Xylella, prof. Marini: ‘Decreto emergenze smacco per ambiente, salute e ricerca’

xylella ulivi - ordinanza contro decreto martina

Per il prof. Luca Marini, presidente del Centro per la Scienza, l’Etica e il Diritto (ECSEL) la conversione in legge del decreto emergenze, che contiene misure su xylella, ‘è uno smacco per l’ambiente e la salute umana, oltreché per la libertà di ricerca’.

Torna nuovamente sulla questione xylella, Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma e presidente dell’European Centre for Science Ethics and Law (ECSEL), a distanza di pochi giorni dal suo ultimo intervento in cui ha criticato l’infondatezza scientifica delle affermazioni dell’Accademia dei Lincei, secondo le quali esisterebbe la certezza scientifica del nesso eziologico tra xylella e disseccamento degli ulivi (CoDiRO) già dal 2013.

Questa volta il presidente di ECSEL interviene per commentare l’approvazione al Senato del Decreto Emergenze in Agricoltura. ‘Anzitutto va ricordato – esordisce Marini – che a tutt’oggi non vi è alcuna certezza scientifica né sulla conoscenza del fenomeno in questione, né sulle sue cause, né sui rimedi. Ciò nonostante, anziché sostenere e promuovere la ricerca scientifica, la gestione del fenomeno Xylella ha fatto leva sull’espianto di olivi e sul massiccio utilizzo di insetticidi neurotossici, come stabilito dal Decreto Martina del febbraio 2018 e dal Decreto Centinaio dell’ottobre 2018’.


‘In particolare, l’art. 6 del Decreto Martina – continua il docente della Sapienza – disciplinando in modo restrittivo la detenzione e la movimentazione di materiale vegetale infetto dal batterio, ha finito per costituire un ostacolo concreto ad un approccio scientifico pluralista, ostacolo all’ombra del quale sembra essersi sviluppato un sostanziale monopolio scientifico dell’Università di Bari e dei laboratori ad essa collegati, come ha rilevato la Procura di Lecce’.

Prosegue ancora Marini:

‘Con la conversione del Decreto Emergenze, la disciplina posta dai Decreti Martina e Centinaio è stata rafforzata dalle sanzioni pecuniarie previste a carico dei soggetti che volessero opporsi agli espianti, sia pure allo scopo di promuovere analisi più approfondite e di fugare eventuali incertezze. A questo proposito basti ricordare il caso recente dell’olivo di Monopoli, in un primo momento dichiarato infetto e condannato all’espianto e in seguito salvato in extremis dai risultati di nuove analisi, caso che richiama alla mente la ‘incredibile sciatteria’ nelle operazioni di campionamento di cui parla la Procura di Lecce.

E’ poi significativo rilevare che, ai fini delle sanzioni, il Decreto Emergenze distingue i soggetti che volessero opporsi agli espianti in due categorie: i proprietari, conduttori e detentori dei terreni ove insistano piante infette, da una parte, e tutti gli altri soggetti, dall’altra, comminando ai secondi sanzioni doppie rispetto ai primi. Poiché nella seconda categoria rientra chiunque si batta per promuovere, anche sul piano culturale, un approccio al problema Xylella diverso da quello fondato sugli espianti, mi pare che si tratti di un singolare e discutibile esempio di limitazione della libertà di espressione”.

‘Ma non basta – continua il presidente di ECSEL – perché la disciplina approvata dal Senato sembra destinata ad instaurare un regime permanente di emergenza, in quanto permette –per questa come per le future fitopatie che già si delineano all’orizzonte (l’HLB per gli agrumi in Sicilia, ad esempio) –di “attuare le misure fitosanitarie e ogni altra attività ad esse connessa … in deroga a ogni disposizione vigente”, scavalcando cioè fondamentali strumenti di salvaguardia degli equilibri ambientali e sanitari (quali la Valutazione di Impatto Ambientale, la Valutazione Ambientale Strategica e la Valutazione di Impatto Sanitario), con il rischio di compromettere ecosistemi, assetti idrogeologici e paesaggistici, nonché la salute delle popolazioni locali, atteso che la disciplina posta dai Decreti Martina e Centinaio si fonda, come già ricordato, sull’utilizzo massiccio di insetticidi neurotossici. A questo punto non ci sarebbe da meravigliarsi se la normativa approvata ieri dal Senato –al pari del Decreto Martina, che è ancora sub iudice–finisse per formare oggetto, prima o poi, di un sindacato giurisdizionale’.


‘Fanno infine riflettere due dati – conclude Marini – Il primo è che l’impianto normativo varato dal Governo è stato ratificato dal Legislatore senza alcun emendamento di rilievo anche dopo che la Procura di Lecce ha nettamente evidenziato come la gestione dell’intera vicenda Xylella sia stata caratterizzata da “molteplici aspetti di irregolarità, pressapochismo e negligenza”, che si sono tradotti in “comportamenti assolutamente disarticolati, caratterizzati da scarsa trasparenza e professionalità e non consoni ad una corretta gestione dell’emergenza”. Il secondo dato è che, secondo consolidate strategie, nelle stessa giornata in cui il Decreto Emergenze era all’esame del Senato è stata fornita ampia diffusione a documenti a dir poco allarmistici sulla pretesa diffusione del batterio all’intera Europa. Mi chiedo se sia questo il modo più corretto ed equilibrato per affrontare un problema che investe e coinvolge diritti e libertà fondamentali dei cittadini’.

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