dominante basato sull’utilizzo dei pesticidi, e invitava gli Stati membri ad informare la popolazione sui rischi e sugli effetti potenzialmente acuti e cronici per la salute umana imputabili a queste sostanze.

f) L’utilizzo di insetticidi su larga scala – da Santa Maria di Leuca fino alle porte della provincia di Bari; dalla costa ionica a quella adriatica – creerebbe gravi danni a biodiversità, produzione alimentare, ambiente e salute, causando la morte degli insetti impollinatori, soprattutto api e bombi, e degli insetti utili.

g) Un migliaio di ricerche scientifiche dimostrano i danni dei pesticidi sulle persone
http://www.dmi.units.it/~soranzo/antipesticide-net-update-it.html

h) L’Ordine dei Medici di Lecce ha preso posizione contro il decreto “Martina” e l’imposizione dell’uso di insetticidi nocivi nelle campagne salentine, annunciando un monitoraggio straordinario delle falde acquifere e mettendo in guardia sul fatto che oggi di queste sostanze si conoscono solo gli effetti acuti, ma non quelli a lungo termine sulla salute umana (https://www.iltaccoditalia.info/2018/05/10/de-filippis-ordine-medici-lecce-le-misure-di-contrasto-alla-xylella-non-prescindano-dalla-tutela-dei-cittadini/)

i) La LILT, Lega Italiana per la Lotta ai Tumori, ha preso posizione contro il decreto “Martina” richiamando un suo documento circostanziato sulle gravi implicazioni sanitarie connesse all’adozione delle strategie fitosanitarie già indicate nel Piano Silletti e trasmesso, già nel 2015, alle Istituzioni regionali, nazionali e della Commissione europea (http://www.legatumorilecce.org/wp-content/uploads/2016/02/caso-xylella-pesticidi-e-rischi-per-la-salute-umana.pdf ) e, sottolineando, come l’allerta di allora si ripropone oggi “con più drammaticità alla luce del decreto Martina e alla luce delle mutate caratteristiche epidemiologiche, chimico-fisiche e tossicologiche della matrice suolo del Salento leccese”.

Inoltre, la LILT cita un altro recente studio – condotto con l’Asl Lecce, l’UniSalento e la Provincia – sulla base del quale sono emerse “contaminazioni inaspettate (e che 9 anni fa la Provincia di Lecce non aveva rilevato) con livelli altamente critici per sostanze pericolose come l’Arsenico, il Berillio, il Vanadio. I pesticidi, oltre alla cancerogenicità – scrive la dottoressa Burlando – rientrano nella attenzionata categoria degli interferenti o disturbatori endocrini (IE), responsabili di disturbi e di danni a carico della funzionalità del sistema endocrino, causanti effetti avversi sulla salute dell’organismo, della sua progenie o di una (sotto)popolazione. Gli effetti negativi non si esplicano solo sull’individuo esposto ma agiscono sulle stesse cellule germinali, determinando alterazioni che si trasmettono alle generazioni successive” (http://www.piazzasalento.it/xylella-insetticidi-la-lilt-no-gia-troppe-le-contaminazioni-le-malattie-tumorali-lo-dimostrano-98282).

j) L’ISDE, Associazione Internazionale dei Medici per l’Ambiente, ha preso posizione contro il decreto “Martina” in quanto impone l’utilizzo di “pesticidi di riconosciuta dannosità per la biodiversità, per la sicurezza alimentare e per la salute, violando apertamente i principi di prevenzione e precauzione, i diritti degli agricoltori e delle popolazioni potenzialmente esposte e danneggiando le tante imprese che hanno investito con convinzione nei metodi biologici di coltura come unica forma sostenibile di agricoltura […] Il decreto obbliga, nelle aree affette da Xylella fastidiosa, all’uso tra Marzo e Aprile di erbicidi. Si ricorda che l’erbicida più estesamente utilizzato è, ovunque, il glifosato, del quale ISDE ha già denunciato i gravi rischi anche promuovendo recentemente un appello internazionale (http://www.isde.org/glyphosate_appeal.pdf).

Lo stesso decreto obbliga, tra Maggio e Dicembre, all’uso di insetticidi, indicando in maniera specifica alcuni neonicotinoidie citando in maniera preferenziale l’acetamiprid in base alla sua “ottima efficacia”, sbilanciando di fatto la scelta verso queste sostanze altamente nocive piuttosto che verso altre (piretrine, olio essenziale di arancio dolce, pur citate nel decreto), approvate in agricoltura biologica e a basso impatto.

L’emivita biologica dei neonicotinoidi può arrivare a due tre anni e, quando queste sostanze sono immesse nell’ambiente, possono rimanere nel suolo e nelle falde acquifere per lungo tempo senza essere degradate e accumulandosi nelle piante, comprese quelle a destinazione alimentare. L’acetamiprid, in particolare, […] è neurotossico e, nei mammiferi, ha conseguenze biologiche negative su fegato, reni, tiroide, testicoli e sistema immunitario. Ha inoltre un’alta tossicità per gli uccelli.

