Trivelle, permessi nel mare di Salento e Calabria

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Il mare svenduto all’industria del petrolio, nuova concessione nel Ravennate. Voltafaccia del M5S anche su trivelle: ‘E’ l’eredità dei Governi precedenti’. Di Salvatore: ‘In sei mesi nessuna proposta’. Emiliano annuncia ricorso.

Dopo TAP, xylella e Ilva, il M5S getta la spugna anche sul fronte dell’opposizione alle trivelle petrolifere. Il Ministero dello Sviluppo Economico, al cui vertice siede il vicepremier Luigi Di Maio, infatti, lo scorso 31 dicembre ha rilasciato alla statunitense Global Med il permesso per poter effettuare delle ricerche petrolifere nel Mar Ionio, al largo di Leuca e  della costa crotonese.

trivelle salento calabria - permessi global medIn totale sono tre distinti permessi di ricerca, una per il mare della Calabria, due contigue nel mare di Leuca. L’aver utilizzato due distinte istanze per due aree contigue avrebbe permesso di aggirare il limite di legge di 750 chilometri quadrati per ogni area sottoposta a ricerca.

Di fatto, in questo modo, la superficie del mare salentino nella quale verranno effettuate ricerche petrolifere sarà di quasi 1500 chilometri quadrati. Come si vede nell’immagine, sono evidenziate con colore di diverso queste due aree contigue.

Ricerche tramite tecnica airgun


Per effettuare queste ricerche verrà utilizzata la contestatissima e controversa tecnica dell’airgun che, attraverso un particolare cannone ad aria compresa, genera delle onde sismiche nel sottosuolo. Secondo gli oppositori, che citano a sostegno delle proprie tesi degli studi scientifici, il fortissimo rumore e le potenti vibrazioni generate potrebbe provocare danni, alterazioni comportamentali ed anche la morte di diverse specie marine. Sarebbe anche causa di spiaggiamenti dei cetacei. Senza contare interferenze con l’attività di pesca.

In compenso lo Stato ci guadagnerebbe, per tutte e tre le autorizzazioni, appena 11.470 euro all’anno. Il permesso sarà valido fino al 7 dicembre 2024 e se dovesse risultare una rilevante presenza di idrocarburi, potrebbero essere avviate le procedure autorizzative per la trivellazione e l’estrazione e tutto ciò che ne potrebbe conseguire.

Trivelle: “Meriti” condivisi tra l’attuale e il precedente Governo

I “meriti” per questo ennesimo permesso a cercare petrolio sul nostro territorio non sono tutti dell’attuale Governo. Il M5S dà la colpa ai Governi precedenti, ma in realtà tutti gli esecutivi e le maggioranze che si sono succedute dal 2013 ad oggi hanno dato il loro contributo.

Le istanze sono state presentate nel dicembre 2013 (Governo Letta). Il Governo Renzi, apertamente favorevole alla ricerca ed estrazione di idrocarburi su territorio italiano ha agevolato non poco l’attività delle società estrattive, non solo con lo Sblocca-Italia.

La conferenza di servizi tra gli enti competenti ad esprimere pareri e autorizzazioni su queste istanze si è tenuta il 7 novembre 2016, cui è seguito il parere positivo del Ministero dello Sviluppo economico (Ministro Carlo Calenda).

Il 26 settembre 2017 viene rilasciato dal Ministro dell’Ambiente, di concerto con il Ministero dei Beni culturali, il decreto di compatibilità ambientale (Governo Gentiloni, Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini).

Entra in carica il Governo giallo-verde e il 7 dicembre scorso viene rilascio permesso del Direttore generale per la Sicurezza dell’approvvigionamento e le infrastrutture energetiche del Ministero dello Sviluppo Economico. L’atto è stato poi pubblicato il 31 dicembre 2018  BUIG (Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle geo risorse).

Va precisato che si tratta di provvedimenti autorizzativi rilasciati sulla base della normativa vigente, non di decisioni politiche. Ma il Movimento 5 Stelle, che in questi anni ha condotto una serrata opposizione contro le trivelle, promettendo la revisione della normativa e, addirittura, il divieto di utilizzo dell’airgun, in questi mesi non ha formulato alcuna proposta.

