TAP: Di Maio mente due volte sulle penali

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Non c’è alcun contratto che preveda penali e non c’è nessuna carta presso i Ministeri che conferma parla di costi di abbandono dell’opera. Sulle penali da pagare a TAP Di Maio non dice il vero. Ma in nome di cosa sono stati sacrificati i cittadini?

Il Movimento 5 Stelle sulla questione TAP ha fallito miseramente, non solo perché ha avallato la realizzazione della controversa opera, ma anche nel mondo in cui l’ha fatto.

Su TAP, Di Maio, Ministro dello Sviluppo Economico e Vicepresidente del Consiglio, cerca di metterci una toppa, troppo piccola rispetto allo strappo con il territorio e con gli elettori su uno dei punti più importanti della campagna elettorale, per il quale il suo partito ha anche assunto un impegno scritto con il Comune di Melendugno.

Di Maio, in particolare, afferma che prima di diventare Ministro non sapeva delle penali di TAP e di averlo scoperto solo una volta ottenuto l’incarico istituzionale, dopo aver studiato le carte.

Già con queste dichiarazioni avrebbe ammesso la sua inettitudine: un conto è lasciarsi andare con parole in libertà, nelle piazze o dai banchi dell’opposizione; un altro è trovarsi a governare.


Ma a parte l’uscita infelice, la sua giustificazione non regge sotto altri punti di vista, perché l’affermazione contiene due bugie.

La prima riguarda l’esistenza delle penali, la seconda il fatto di aver saputo di queste penali dopo aver studiato le carte. In realtà non esistono penali oppure, se esistono, sono tenute segrete per qualche ragione ignota.

tap di maioLe penali consistono in somme di denaro stabilite in un contratto, nel caso in cui una delle parti decida di recedere senza giusta causa o giustificato motivo. Ma tra TAP e il Governo italiano non esiste alcun contratto. I contratti che regolano questo tipo di opere si chiamano Host Government Agreement (HGA).

Già TAP ad aprile 2017 rispose che non è stato sottoscritto alcun accordo HGA e che non sono state stabilite penali, confermato successivamente anche da una risposta ufficiale del Direttore generale del Ministero dello Sviluppo economico (MISE), Gilberto Dialuce, in risposta ad una richiesta di accesso agli atti presentata proprio dalla Senatrice del M5S Daniela Donno.

Ieri sono anche arrivate le smentite di esponenti dei precedenti governi, come Maria Elena Boschi, Carlo Calenda, Teresa Bellanova.

La seconda bugia: su TAP Di Maio ha studiato le carte

Di Maio avrebbe studiato le carte del suo Ministero, comprendendo che esisterebbero penali insostenibili per il Governo, che arriverebbero a 20 miliardi di euro. Ma proprio il suo Ministero, giorni addietro, aveva risposto di non avere a disposizione dati e informazioni circa eventuali costi di abbandono dell’opera. Allora quali carte su TAP ha studiato Di Maio?

Il MISE precisa che le uniche fonti che parlano di ipotetici costi sono delle dichiarazioni informali, non scritte, emerse durante l’incontro a Baku tra i rappresentanti dei Governi italiano e azero e gli azionisti TAP, tra cui Socar. Proprio i rappresentati di quest’ultima, maggiore azionista di TAP, ha parlato dei possibili costi di abbandono.


In realtà non è stata affatto approfondita la questione, in quanto – come da normativa comunitaria e internazionale – avrebbe richiesto una analisi costi – benefici, che in realtà non è stata fatta, come ammesso da 5 Ministeri interpellati.

Eventuali costi di rinuncia all’opera vanno valutati nell’ottica del risarcimento di eventuali danni subiti e costi di investimento già effettuati da TAP e dagli investitori, ma nella valutazione occorre anche valutare eventuali ritardi, adempimenti, ottemperanza e inottemperanze alle prescrizioni ed illeciti (civili, amministrativi e penali) potenzialmente commessi da TAP. Ricordiamo che uno dei cantieri di TAP è sotto sequestro giudiziario, per accertamenti sulla liceità degli spostamenti degli ulivi, mentre una seconda inchiesta dovrà appurare se la normativa Seveso è applicabile al PRT del gasdotto e se ci siano stati dei comportamenti elusivi penalmente rilevanti.

Inoltre la falda acquifera di Melendugno, quella più prossima al cantiere di San Basilio, è risultata fortemente contaminata. Per il Comune la causa è attribuibile ai lavori per la realizzazione del microtunnel. TAP nega, sostenendo che l’acqua fosse contaminata già in precedenza, ma senza fornire i dati, dei quali dovrebbe essere a disposizione, dal momento che le prescrizioni imponevano analisi monitoraggio della falda anche ante operam (già dal 2016).

Solo dopo aver valutato complessivamente e approfonditamente la situazione si potrebbe abbozzare un discorso su eventuali risarcimenti dei danni.

L’atteggiamento dei grillini al Governo, piuttosto, sembra vole nascondere il fatto che la rinuncia a bloccare il gasdotto sia una pesante tributo da pagare per mantenere in piedi questo Governo. Perché, come diceva la Lezzi, la Lega vuole il gasdotto TAP, altrimenti sarebbero già intervenuti.

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Ma se TAP, come hanno sempre sostenuto i pentastellati, è inutile, dannosa, pericolosa per la salute, per l’ambiente, per il clima e per la sicurezza dei cittadini, oltre che per il turismo, l’economia locale ed il paesaggio, allora in nome di cosa stanno sacrificando questa lotta di popolo? Per i soldi o per assecondare la volontà politica di qualcun altro? E’ più importante la pelle dei cittadini o la cassa? O, peggio ancora, i cittadini sono stati barattati con un accordo di governo con la Lega (peraltro già disatteso)?

Oppure su TAP Di Maio e i grillini ci diranno che si sono sbagliati e che, ora che sono al Governo, si sono resi conto che quest’opera non è poi questo mostro che hanno dipinto in tutti questi anni?

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Laureato in giurisprudenza, scrivo, racconto, facendomi domande, senza cercare risposte facili. Più che giudicare mi interessa comprendere. Sono stato cofondatore e caporedattore della Testata TagPress.it. Al momento gestisco il blog SalentoMetropoli.it e collaboro come freelancer per altre testate.

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