‘Dovete fare la fine di Desirée’: così i salviniani contro studentesse minorenni

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Studentesse delle superiori scese in piazza a manifestare contro Salvini e il Governo Lega-M5S pesantemente insultate da filo-fascisti e salviniani. Augurano loro stupri una morte come quella toccata alla povera Desirée, sulle cui sofferenze e la triste sorte in tanti hanno speculato…

Quanta ipocrisia c’è stata sul caso Desirée, la giovane ragazza morta in circostanze non del tutto chiarite, dopo essere stata abusata, nel quartiere San Lorenzo a Roma? E’ vero che se alcuni dei responsabili di queste crimini non fossero stati stranieri, la povera ragazza sarebbe stata solo “una drogata che se l’è andata a cercare”?

Venerdì scorso si è celebrato il “No Salvini Day”, con manifestazioni in diverse città italiane degli studenti delle scuole superiori, per protestare contro le politiche xenofobe del Governo Lega – M5S. Tra i vari cortei, gli striscioni esibiti e gli slogan urlati, in un clima pacifico e festoso, sono stati segnalati anche degli episodi meno “concilianti”, per usare un eufemismo. Alcuni studenti, infatti, hanno bruciato le bandiere della Lega e del M5S, mentre alcuni striscioni esibiti portavano delle scritte quantomeno discutibili.


In particolare, alcune studentesse, a Milano, hanno fatto un selfie insieme, in cui si vede una di loro issare un cartello con scritto:

‘Il mio sogno nel cassetto non è stato rimosso, S**Vini sappia che a Piazzale Loreto c’è ancora posto’

Il testo ha un contenuto violento, con un riferimento alla morte del vicepremier. Si tratta della citazione del testo di un brano del rapper Kento.

Piazzale Loreto

A piazzale Loreto Durante, agli sgoccioli della seconda guerra mondiale, il 10 agosto del 1944, avvenne una strage fascista, che costò la vita a 15 partigiani antifascisti. Ed è proprio lì, in quel luogo simbolico, che i partigiani si vendicarono, il 28 aprile 1945, appendendo i cadaveri a testa in giù di Benito Mussolini, della sua amante Claretta Petacci, e di 18 gerarchi fascisti, uccisi nel corso della Resistenza antifascista che pose fine alla Repubblica di Salò.

Salvini non fa molto per distanziarsi dal fascismo, nonostante il suo passato da comunista, e in molte occasioni ama stare in quella zona grigia, forse per strizzare l’occhio ai neofascisti, che sicuramente apprezzeranno. Come quando cita slogan in voga durante il “Ventennio”.

In ogni caso non si può dire che lo slogan della studentessa mandi un messaggio di pace e amore. La ragazza è molto giovane, spetta agli adulti dare il buon esempio, facendo capire che i messaggi di odio e violenza sono sbagliati, che non si augura la morte a nessuno e che prima di ogni cosa viene il rispetto del prossimo e che – parafrasando una parabola cristiana – non bisogna fare ad altri ciò che non si vuole venga fatto a noi stessi.

Salvini e la gogna mediatica

Il diretto interessato ha risposto con la gogna mediatica, pubblicando la foto di queste studentesse minorenni, accompagnata da una faccina sorridente a testa in giù, con evidente riferimento al cadavere di Mussolini, e commentando:

‘Poverette, e ridono pure…’

L’attacco degli studenti

Il coordinamento dei collettivi studenteschi, ha condannato l’atto di Salvini e lo ha attaccato:

‘Dichiara di essere contrario alla violenza sulle donne, quando poi è il primo a “dare in pasto” ai social una studentessa, rendendola soggetta alla stessa violenza contro cui, a chiacchiere, si è schierato.

Il ministro che ha fatto dell’ignoranza e del razzismo le sue parole d’ordine accusa gli studenti di essere fomentatori d’odio, mentre le sue leggi, le sue politiche e le sue dichiarazioni dimostrano il contrario.’

Gli esempi dei seguaci del “capitano”

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Screenshot Coordinamento Collettivi Studenteschi

Ma è dai seguaci di Salvini che arrivano i “migliori” esempi. Sono persone adulte, uomini e donne, genitori con figli, magari coetanei di quelle ragazze, qualcuno forse già nonno. “Paladini” della difesa delle radici cristiane, magari prescindendo da parabole e vangeli.

Le giovani adolescenti hanno ricevuto migliaia di commenti contenenti insulti sotto al post di Salvini, perlopiù sessisti, inviti a battere le strade, messaggi di morte e l’augurio di essere violentate, di fare la fine di Desirée: ‘zoccole’, ‘puttane’, ‘drogate’, e via alla misoginia più radicale.

Tra questi leoni da tastiera in gabbia, una donna sperava fino all’ultimo che ci potesse essere un altro Carlo Giuliani, cioè che la Polizia sparasse e uccidesse un ragazzo o una ragazza, vedendoci bene nel ruolo della vittima proprio la studentessa messa alla gogna dal Ministro dell’Interno.

L’invito a prostituirsi, a battere il marciapiede (così ‘almeno servite a qualcosa’), a ciucciare ‘c…i’ (soprattutto neri), sono i “consigli più gettonati”. Il riferimento all'”uccello nero” è una costante, un mix di misoginia e razzismo che qui trova il suo apice. Una donna, o anche una ragazza poco più che una bambina, che ha a cuore la causa di chi scappa dall’Africa, non può avere altro fine se non quello sessuale, per questi haters. Un chiodo fisso da feticisti del porno.

C’è chi sogna il ritorno dall’oltretomba del duce, così avrebbe sperimentato ‘la depilazione a caldo su di loro’. Dovrebbe essere una nuova pratica di tortura, nella sua mente perversa.

aquazoo

C’è chi spera che queste studentesse vengano violentate, così invece di ridere piangerebbero, e c’è chi le bolla come delle drogate che si prostituiscono per una dose.

E c’è chi, più esplicitamente, cita Desirée, augurando a loro la stessa fine, adducendo che ‘questi clandestini sbagliano sempre persona’. Insomma, le vittime avrebbero dovuto essere queste 4 ragazze minorenni e chi, come loro, contesta il “capitano”.

L’ipocrisia nella morte violenta di una donna

Ecco che viene fuori l’ipocrisia di quelle persone indignate, arrabbiate, addolorate, per la drammatica sorte toccata a Desirée, ma che non esitano ad augurare la stessa fine ad altre ragazze, anche minorenni. Tra quelle ragazze poteva esserci anche Desirée o Pamela. Non avrebbero esitato a insultare, augurarsi lo stupro e la morte anche per loro, se le circostanze fossero state diverse.

Ma gli aguzzini di Pamela e Desirée (forse non tutti) hanno la pelle nera e le vittime non avevano espresso opinioni politiche antirazziste o sinistrorse. E’ questa la differenza.

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Laureato in giurisprudenza, scrivo, racconto, facendomi domande, senza cercare risposte facili. Più che giudicare mi interessa comprendere. Sono stato cofondatore e caporedattore della Testata TagPress.it. Al momento gestisco il blog SalentoMetropoli.it e collaboro come freelancer per altre testate.

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