Xylella: abbattimento ulivi vecchio obiettivo

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Già da anni gli ulivi monumentali sono presi di mira, in quanto ‘mal si conciliano con un esercizio efficiente e redditizio’ (2012). Centinaia di migliaia di ettari di uliveti sarebbero ‘in esubero’ e non rimunerativi. Di qui l’aut-aut: rivedere leggi su divieto di abbattimento e tutela paesaggio olivicolo, oppure…

Già da quando fu isolato, nel 2013, il batterio della xylella fastidiosa su alcuni ulivi colpiti da disseccamento rapido, l’opzione principale per contenere l’avanzata del batterio è stata quella dell’abbattimento delle piante infette, successivamente esteso anche alle piante sane presenti nel raggio di 100 metri da quella infetta.

Anche con il ritiro del Piano Silletti e la cessazione (più formale che sostanziale) della gestione in emergenza, in seguito all’inchiesta della Procura di Lecce, la misura dell’abbattimento è rientrata con i successivi provvedimenti.

L’abbattimento, di cui non c’è alcuna prova della sua efficacia, dovrebbe servire a ridurre le fonti di inoculo, ma anche a liberare terreni per favorire il reimpianto di varietà di ulivo considerate “resistenti” all’azione del batterio.

La scelta sulla cultivar da reimpiantare è ricaduta sulla FS 17 “Favolosa”, brevettata dal CNR e il cui utilizzo nell’olivicoltura intensiva è ormai consolidato.

Ma già da prima dell'”era xylella” si è iniziato a parlare della necessità di abbattere, di disfarsi delle tradizionali varietà, come Ogliarola e Cellina di Nardò, poco adatte alla raccolta meccanizzata, che richiedono l’utilizzo di più manodopera e l’impiego di maggiori risorse per cura, potatura e raccolta del frutto rispetto ad altre cultivar, mentre la FS-17, praticamente un cespuglio, molto produttiva, permette la gestione interamente meccanizzata.

Crisi dell’olivicoltura precedente a CoDiRO e Xylella

In verità già da molti anni l’olivicoltura pugliese vive una situazione di crisi, certamente non dovuta a xylella o altri patogeni, e da tempo si parla delle possibili soluzioni nelle varie sedi, a livello accademico, politico, tra le associazioni di categoria, prospettando una riconversione dell’agricoltura, con il passaggio alla produzione intensiva e la sostituzione, quindi, degli uliveti tradizionali con quelli adibiti a nuove varietà.


Ma questo piano è ostacolato dalle leggi di tutela del paesaggio olivicolo che ne prevedono il divieto di abbattimento.

Nel 2012, il Centro studi Confagricoltura Puglia Elaborazioni, ha prodotto un documento dal titolo “L’olivicoltura pugliese – Criticità e sviluppo“, elaborato dall’agronomo Fabio Lazzari, consulente per Aprol e CRSFA “Basile Caramia”, con il coordinamento di Umberto Bucci e Carlo Zambelli, di cui pubblichiamo un estratto:

‘La produttività delle aziende olivicole pugliesi è, in molti casi, fortemente condizionata dalla rigidità strutturale connessa alla diffusa presenza di piante secolari. Queste, spesso aventi carattere monumentale, male si conciliano con un esercizio efficiente e redditizio. I costi di produzione sono proibitivi per queste realtà aziendali, specie per le aziende che puntano alla qualità.

Gli ulivi monumentali, oltre a rappresentare un vincolo di tipo tecnico-economico a seguito degli ultimi provvedimenti regionali si configurano come un vero e proprio vincolo normativo. Infatti, proprio in relazione al valore ambientale e culturale degli oliveti pugliesi, la Regione Puglia ha voluto tutelare, con la legge regionale n. 14 del 2007 gli alberi di ulivo secolare che presentano caratteri di monumentalità.

Tale legge obbliga di fatto gli olivicoltori, senza corresponsione alcuna, a regimi produttivi non remunerativi, limitando fortemente la capacità di sviluppo imprenditoriale, nel nome di benefici (ambientali, culturali, paesaggistici, ecc.) di cui gode la società intera.’

uliveto-superintensivo-raccolta-meccanizzataLa tutela degli ulivi monumentali sarebbe quindi d’ostacolo alla rimuneratività. Lo stesso concetto era stato affermato, in maniera decisamente più esplicita, in una pubblicazione del 2010 del professor Angelo Godini, del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali dell’Università di Bari, dal titolo “L’olivicoltura italiana tra valorizzazione e innovazione“.

