Chi portò TAP a San Foca? Davvero erano tutti favorevoli?

tap a san foca

L’ex Sindaco di San Donato Ezio Conte lancia accuse sull’approdo di TAP a San Foca: ‘Eravamo tutti d’accordo nessun contrario. In questi anni i politici che si sono opposti lo hanno fatto per racimolare voti mentendo sapendo di mentire.’ Ma i fatti raccontati non sembrano collimare con gli eventi.

Periodicamente torna in auge la questione delle responsabilità “storiche” sulla scelta di San Foca come punto di approdo per il gasdotto TAP, talvolta per fare il bastian contrario, altre volte per tentare di destabilizzare l’opposizione a quest’opera. E’ sicuramente interessante conoscere e capire quali interessi ruotavano intorno a questo progetto, chi pensava di mangiarci, chi ha anteposto interessi di parrocchia o personali a quelli pubblici. Meno comprensibile, invece, è il senso di lanciare accuse che sollevano polveroni senza nulla aggiungere alla verità che già si conosce e l’unico effetto è quello di distogliere l’attenzione dalle questioni più attuali.

L’ultimo, in ordine cronologico, a tirare fuori l’argomento è stato l’ex Sindaco di San Donato Ezio Conte, il quale, dopo le esternazioni di Sergio Blasi, su Facebook ha scritto:

‘Basta chiacchiere sulla TAP.
Sul Gasdotto i sindaci erano tutti d’accordo. Ero presente come sindaco di San DONATO quando il sindaco di Melendugno, il compianto Vittorio POTI, Ci convoco’ a Melendugno con i responsabili TAP; tutti d’accordo nessun contrario. In questi anni i politici che si sono opposti lo hanno fatto x racimolare voti mentendo sapendo di mentire. Ora, vedrete, si accoderanno tutti per discutere sui ristori. Se così sarà, che i benefici vadano ai cittadini del Salento e gli interessati chiedano la riduzione del metano del 50% sulla bolletta.’

Conte lancia quindi accuse generalizzate, senza fare nomi, se non quello del defunto Vittorio Potì, zio dell’attuale Sindaco Marco Potì e senza fare precisi riferimenti temporali.
Ma in questa vicenda le date sono fondamentali, perché quella del progetto TAP è una storia a puntate e bisogna stare attenti all’ordine degli accadimenti.


Incalzato dagli utenti Facebook, Conte indica come favorevoli anche gli ex Sindaci di Cavallino, Vernole, Lizzanello. In una successiva intervista al Quotidiano di Puglia, pubblicata il 16 settembre, Conte racconta altri particolari, che però non sembrano collimare con la dinamica degli eventi.

Il progetto corrente, l’ultimo, fu presentato nel 2013, quando Vittorio Potì era già morto. Il primo cittadino di Melendugno era Marco Potì e l’infrastruttura sarebbe ricaduta interamente nel territorio di Melendugno. Il progetto ottenne la VIA favorevole a settembre dell’anno successivo, con l’opposizione di Regione, enti locali, associazioni e Ministero dei Beni culturali. Il Comune di San Donato non era nemmeno coinvolto nel progetto, per cui i fatti a cui si riferirebbe Conte non potrebbero che essere antecedenti. Andiamo con ordine.

TAP da Brindisi a San Foca

Inizialmente TAP avrebbe dovuto approdare a Brindisi. Nel 2010 la società aveva già il progetto esecutivo, ma anziché iniziare i lavori decise di cercare un altro approdo, forse – si vocifera – per non dover sopportare i costi di bonifica di parte del percorso, ricadente in un’area fortemente inquinata di interesse nazionale, da riqualificare. Se così fosse il cambio di approdo non sarebbe dovuto a ragioni ambientali, ma prettamente economiche.

Chi sia stato a suggerire il territorio di San Foca per l’approdo di TAP non è chiaro. Nell’intercettazione di una conversazione telefonica, nel 2009, intercorsa tra Giampaolo Tarantini (divenuto celebre per essere il fornitore di escort di Berlusconi) e Roberto De Santis (di Martano, braccio economico di Massimo D’Alema) si parlava di un “progetto enorme”, il TAP appunto. In particolare De Santis, attraverso Tarantini, avrebbe chiesto aiuto a Berlusconi (allora premier) per il via libera al progetto. Un progetto che si poneva in “concorrenza” con due altri progetti di gasdotto, uno con approdo a Otranto e l’altro con approdo a Brindisi.

Qualcuno ha pensato a De Santis come facilitatore, mediatore, colui che avrebbe portato il TAP a San Foca. Tuttavia non è possibile andare oltre le congetture. In, un’intervista a TrNews, De Santis raccontò di essere stato consigliere d’amministrazione della società Avelar, che aveva interesse nel TAP, in virtù di accordi stipulati con la società svizzera EGL (la società madre di TAP). Ma questo solo fino al 2010, fino a che questi accordi non sono venuti meno.

