TAP: finita la farsa del Governo sulla revisione del progetto

no al gasdotto - manifestazione no tap no snam sulmona

‘Costi insostenibili’, dichiara Conte, senza dimostrarlo. Rischio spaccatura nel M5S. I No TAP chiedono le dimissioni dei parlamentari M5S e del Governo. Mamme No TAP: ‘Non abbiamo bisogno di altra ipocrisia, non abbiamo bisogno di attenzioni: rivendichiamo Diritti, Dignità, Orgoglio!’

Il gasdotto TAP si deve fare, perché costerebbe troppo non farlo, tutto il resto non conta. Questa è in sostanza la motivazione fornita dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

‘Abbiamo fatto tutto quello che potevamo, non lasciando nulla di intentato. Ad oggi non è più possibile intervenire sulla realizzazione di questo progetto che è stato pianificato dai governi precedenti con vincoli contrattuali già in essere. Gli accordi chiusi in passato ci conducono a una strada senza via di uscita. Ora però – dice Conte – è arrivato il momento di operare le scelte necessarie e di metterci la faccia. Prometto un’attenzione speciale alle comunità locali perché meritano tutto il sostegno da parte del Governo’.

Ma quello dei “costi insostenibili” di cui parla Conte, in caso di interruzione dell’opera, è un argomento del tutto infondato. Infatti, alle richieste d’accesso civico generalizzato (cd. “Foia”) presentate da Comune di Melendugno, associazioni, cittadini, i Ministeri interpellati hanno dichiarato di non avere informazioni o dati in merito a presunti penali e costi di abbandono dell’opera e l’analisi costi benefici connessi alla realizzazione del gasdotto.

Sulla base di cosa Conte parla di costi insostenibili?

In particolare, come affermato dal MISE, le uniche dichiarazioni (informali, tra l’altro) sui possibili costi di rinuncia all’opera provengono la maggiore azionista di TAP, la società Azera Socar, cioè dal soggetto maggiormente interessato alla realizzazione del gasdotto TAP. Alle quali si è aggiunta quella verbale del Sottosegretario del MISE Andrea Cioffi, anch’essa non documentata.

La realtà appare ben diversa, e appariva tale fin dall’inizio. Questo Governo, come i precedenti, aveva già deciso di assecondare questa controversa opera, nascondendosi dietro la foglia di fico dei “costi insostenibili” e della “legittimità formale“.

Ha vinto la linea della Lega Nord ed il castello di carta eretto dal Movimento 5 Stelle si sta sgretolando pezzo dopo pezzo, rinuncia dopo rinuncia, si è piegato alla volontà dell’alleato pur di mantenere in vita questo strana compagine governativa.

Questa “défaillance” rischia di spaccare il movimento di Grillo. Già da qualche mese diversi attivisti non si riconoscono in ciò che è diventato il Movimento e dopo il via libera a TAP, alcune crepe potrebbero non essere più sanabili. Un messaggio inviato da un deputato campano del M5S, condiviso da altri colleghi, esprime in maniera evidente il disappunto:

Tap era una nostra bandiera, ma la sacrifichiamo all’altare di un governo che ci sta cannibalizzando…’.

Se – come hanno sempre sostenuto i pentastellati – TAP è un’opera inutile e dannosa, fortemente impattante e rappresenta un rischio e una minaccia per il territorio, per l’ambiente, per la salute, per la sicurezza e per l’economia, con una centrale di depressurizzazione posta ridosso dei centri abitati, allora non si mettere sullo stesso piano la pelle dei cittadini con ipotetici costi di abbandono.

Che il M5S fosse disposto a barattare la lotta contro TAP pure di fare un Governo, è dubbio che era stato paventato già in occasione delle trattative avviate con il PD, ad aprile, quando nel schema di contratto di governo spuntava un controverso paragrafo:

“Un Paese da ricostruire: investire nelle infrastrutture”

‘Ulteriori interventi condivisi riguarderanno […] le infrastrutture relative al gas, relativamente al quale è essenziale la sicurezza degli approvvigionamenti; la produzione dell’energia, per la quale le parti convengono che è giunto il tempo di privilegiare il risparmio energetico e la produzione dalle fonti attualmente collocate al massimo grado di sostenibilità.’

Alla richiesta di chiarimenti, la senatrice Daniela Donno rispose:

‘Per noi non è cambiato nulla, quest’infrastruttura resta un’opera inutile e dannosa e continueremo ad opporci alla sua realizzazione. Non molliamo di un millimetro’.

Ma, all’insistenza del sottoscritto, senatrice si rese irreperibile bloccando della ricezione chiamate e messaggi, anche su Whatsapp.

