TAP ed estrattivismo: un caso internazionale

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Quattro giorni di studio sull’estrattivismo con accademici di tutto il mondo per studiare il caso TAP, l’aggressione ai diritti e al territorio.

Ci saranno decine di esperti e accademici provenienti da diverse università del mondo per studiare quello che è diventato un caso internazionale, ossia quello legato al gasdotto TAP, alla questione dei diritti e dell’impatto sul territorio, nell’ottica di quel fenomeno chiamato estrattivismo.

Terminato il fermo estivo, è ora imminente la ripresa delle attività da parte della multinazionale Svizzera TAP sul territorio di San Foca.

‘Sono svanite nel nulla – osservano Movimento No TAP è associazione Bianca Guidetti Serra, organizzatori della manifestazione – le promesse pre-elettorali di chi ricopre ora incarichi di governo e lavora in piena continuità con i governi precedenti. L’aggressione al territorio ed ai diritti della popolazione salentina è talmente evidente che è diventata un caso di studio internazionale, a pari di ciò che accade in paesi già noti per la limitazione dei diritti umani.’
‘Per questo – spiegano – siamo lieti di accogliere la proposta del Transnational Institute di Amsterdam di co-organizzare in Salento un workshop internazionale sul tema “Estrattivismo e Repressione, una guerra invisibile a chi difende la propria terra”. Dal 4 al 7 di ottobre, a Melendugno, saranno presenti studiosi dei fenomeni repressivi collegati, in tutto il mondo, alla realizzazione di grandi opere inutili, imposte e dannose.’

Ricercatori universitari provenienti da Nord Europa, Stati Uniti, Italia, Canada e Sud America, assieme ad esponenti del Tribunale Permanente dei Popoli e di associazioni quali RE:Common e A Sud, si incontreranno con attivisti che si battono, in Salento e altrove, per la difesa della propria terra dalle politiche estrattive delle multinazionali.

Giovedì 4 ottobre alle ore 17.00 la delegazione internazionale, composta dai partecipanti al workshop, si recherà presso il cantiere di San Basilio per verificare i danni già arrecati dal TAP alla comunità locale di Melendugno, e per lanciare un messaggio a chi costruisce zone rosse e impone stati di assedio.
Un messaggio che dice:

‘Noi siamo qui. Vi guardiamo e continueremo a guardarvi. Denunceremo ciò che succede nelle aule delle università di tutto il mondo”.

Durante tre giorni di workshop all’Oratorio di Borgagne, docenti ed attivisti avranno la possibilità di approfondire le modalità della criminalizzazione dei movimenti, che vengono attuate in tutto il mondo (mediante dispositivi poliziali, giudiziari, politici e mediatici) per mettere a tacere l’opposizione di quei territori che rifiutano di essere devastati in nome del profitto altrui.
In tutto il mondo, infatti, il saccheggio delle risorse e la distruzione dell’ambiente, della salute e delle economie delle comunità locali, non possono avvenire che con l’uso della forza e dell’intimidazione, attraverso politiche di “pacificazione” finalizzate ad imporre alle popolazioni colpite una “sottomissione pacifica”.
Gli ospiti internazionali verranno ad indagare come queste dinamiche si siano sviluppate qui, sia nell’ambito dell’imposizione manu militari della Trans Adriatic Pipeline, che in riferimento agli altri fenomeni di estrattivismo speculativo.

I partecipanti al workshop riceveranno in dono un dossier sulle violazioni dei diritti subite dai difensori salentini della terra, redatto sulla base di quelle Linee Guida OSCE che lo Stato italiano recepisce ma non rispetta.

Per coinvolgere la popolazione di Melendugno e dei comuni limitrofi, i documenti conclusivi del workshop saranno presentati pubblicamente, domenica 7 ottobre alle ore 16 presso il Nuovo Cinema Paradiso di Melendugno.

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