Altre voci, diffusesi in questi anni, attribuiscono la decisione di spostare l’approdo a San Foca proprio a Vittorio Potì e alla sua amministrazione. Tuttavia nemmeno queste voci appaiono fondate.

Primo progetto TAP a San Foca presentato ad ottobre 2011

Dopo Brindisi, il primo progetto preliminare con approdo a San Foca è stato presentato a ottobre 2011 e prevedeva l’approdo in località Punta Cassano, 500 metri più a nord rispetto a San Basilio (quello attuale), percorrendo 21 chilometri nell’entroterra, attraversando i territori di Vernole, Castrì per arrivare ad una località tra San Donato e Galatina, Lago Rosso (località in cui oggi sorge un ampio parcheggio usato perlopiù da scambisti). Qui sarebbe sorta la centrale di depressurizzazione (PRT).

Si racconta che Vittorio Potì fosse interessato a conoscere il progetto e ad approfondire il discorso delle compensazioni. In un’intervista sul Quotidiano di Puglia del 15 aprile 2011, quando ancora il progetto non era stato presentato, Vittorio Potì aveva dichiarato che bisognava approfondire tutto e valutare senza pregiudizi. Morì il 24 ottobre 2011, alcuni giorni dopo la presentazione del progetto.

L’idea progettuale fu subito bocciata con osservazioni negative presentate da enti locali e associazioni, tra cui quella del Comune di Cavallino. Il progetto fu quindi ripresentato nel febbraio 2012, con una variante che prevedeva solo 5 chilometri di percorso a terra, interessando i soli Comuni di Melendugno e Vernole. Morto Vittorio Potì, le osservazioni negative a questo secondo progetto furono firmate dal Vicesindaco Mauro Russo, in data 19 marzo 2012. Anche il Comune di Vernole bocciò il progetto preliminare.

Dunque Vittorio Potì non ebbe nemmeno modo di vedere il progetto, mentre i Comuni menzionati da Conte (quelli “tutti d’accordo”) diedero tutti parere negativo. L’accusatore Ezio Conte parla anche di un incontro che sarebbe avvenuto tra i Sindaci, tra cui Vittorio Potì, i vertici stranieri e perfino Giampaolo Russo. Ma quest’ultimo è divenuto country manager di TAP solo nel 2012, quando il primo non era più in vita. In precedenza non sembra avesse incarichi in TAP.

Dunque c’è qualcosa che non torna, sia a livello temporale, ma anche a livello amministrativo, visto che fino a quel momento (ed anche successivamente) non sembrano esserci pareri favorevoli al progetto, il quale peraltro era solo di massima e necessitava di approfondimenti.

TAP a San Foca: a marzo 2012 il primo progetto per la VIA bocciato

Il progetto definitivo viene presentato al Ministero dell’Ambiente nel marzo 2012, per avviare la procedura di valutazione d’impatto ambientale (VIA), che registra pareri negativi da parte dei Comuni di Melendugno, Vernole, Castrì e Caprarica, del Ministero dei beni culturali, e il provvedimento finale di diniego da parte del Ministero dell’Ambiente a settembre 2012.

Decisivo per la bocciatura è stata l’individuazione come area del PRT di un terreno che sorge a ridosso dell’area archeologica di Pozzo Seccato e dell’Ecomuseo dei paesaggi di pietra di Acquarica di Lecce (frazione di Vernole).

Nuova amministrazione a Melendugno e nuovo progetto TAP a San Foca

Nel frattempo, a maggio 2012, ci sono nuove elezioni a Melendugno e vince Marco Potì, nipote di Vittorio, poi riconfermato anche nella tornata elettorale del 2017. Marco Potì era completamente estraneo alle vicende accadute fino ad allora e al momento del suo insediamento il Comune aveva già presentato le proprie osservazioni sul progetto TAP, il quale si arenerà a settembre con la bocciatura da parte del Ministero dell’Ambiente, come già ricordato.

A settembre 2013 viene presentato un nuovo progetto, l’ultimo, con un diverso punto d’approdo, individuato nella spiaggia di San Basilio, con un percorso “on-shore” di otto chilometri, che termina alla Masseria del Capitano, a Melendugno, dove dovrebbe sorgere la centrale PRT da 12 ettari. Fin da subito al Comune di Melendugno viene costituita una commissione tecnica per lo studio del progetto e le osservazioni presentate sarano state tutte negative.

Essere disponibili a conoscere e ad approfondire un progetto non significa essere d’accordo o approvare il progetto. Ad ogni modo le pubbliche amministrazioni parlano attraverso atti amministrativi e comportamenti concreti e non risulta dal 2011 ad oggi alcun provvedimento favorevole a TAP da parte degli enti locali coinvolti.

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Laureato in giurisprudenza, scrivo, racconto, facendomi domande, senza cercare risposte facili. Più che giudicare mi interessa comprendere. Sono stato cofondatore e caporedattore della Testata TagPress.it. Al momento gestisco il blog SalentoMetropoli.it e collaboro come freelancer per altre testate.

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