Il Movimento No TAP si aspetta le dimissioni dei parlamentari del M5S

La notizia del Sì al gasdotto, peraltro aspettato, non ha non ha scalfito il fronte No TAP, che non si arrende e chiede a gran voce le dimissioni dei parlamentari del M5S, i quali hanno disatteso gli impegni assunti, compressi quelli scritti, nei confronti dei cittadini del Salento, premettendo il blocco immediato di TAP.


Alcuni parlamentari pentastellati, tra cui il Ministro per il Sud Barbara Lezzi, avevano annunciato nei giorni scorsi che avrebbero incontrato i cittadini a Melendugno, qualunque fosse stata la decisione del Governo. Ma i cittadini sono sul piede di guerra e di certo non saranno accolti come eroi, ma come dei rappresentanti del popolo che hanno fallito miseramente nel loro intento, che si sono arresi al primo ostacolo. Si preannuncia una forte contestazione.

‘La battaglia continua su tanti tavoli, dal territorio all’Europa. Per quanto riguarda i politicanti che hanno fatto campagna elettorale in zona TAP, è arrivata l’ora di rassegnare le dimissioni’, dichiara Gianluca Maggiore, portavoce del Movimento No TAP.

‘Ci sarebbe da chiedere al premier Conte – prosegue – se con “attenzione speciale alle comunità locali” intende un’infermeria vicino al cantiere per le manganellate elargite dalle forze dell’ordine.
Siamo qui sui luoghi della TAP ad aspettare, vogliamo vedere se gli eletti m5s saranno dalla parte della popolazione dimettendosi, o dalla parte di chi vuole imporre l’opera con la forza’. Aggiunge, poi, e che ‘le dimissioni sono un atto di decenza politica’.

In una nota successiva, il Movimento No TAP scrive:

‘#DIMETTETEVI TUTTI!!! #governo #cambiamento
Lo sanno i nostri governanti, o almeno una parte di essi, quello che abbiam subito in quelle campagne. Se gli ulivi potessero parlare, sarebbero testimoni di quanto stiamo scrivendo, la repressione gratuita che abbiamo subito nelle notti a controllare quello che succedeva nel cantiere. La documentazione è nelle loro stanze e non possono far finta di niente. Ma questo è scomparso dal mondo dell’informazione.

Non potete nascondervi dietro una frase ‘sono No Tap’ e dicendo che le autorizzazioni date sono legittime, di fatto, scaricando le responsabilità ad altri. Se avete le palle come le stelle rimettete il vostro mandato! DIMETTETEVI!’

Il gruppo Mamme No TAP si rivolge direttamente al premier, dichiarando:

Al grido di “Onestà, Onestà, Onestà” i parlamentari di questo governo, da lei presieduto Sig Giuseppe Conte, hanno basato la campagna elettorale, blaterando di ambiente, sviluppo sostenibile ed energia pulita quali vessilli di battaglie civili e di un tanto auspicato “Cambiamento” da parte dei cittadini.

Lei, premier di questo governo, lei si è autoproclamato “l’avvocato di tutti gli italiani” ed ora dichiara di voler prestare particolare attenzione alla nostra Comunità. No, grazie! Noi siamo stanchi di affermazioni e slogan privi di significato, siamo stanchi di promesse disattese e di interpretazioni fantasiose. Noi non desideriamo ricevere attenzione da parte del governo. Rivolgete da qualche altra parte le vostre “preziose attenzioni”, perché qui i problemi sono nati proprio dai troppi interessi che hanno “attenzionato” questa terra. Non abbiamo bisogno di altra ipocrisia, non abbiamo bisogno di attenzioni: rivendichiamo Diritti, Dignità, Orgoglio!
La vostra presenza qui non ci addomesticherà, respingiamo al mittente la vostra offerta.
Basta Danno, Basta Beffa!

Dopo le manifestazioni davanti alle Capitanerie di Porto di Otranto e Gallipoli, dei giorni scorsi, contro la decisione di autorizzare i lavori a mare di TAP, una nuova manifestazione è prevista per domenica 28 ottobre a San Foca, a partire alle ore 10.

Continuano inoltre le attività informative e le iniziative di tipo giuridico, non solo sul piano giudiziario, con la partecipazione e il supporto di avvocati volontari, difensori dei diritti umani, tecnici, esperti associazioni e liberi cittadini.

La questione TAP non è ninby, non è solo legata al deturpamento di una spiaggia o alla decisione sul migliore approdo possibile. Ad essere minacciati ci sono la sicurezza, il diritto al clima, il diritto all’informazione e alla partecipazione.

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Laureato in giurisprudenza, scrivo, racconto, facendomi domande, senza cercare risposte facili. Più che giudicare mi interessa comprendere. Sono stato cofondatore e caporedattore della Testata TagPress.it. Al momento gestisco il blog SalentoMetropoli.it e collaboro come freelancer per altre testate.

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