Gli effetti biologici dei neonicotinoidi sull’uomo (che può assumerli per contatto, per inalazione e per ingestione) devono essere ancora compiutamente chiariti. Sono stati tuttavia pubblicati sino ad ora 4 ampi studi caso controllo che descrivono, in tutti i casi e con metodologia adeguata, associazioni significative tra esposizione cronica a neonicotinoidi e rischio di alterazioni dello sviluppo come tetralogia di Fallot, anencefalia, disturbi dello spettro autistico, alterazioni mnesiche e motorie” (http://www.isde.it/wp-content/uploads/2018/05/2018.05.08-Comunicato-stampa-ISDE-Italia-Pesticidi-dannosi-per-ambiente-e-salute.pdf).

Se la Puglia ha rigettato il ricatto “lavoro o salute” a maggior ragione sentiamo che debba rigettare il ricatto “mercato o salute” (ammesso e non concesso, sulla base dei dati e delle ricerche fornite, che gli insetticidi possano servire a fermare il vettore). La salute è un diritto garantito dalla Costituzione innegoziabile.

5. Tutte le piante di olivo non sono attaccabili alla stessa maniera dal CODIRO. Al riguardo, gli studi scientifici dimostrano la maggiore vulnerabilità ai patogeni delle piante presenti nei suoli trattati con prodotti chimici ed erbicidi. Inoltre, un più alto livello di biodiversità riduce la moltiplicazione di microrganismi dannosi a favore di microrganismi utili e antagonisti e, dunque, limita significativamente la diffusione di patogeni e malattie. Anche per la FAO una pianta sana è meno vulnerabile a patogeni e malattie.

6. Il principale studioso della sputacchina che veicola il batterio degli ulivi, Prof.re Francesco Porcelli, entomologo dell’Università di Bari si è espresso sul Decreto “Martina” definendolo “indifendibile” e “senza ratio” (http://www.trnews.it/2018/05/02/xylella-obbligo-di-pesticidi-per-entomologo-porcelli-il-decreto-martina-e-indifendibile/215362).

7. Il Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Prof. Paolo Maddalena, si è espresso contro il decreto “Martina” affermando che “un governo che non si dia cura della protezione delle acque e che anzi distrugge gli uliveti famosi delle Puglie agisce contro gli interessi degli italiani perseguendo le finalità del pensiero neoliberista che vuole la distruzione dei popoli e delle nazioni. La Costituzione è violata in pieno e innanzitutto è violata la sovranità del popolo italiano affermata nell’articolo 1” e ricordando che “ai sensi degli articoli 3 comma 2, 43 e 118 ultimo comma, i cittadini singoli o associati possono ricorrere al giudice con azioni di risarcimento e ripristino del danno ambientale chiedendo provvedimenti urgenti di sospensione delle attività dannose” (https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1965449900450985&id=1605623719766940).

8. Numerosi ricorsi al TAR saranno presentati a firma di aziende e cittadini, così come già annunciati sulla stampa

9. Una forte campagna di disobbedienza civile al decreto “Martina” – “Stop veleni con la scusa della Xylella. La Puglia si ribella è disobbedisce” – è stata sottoscritta e annunciata da un centinaio di associazioni ed enti (https://www.facebook.com/mondoradio).
Considerazioni finali

Il settore agro-alimentare biologico è in forte espansione dal 2004 e, a differenza del settore agroalimentareconvenzionale, non ha sofferto la crisi e ha avuto ritmi di crescita sostenuti. In particolare, si segnala l’impennata straordinaria registrata nel 2016 rispetto al 2015 che riguarda tutto il Sud Italia e, in particolare, la Puglia dove le superfici coltivate con il metodo biologico sono aumentate del 41,4% (da 180.918 ettari a 255.853) e il numero degli operatori è cresciuto del 50% (SINAB, 2017).

Questo dato, associato all’aumento degli iscritti agli Istituti di Agraria e del “ritorno” alla terra dei giovani rilevati negli ultimi tempi, ci porta ad affermare che tale settore rappresenti una grande opportunità di lavoro e di economia locale. Ma tale opportunità è messa in discussione e in pericolo di sopravvivenza dal modo di affrontare la problematica dei disseccamenti che distruggerà la produzione e il mercato bio della Puglia (già ora si registrano numerosi problemi rispetto ai dubbi sull’acquisto di prodotti provenienti dalla nostra Regione).

D’altro canto, il modello agroindustriale convenzionale, con particolare riferimento a quello intensivo e superintensivo, che si profila all’orizzonte non ci lascia tranquilli perché foriero di ulteriori problemi sul piano ecologico, sanitario e dell’economia locale a causa dell’intensificazione del ciclo produttivo, dell’impiego massiccio di irrigazione, concimi minerali, prodotti fitosanitari, sementi ibride, della meccanizzazione spinta con l’espulsione dei contadini.