Godini parla della necessità di abbattere centinaia di migliaia di ettari di uliveti “in esubero” ‘che cesseranno di fornire reddito e dei quali dovrà pure proporre la sorte!’. La soluzione per il docente sarebbe quella di rivedere le leggi nazionali di divieto di abbattimento degli alberi d’olivo e di tutela del paesaggio olivicolo, ‘con conseguente assunzione di scelte anche dolorose’ (cioè eliminare gli uliveti “in esubero”) e ‘preservare dalla scomparsa i modelli più rappresentativi con creazione mirata di “oasi paesaggistiche”’.

‘Una volta aperte le porte all’importazione e venuti meno i sussidi UE – scrive Godini – si tratterà allora di vedere a chi chiedere le risorse per fare sopravvivere l’intera olivicoltura italiana come componente essenziale del paesaggio’.

Il docente conclude così:

‘…la competenza chiama in causa le politiche nazionali e regionali d’indirizzo e mi rendo perfettamente conto che è anche il più difficile da affrontare e portare a soluzione.

Per esso esistono due possibilità: quella di sottoporre a pacata e serena revisione le Leggi del 1945, del 1951 e del 2004 di divieto di abbattimento e/o di tutela del paesaggio olivicolo, con conseguente assunzione di scelte anche dolorose oppure quella, che però ancora oggi mi rifiuto di prendere in considerazione e che posso chiamare “di decidere di ….non decidere’.

Non è quindi un mistero che l’olivicoltura fosse in crisi da tempo, non a causa dei disseccamenti, così come appare abbastanza chiaro che gli ulivi monumentali e la tutela del paesaggio, in certe sedi, sono considerati d’ostacolo allo sviluppo.

Sarà anche lecito chiedersi se il salvataggio del patrimonio e del paesaggio olivicolo tradizionale sia un obiettivo effettivamente perseguito a vari livelli, dal momento che prima della “venuta” della xylella il patrimonio olivicolo tradizionale era identificato come il problema, come la causa (o concausa) di scarsa redditività e improduttività. Insomma: perché curare ciò di cui ci si voleva disfare?

Qualunque sia la causa o le cause del disseccamento degli ulivi, la xylella, essendo un batterio da quarantena, ha sicuramente rappresentato un fenomeno catalizzatore che sta agevolando l’obiettivo di riconvertire l’olivicoltura: non solo ha permesso di sbloccare consistenti erogazioni di fondi europei e nazionali, ma ha permesso anche di derogare ai divieti di abbattimento e alle tutele degli olivi, senza bisogno che il legislatore mettesse mano a queste leggi.

Obiettivo riconversione agricola

raccolta-meccanizzata-oliveIl polo di ricerca di Bari è da anni fortemente orientato verso l’innovazione della produzione olivicola, con l’intento di favorire il passaggio all’agricoltura intensiva e superintensiva, grazie soprattutto allo studio e alla sperimentazione di diverse varietà di ulivo che meglio si conciliano con questo tipo di produzione.

Proprio la Fs 17 “Favolosa” , quella considerata resistente alla xylella, è quella che avrebbe ottenuto i risultati migliori in termini di produzione cumulata. Si tratta di una cultivar tra le migliori per la produzione meccanizzata.

‘La ricerca italiana – scrive il ricercatore Salvatore Camposeo nel 2015  – sta proseguendo in modo celere, con l’obiettivo di valutare l’adattabilità del maggior numero possibile di varietà italiane alla raccolta meccanica con scavallatrice. L’Università di Bari sta allestendo un quarto campo sperimentale di tre ettari con l’obiettivo di studiare nuove forme di allevamento dell’olivo ad alta densità, di mettere a punto criteri di potatura specifici, di valutare sia nuovi genotipi derivanti da miglioramento genetico che altre cultivar tradizionali italiane, di mettere a punto la gestione del suolo e dell’acqua in impianti ad alta densità.’

Fonti:

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Laureato in giurisprudenza, scrivo, racconto, facendomi domande, senza cercare risposte facili. Più che giudicare mi interessa comprendere. Sono stato cofondatore e caporedattore della Testata TagPress.it. Al momento gestisco il blog SalentoMetropoli.it e collaboro come freelancer per altre testate.

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