Per l’ex parlamentare dei Verdi, Angelo Bonelli, questo’è il ‘regalo di Luigi Di Maio alla Puglia e alla Basilicata dopo Ilva e le autorizzazioni alla Shell rilasciate dal Ministero dell’Ambiente’.

Il sottosegretario M5s allo Sviluppo economico, Davide Crippa, scarica la colpa ai predecessori:

‘Le autorizzazioni concesse sono la conseguenza obbligata per legge dell’ennesima scelta assurda ereditata dal passato governo. […] Avevamo davanti due alternative: bloccare con forte rischi di impugnazione e non ottenendo alcun risultato, oppure lavorare per una proposta normativa in modo tale da porre fine al proliferare di richieste di trivellare il nostro territorio o i nostri mari.’

Contestualmente, Crippa ha annunciato che verrà proposta la modifica al decreto semplificazioni, in modo da bloccare le ulteriori 40 richieste pendenti.

Il governatore Regione Puglia, Michele Emiliano, ha promesso che presenterà ricorso contro il permesso dato a Global Med ed ha commentato:

‘Di Maio e Costa come Renzi e Calenda. Con la differenza che almeno Renzi e Calenda erano dichiaratamente a favore delle trivellazioni, mentre Di Maio e Costa hanno tradito ancora una volta quanto dichiarato in campagna elettorale.

Avrebbero potuto nel programma di governo e quindi nella legge finanziaria bloccare tutte le ricerche petrolifere in Italia, come avevamo sempre detto di voler fare.’

Ancora più mirato e tagliente è il commento del costituzionalista Enzo Di Salvatore, portavoce NoTriv:

‘Per ben sei mesi il Governo non ha autorizzato alcuna ricerca petrolifera né alcuna (nuova) attività estrattiva. Ora ha ceduto. Il bello è che tutto ciò che si opponeva ai governi precedenti è riproposto dal governo attualmente in carica: il fatto che sia autorizzata la ricerca con l’Airgun (quando con una sua proposta il M5S avrebbe voluto che l’utilizzo di tale tecnica fosse reato); il fatto che siano prorogati titoli già scaduti (quando il governo Monti e il governo Renzi furono aspramente criticati proprio per questo); il fatto che il limite dei 750 kmq previsti dalla legge sia, nei fatti, aggirato dal momento in cui si accordano ad una stessa multinazionale due permessi contigui, ciascuno dei quali non è superiore ai 750 kmq (ma la somma fa quasi 1.500 kmq).

E non si venga ora a dire che la responsabilità è dei governi precedenti: in sei mesi non è stata presentata alcuna proposta di legge in Parlamento (né il Governo ha adottato in proposito un decreto-legge). L’unica proposta presentata si è concretizzata in un emendamento alla legge di stabilità – dichiarato poi inammissibile – con il quale si sarebbe voluto abrogare una previsione legislativa dello Sblocca Italia…già abrogato nel 2016!

Sarebbe questo il cambiamento?’

Trivelle: in provincia di Ravenna anche la proroga di una concessione scaduta

Oltre ai tre permessi di ricerca rilasciati per lo Ionio, il Ministero dello sviluppo economico ha anche rilasciato una concessione di coltivazione di idrocarburi e gas su terraferma in provincia di Ravenna, a favore della società Aleanna Italia per la durata di 20 anni (5 pozzi petroliferi) ed ha prorogato per 15 anni una concessione già scaduta da 2 anni a favore della Società Padana Energia Spa, sempre in provincia di Ravenna (altri 5 pozzi).

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Laureato in giurisprudenza, scrivo, racconto, facendomi domande, senza cercare risposte facili. Più che giudicare mi interessa comprendere. Sono stato cofondatore e caporedattore della Testata TagPress.it. Al momento gestisco il blog SalentoMetropoli.it e collaboro come freelancer per altre testate.

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