Cromo esavalente nel cemento usato da TAP

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Le analisi ARPA rivelano che il cemento utilizzato per il pozzo di spinta di TAP contiene cromo esavalente quasi 6 volte superiore alla soglia di legge. Associazioni, comitati e cittadini diffidano TAP dal proseguire le attività nell’area, invitandola ad attendere l’esito delle indagini della Procura.

Cromo esavalente oltre i limiti: questo dicono gli esami dei campioni prelevati il 14 ottobre 2018 sul cemento utilizzato da TAP per la realizzazione del pozzo di spinta del gasdotto, effettuati da Arpa Umbria per conto di Arpa Puglia.

Si fa quindi più consistente la possibilità di un nesso tra l’inquinamento della falda di San Basilio e i lavori di TAP, oggetto di inchiesta da parte della Procura di Lecce, che al momento vede 16 indagati a vario titolo. Tra i reati ipotizzati c’è anche quello di disastro ambientale. La tesi sarebbe avvalorata anche dal fatto che, come pure riconosciuto dall’Istituto Superiore della Sanità, questo metallo è scarsamente presente in natura, derivando principalmente da attività industriali.


Il cromo esavalente (cromo VI o CrVI) è un metallo che contiene dei composti fortemente ossidanti, con effetti tossici e cancerogeni e agisce come interferente endocrino. Secondo il decreto del Ministero della Salute del 10 maggio 2004, relativo alle restrizioni in materia di ‘immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi’ (come Nonilfenolo, Nonilfenolo etossilato, Cemento), il cromo esavalente nel cemento non deve superare le 2 parti per milione:

‘Il cemento e i preparati contenenti cemento non possono essere commercializzati o impiegati se contengono, una volta mescolati ad acqua, oltre lo 0,0002 % di cromo VI idrosolubile sul peso totale a secco del cemento’.

Le analisi condotte nello stabilizzato di cava dell’area conci e sul cemento utilizzato da TAP per realizzare il pozzo di spinta ha superato questa soglia di quasi 6 volte. Infatti il risultato è pari a 11,3 parti per milione. Un cemento con queste caratteristiche, non solo non potrebbe essere utilizzato, ma neanche commercializzato in base alla normativa italiana ed europea.

Secondo l’opinione espressa su Facebook da Massimo Blonda, ex direttore Arpa Puglia, il manufatto (il pozzo di spinta) ‘è una sorgente di Cromo Esavalente che prima non c’era’. ‘Secondo me andrebbe rimosso, in fretta e con tutte le cautele, anche, per non continuare a rilasciare. Ma – precisa – è una mia umile opinione.’

Le reazioni sono state immediate. Movimenti, Comitati, Associazioni e Cittadini hanno subito sottoscritto un documento congiunto con cui si diffida TAP dal continuare le attività nell’area del pozzo di spinta, a San Basilio,  invitandola ‘ad attendere l’esito dei procedimenti penali pendenti a suo carico per l’accertamento definitivo dei fatti e delle responsabilità connesse all’evento ambientale accertato’ e ‘a garantire la leale cooperazione con le Istituzioni preposte a controlli e verifiche, a partire dalla Provincia di Lecce in occasione della convocazione di cui al prot. 1597/2019 dell’11 gennaio 2019, privilegiando la tutela prioritaria del diritto alla salute.’

In particolare, vengono invocati i principi europei di “precauzione” e di “correzione alla fonte” di qualsiasi attività, soprattutto se di natura privata, mentre alla multinazionale viene chiesto ‘di farsi carico della tutela prioritaria e assoluta del diritto alla salute e, in ragione di questo e per rispetto dei principi europei di precauzione e di correzione alla fonte’.

La diffida si fonda anche su alcuni principi costituzionali, tra cui quello previsto dall’articolo 41, che subordina qualsiasi iniziativa economica privata al rispetto della dignità umana e della sicurezza, la quale include senz’altro ‘il prioritario e non defettibile riconoscimento prioritario della tutela del diritto alla salute’, sancito dall’art. 32 della Costituzione.

Tali principi, ed in particolare il diritto alla salute, sono a loro volta fondamento per la responsabilità civile, con relativo risarcimento dei danni cagionati, e prevalgono sui rapporti contrattuali del titolare dell’iniziativa privata (che è TAP, in questo caso) con soggetti terzi.

Nell’atto di diffida si contesta anche il silenzio del Governo sulla questione della tutela della salute sottoposta alla sua attenzione da cittadini, comitati e associazioni attraverso le richieste “FOIA” d’accesso agli atti.


I Ministri e i parlamentari pentastellati, da quando sono al Governo, così come il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, hanno dichiarato di non poter bloccare l’opera, di avere le mani legate, ma promettendo di vigilare sulla regolarità delle attività di TAP e di assicurare massima tutela per i cittadini. Ora è giunta l’occasione di dimostrarlo.

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Laureato in giurisprudenza, scrivo, racconto, facendomi domande, senza cercare risposte facili. Più che giudicare mi interessa comprendere. Sono stato cofondatore e caporedattore della Testata TagPress.it. Al momento gestisco il blog SalentoMetropoli.it e collaboro come freelancer per altre testate.

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