D’altro canto, considerando che nelle province interessate dal fenomeno del disseccamento (fondamentalmente quella di Lecce e solo i minima parte quella di Brindisi nel versante sud est), gli appezzamenti sono mediamente inferiori a 4 ettari (in molti Comuni non raggiungono neanche l’ettaro), ci sembra evidente che i contadini – non avendo la capacità economica né di accesso al credito per poter effettuare gli investimenti necessari a una conversione colturale di tale portata (per quanto, fra l’altro, poco auspicabile sul piano ecologico e paesaggistico) – sarebbero costretti a vendere le proprie terre a chi ha la capacità o l’accesso ai finanziamenti per sostenere gli investimenti suddetti, aprendo le porte a un nuovo fenomeno di concentrazione terriera e produttiva che spazzerebbe via l’economia locale e diffusa a favore di un’economia globale e concentrata nelle mani di pochi.

La scelta di sostituzione di cultivar tradizionali e ulivi secolari con specie brevettate e impianti superintensivi, non è neutrale ma riguarda il futuro dell’economia (oltre che della salute) del nostro territorio. Pertanto sarebbe opportuno da parte delle amministrazioni politiche centrali e periferiche, considerare questo nodo di fondamentale importanza per tutta l’olivicoltura, tanto da dover coinvolgere l’intero comparto olivicolo, dai piccoli piccoli produttori (che sono la maggioranza), a quelli che operano su grandi estensioni, favorendo la consapevolezza e la condivisione sul modello di sviluppo economico che si vuole intraprendere evitando di stravolgere interi territori, spesso fragili, non ultimo interessati da vincoli di natura idrogeologica, paesaggistica e talvolta anche archeologica, come a esempio in agro di Ostuni in c.da Lamatroccola interessata dalla presenza di un Menhir e di un proto-trullo di probabile epoca medievale.

Bisogna considerare ancora i 27 progetti finanziati dalla Regione Puglia di cui si attende di conoscere i risultati. La Regione Puglia di fatti nel 2016 ha finanziato bandi per progetti indirizzati alla sperimentazione e ricerca di cure per il disseccamento dell’olivo nel Salento. Progetti che si avviano a conclusione. Nel mese di marzo 2018, il dirigente dell’assessorato alle politiche agricole della Regione Puglia, Dott. Nardone, ha fatto formale richiesta ai responsabili scientifici delle sperimentazioni condotte in partenariatocon centri di ricerca nazionali (CNR, Università, CREA, ecc.), di produrre un “poster” scientifico in cui fossero rappresentati i risultati fino ad allora conseguiti. Per ammissione di diversi responsabili scientifici, le sperimentazioni dimostrano già ampiamente che è possibile curare il fenomeno del disseccamento al di là della presenza o meno del batterio. Ciò dimostrerebbe che XF non necessariamente è da considerarsi responsabile del fenomeno. Ciò nonostante né il dirigente dott. Nardone, né l’Assessore Di Gioia ha ancora convocato il convegno pubblico in cui mostrare i risultati ottenuti e i protocolli scientifici messi in pratica.

Le piante dichiarate infette rinvenute nei c.d. nuovi focolai individuati in seguito ai campionamenti effettuati tra giugno e luglio 2017 in agro di Ceglie Messapica, Ostuni e Cisternino (come del resto è stato per i territori di Oria e Francavilla Fontana), a distanza di un anno dai campionamenti non mostrano alcun segno di disseccamento. E’ bene evidenziare che in seguito ai campionamenti, i risultati degli esami diagnostici sono stati pubblicati sul sito della Regione Puglia “www.emergenzaxylella.it”, a fine del mese di settembre 2017, mentre le prime ordinanze di abbattimento sono state comunicate a fine dicembre 2017 e fino a pochi giorni fa. I ricercatori del CNR IPSP di Bari da anni affermano che il periodo di incubazione del batterio prima che si manifestinoi sintomi del CoDiRO è di circa un anno. Un anno è già trascorso, per quanto non è dato sapere quando quelle piante infette siano state inoculate dal vettore a sua volta infetto. Ciò nonostante questi olivi sono in perfetto stato di salute, hanno superato la fioritura e si avviano al completamento delle drupe. Ad osservare l’annata potremmo affermare che andremo incontro a un’annata olearia molto favorevole.

Chiediamo per tanto:

di inoltrare con urgenza al Ministro degli Interni e al Consiglio dei Ministri la presente richiesta di abrogazione del decreto “Martina” del 13 febbraio 2018, al fine di tutelare il territorio dal disastro sul piano ambientale, paesaggistico, turistico, economico e della salute dei cittadini.

Comitato per la Salvaguardia dell’Ambiente e del Territorio della Valle d’Itria e “Popolo degli Ulivi”’

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Laureato in giurisprudenza, scrivo, racconto, facendomi domande, senza cercare risposte facili. Più che giudicare mi interessa comprendere. Sono stato cofondatore e caporedattore della Testata TagPress.it. Al momento gestisco il blog SalentoMetropoli.it e collaboro come freelancer per altre testate.

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