TAP, Procura: “Autorizzazioni illegittime, opere abusive e inquinamento falda”

inquinamento falda san basilio - cantiere tap

Queste le ipotesi della Procura di Lecce, a conclusione delle indagini preliminari, che vede 19 indagati, tra cui TAP e i titolari di alcune aziende appaltatrici. Anche il decreto di compatibilità ambientale e l’autorizzazione unica sarebbero illegittimi.

Tutto legittimo, tutto in regola, tutto legale: ormai da qualche anno è uno dei mantra ripetuto dai sostenitori di TAP, ma anche da chi per anni si è scagliato contro l’opera salvo poi gettare la spugna. Anche per il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, è tutto in regola.

Ma non la pensa allo stesso modo la Procura di Lecce, che ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a ben 19 persone (TAP e 18 persone fisiche).

Sono solo indagati per il momento. Forse qualcuno sarà condannato, per alcuni di loro magari arriverà l’archiviazione, altri verranno assolti, per altri ancora potrebbe arrivare la prescrizione del reato (un istituto ormai divenuto come una sorta di amnistia mascherata per alcune categorie di imputati). Ma in ogni caso quello che emerge dalle indagini sembrerebbe descrivere uno scenario ben diverso da quel mondo perfetto descritto da TAP, che sembra uscito dalla pubblicità del “Mulino Bianco”.

Tuttavia la multinazionale ostenta ottimismo, fiducia nella magistratura e spirito di collaborazione.


‘TAP – si legge in una nota – conferma la piena fiducia nei confronti dell’autorità giudiziaria, nonché nell’esito finale del procedimento, e che venga riconosciuta la piena liceità e correttezza delle attività del progetto. Coerentemente, continuerà a fornire la più ampia collaborazione alla Procura e al Tribunale di Lecce sottoponendo ogni ulteriore elemento di valutazione e approfondimento, confidando nella rapida conclusione del procedimento.’

Le indagini sono state condotte dal Procuratore Capo Leonardo Leone De Castris, subentrato a Cataldo Motta, e dal  sostituto Valeria Farina Valaori, ed hanno riguardato diversi aspetti della vicenda, dalle autorizzazioni alla cantierizzazione, fino all’esecuzione dei lavori.

“Autorizzazioni TAP illegittime: non volutati gli effetti cumulativi”. Anche le varianti in corso d’opera sarebbero illegittime

La tesi dei magistrati leccesi mette in discussione i pilastri dell’attività autorizzatoria dell’intera opera, a partire dal decreto di compatibilità ambientale (D.M. 223/2014), rilasciato a conclusione della procedura di valutazione di impatto ambientale, e dell’autorizzazione unica (D.M. 72/2015). In particolare questi provvedimenti sarebbero stati adottati senza la valutazione  degli “effetti cumulativi” esterni e interni, ‘in violazione – scrivono i magistrati – della Direttiva del Consiglio 1985/337/CEE  (art. 5), della Direttiva 2014/52/UE (art. 4 paragrafo 3), della Convenzione Espoo 1991, della Circolare M.A. 7.10.1996 nr. GAB/96/15208, del DPCM 377/1988 (art. 6), le cui disposizioni in materia di impatto ambientale venivano poi riproposte nel D. Lgs. 104/2017 (art. 22 – All. VII – punto 5).

Conseguentemente TAP avrebbe realizzato, attraverso le aziende appaltatrici, delle opere ‘anche su aree sottoposte a vincolo paesaggistico e/o a vincolo idrogeologico e/o dichiarate zone agricole di notevole interesse pubblico in assenza di autorizzazioni ambientali, idrogeologiche, paesaggistiche ed edilizie, essendo illegittima quella rilasciata con D.M. 223 dell’11.09.2014 (compatibilità ambientale) e D.M. 72/2015′.

Inoltre sarebbero illegittime anche le varianti in corso d’opera non sottoposte a procedura di verifica di esclusione dalla VIA e dunque non autorizzate. 

Inquinamento falda

Passando ai lavori finalizzati alla realizzazione del micro tunnel e del pozzo di spinta, in località San Basilio, il fatto più grave sembra rappresentato dall’inquinamento delle acque di falda con sostanze estremamente pericolose e tossiche, tra le quali nichel, manganese, arsenico, azoto nitroso e cromo esavalente, presente in concentrazioni superiori alle soglie di tollerabilità.

Tale contaminazione, secondo la tesi della Procura, sarebbe attribuibile alla condotta abusiva e colpevole degli indagati, che in assenza di VIA e comunque non ottemperando alla prescrizioni A36 e A55  del decreto di compatibilità ambientale, non avrebbero eseguito o completato l’impermeabilizzazione delle aree di San Basilio S1, S2 e area Conci, e avrebbero scaricato le acque reflue industriali in assenza delle dovute autorizzazioni.

In particolare, i presunti responsabili avrebbero depositato attrezzature, materiali e rifiuti nelle aree interessate. Con gli eventi atmosferici, a causa dell’incompleta impermeabilizzazione, le sostanze pericolose sarebbero finite nelle acque di falda, nel pozzo di spinta, nella vasca di raccolta delle acque di prima pioggia e nello stabilizzato di cava presente nell’area Conci.

Espianto ulivi Jersey

Altri addebiti a carico degli indagati riguardano l’espianto degli ulivi in località Le Paesane, che sarebbero avvenuti fuori dal periodo autorizzato.

Inoltre, in località San Niceta, alcune opere propedeutiche alla realizzazione del gasdotto, sarebbero state effettuate su aree sottoposte a vincolo paesaggistico, senza autorizzazione, e in “Aree percorse da fuoco” (incendio del 10 ottobre 2011). Qui sarebbero state realizzate ‘opere (recinzione con jersey in cemento, rete metallica e filo spinato su una superficie di circa 20 mila metri quadrati, rimozione di pietre e rocce affioranti), in violazione del divieto di realizzazione di strutture e infrastrutture finalizzate ad attività produttive su soprassuoli percorsi da fuoco e comunque in assenza della prescritta autorizzazione paesaggistica’.

Indagati

Come accennato, sono 19 gli indagati a vario titolo, tra cui la stessa società TAP (Trans Adriatic Pipeline Ag Italia), l’ex country manager TAP, Michele Mario Elia, il project manager Tap, Gabriele Paolo Lanza. Sono inoltre indagati i titolari, amministratori o rappresentati legali di Saipem, Sme Strade e delle aziende che si sono occupate dell’espianto e trasporto degli ulivi, dell’installazione e del montaggio della recinzione, della fornitura del calcestruzzo che avrebbe contaminato la falda, della costruzione del micro tunnel, del tratto di condotta offshore Albania-Italia, del pozzo di spinta, ecc…

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Laureato in giurisprudenza, scrivo, racconto, facendomi domande, senza cercare risposte facili. Più che giudicare mi interessa comprendere. Sono stato cofondatore e caporedattore della Testata TagPress.it. Al momento gestisco il blog SalentoMetropoli.it e collaboro come freelancer per altre testate.

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