Tensione al terzo cantiere TAP, contestati metodi Polizia

tensioni cantiere tap 30 dicembre 2018

Un attivista No TAP fermato, portato in Questura e denunciato perché non ha esibito i documenti, ma l’agente era in borghese. Il Movimento No TAP contesta l’operato della Polizia: ‘Violenza gratuita nei confronti degli attivisti’.

Il 2018 a Melendugno si conclude nella tensione, con cittadini attivisti che contestano e si oppongono come possono ai lavori di TAP, cercando di ostacolare il passaggio dei mezzi di scortati dalla Polizia, che non esita a usare anche le maniere forti per garantire che i lavori procedano indisturbati.

Questa mattina, pur essendo sabato, i mezzi erano di nuovo a lavoro presso la Masseria del Capitano, dove sono in atto le operazioni di allestimento del cantiere del PRT, tra cui l’espianto e la messa a dimora di circa 40 ulivi, di cui alcuni monumentali, avvenuto nei giorni scorsi. Al momento sono circa 700 gli ulivi trapiantati all’interno del canopy, che dovrebbero essere ripiantati nelle loro sedi originarie una volta ultimati i lavori.

Ci sono stati momenti di forte tensione, quando alcune persone si sono messe davanti ad un camion per ostacolare il suo passaggio e le Forze dell’ordine sono intervenute per sgomberare il blocco. Una donna si è messa per terra, ma alcuni agenti l’hanno afferrata per portarla via di peso, al che altri attivisti sono intervenuti in suo soccorso, invitando gli agenti a lasciarla e non farle del male.

Sono stati numerosi i cellulari che hanno ripreso la scena, anche se non si comprendono tutti i dettagli dell’accaduto. La donna sembra sia stata afferrata per le braccia e – dalle voci che si sentono – sarebbe stata trascinata per un po’, prima che la rabbia dei presenti che si avvicinavano si facesse sempre più forte. Iniziano a volare parole grosse, alcuni accusano la Polizia di avere un atteggiamento provocatorio.

Ad un certo punto si sente una voce, proveniente forse un dirigente o un agente della Digos, che dice ‘Mettiamola in macchina, la portiamo in Questura’. E’ a questo punto che inizia il momento di maggiore tensione. Un attivista, un 37enne di Martignano, interviene nei confronti del poliziotto in borghese: ‘Come si permette a dire certe cose?’. I due si avvicinano, discutono, fino a che, spazientito, il poliziotto gli intima di fornirgli i documenti. Ma l’attivista, rilancia: ‘Lei mi dia i suoi’.

Il poliziotto, lo prende e lo porta di forza verso la macchina, coadiuvato da altri agenti, tra la rabbia dei presenti, per poi essere accompagnato in Questura, dove verrà identificato e denunciato a piede libero per essersi rifiutato di esibire i documenti.

Mentre i poliziotti si dirigevano verso la macchina, un agente della Digos ha strattonato con violenza un uomo che si era avvicinato per chiedere spiegazioni, mentre la gente gridava ‘lasciatelo!’.

Può sembrare assurda la sua richiesta dell’attivista fermato di esibire un documento rivolta ad un rappresentante delle Forze dell’ordine, ma se un poliziotto in borghese pretende di conoscere l’identità di una persona o esercita un qualsiasi ordine o prerogativa nei confronti di un cittadino, ha il dovere di palesarsi come poliziotto, mostrando il distintivo.

Altrimenti non sussiste l’obbligo di eseguire l’ordine intimato.

Il Movimento No TAP, dopo l’accaduto, ha diramato un comunicato, lanciando dure accuse nei confronti dell’opera della Polizia, come di seguito riportato.

‘Questa mattina è successo ciò che nessuno potrebbe immaginare in uno stato democratico, un atto di violenza gratuita nei confronti degli attivisti.

Come al solito, alcune famiglie, madri e padri insieme ai loro bambini, sono andati a fare la loro pacifica passeggiata di protesta per manifestare contro quel mostro di imposizioni dal nome TAP. Mentre una donna era seduta per terra per dimostrare il suo attaccamento alla terra, le forze dell’ordine, bardate di tutto punto come se dovessero andare ad intercettare il peggior criminale della storia, hanno iniziato a strattonarla e a trascinarla per terra.

Un attivista, intervenuto in sua difesa, inizia ad essere provocato da un uomo in borghese, il quale intima l’attivista di spingerlo e di mostrargli i documenti. Ma quando l’attivista dice “io non spingo nessuno e mi mostri lei i documenti” (ricordiamo che l’uomo era in borghese), questo viene preso con la forza e condotto in questura!

Quando un altro attivista si avvicina a chiedere spiegazioni, viene violentemente strattonato e buttato a terra da un altro ragazzino, non più che ventenne, sempre in borghese (che poi si capirà essere l’autista della Digos).’

E aggiungono infine:

‘Quando le forze dell’ordine perdono il loro ruolo di DIFENSORI DELLO STATO e si mettono indiscriminatamente al servizio di una multinazionale, si è giunti a ridosso della perdita della democrazia. Quando uno Stato consente certe manifestazioni di violenza, vuol dire che sta conducendo la popolazione ad un silenzio imposto.
Signori, benvenuti nell’anno della repressione.’

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Laureato in giurisprudenza, scrivo, racconto, facendomi domande, senza cercare risposte facili. Più che giudicare mi interessa comprendere. Sono stato cofondatore e caporedattore della Testata TagPress.it. Al momento gestisco il blog SalentoMetropoli.it e collaboro come freelancer per altre testate.

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