Manifestazioni in tutta Italia, liquidate come negazionismo

manifestazione 30 maggio - milano

Chiedono aiuti concreti al Governo e protestano contro le restrizioni che hanno messo in ginocchio le attività, creato disoccupazione e limitato la libertà. Ma per i media è solo negazionismo e sovranismo. Così si mette la polvere sotto al tappeto.

Ieri in diverse città d’Italia, tra cui Roma, Milano, Napoli, Torino, Trento, si sono tenute diverse manifestazioni per chiedere un concreto aiuto al Governo e per protestare contro le misure adottate, e che ancora perdurano, che hanno avuto il risultato di mettere in ginocchio tantissime attività e di portare la disoccupazione ai livelli del Dopoguerra. Ma anche per chiedere trasparenza e gridare “libertà! libertà!”, nel Paese che adottato il più rigido e severo dei lockdown, secondo solo alla Cina.

Sono stati diversi movimenti a organizzare le manifestazioni. Tra queste ci sono i Gilet Arancioni di Antonio Pappalardo, Generale di Brigata dei Carabinieri in pensione, nonché politico trasformista e già noto per alcune eccentriche iniziative, tra cui una manifestazione pubblica finalizzata all’arresto dei Parlamentari nel 2017, che gli è costata una denuncia con due capi di imputazione.

Era in piazza anche il movimento Vox Italia, fondato da Diego Fusaro, le “Mascherine tricolori”, un movimento spontaneo composto da perlopiù da quelle categorie che più ci hanno rimesso a causa del lockdown (come ristoratori, piccoli commercianti, partite IVA, operatori del settore turistico, lavoratori disoccupati, ecc…), che ha attirato l’attenzione di Casapound e dei sovranisti, anch’essi presenti. Ognuno di questi movimenti si è organizzato autonomamente e i cortei sono rimasti distinti. Si sono uniti spontaneamente alla protesta anche numerosi cittadini non aderenti ad alcun movimento, compresi anziani e famiglie con bambini, dando luogo a cortei pacifici.

Avevano scelto il 30 maggio anche numerose sigle dei lavoratori dello spettacolo, probabilmente i più dimenticati, gli ultimi che riprenderanno a lavorare.

Per la stampa nazionale, manifestanti scesi in piazza per dire che il “virus non esiste”

Le manifestazioni magari sarebbero passate inosservate, come le tante che nelle ultime settimana sono state documentate solo attraverso le dirette Facebook di privati cittadini, piccoli blogger e qualche media locale, tra cui quella degli ambulanti di Lecce che protestavano sotto la sede comunale e tante altre che si sono tenute nelle principali città d’Italia, nel silenzio dell'”informazione che conta”.

Per mezza giornata ieri è stato così. L’unica notizia in merito, apparsa in mattinata, è stato un breve articolo di AdnKronos, che parlava di decine di appartenenti a Vox Italia che a Roma proponeva l’uscita dell’Euro. Un secondo articolo, di Sky News, parlava di alcune proteste contro l’Europa.

Ma il numero consistente di partecipanti e le tensioni con le forze dell’ordine, che hanno portato a qualche carica, con lancio di gas lacrimogeni e decine di arresti, non poteva non trovare spazio sulla cronaca nazionale.

roma-manifestazione-30-maggio-polizia Così diverse testate finalmente ne danno spazio, ma parlano semplicemente di manifestanti che si sono assembrati in violazione del distanziamento sociale e senza utilizzo di mascherine, che scendono in piazza per dire che il virus non esiste.

E’ vero che c’è qualcuno che nega l’esistenza stessa del virus, ma affermare che decine di migliaia di persone in tutta Italia abbiano deciso di manifestare per dire che “il Covid-19 non esiste” è il peggior torto che si possa fare a tutte quelle persone che (qualsiasi sia l’idea che hanno di questa pandemia) sono disperate per aver perso il lavoro o la loro attività, che non riescono a ripartire e a quelle che vogliono il ripristino delle libertà e dei diritti costituzionali.

Puntare l’attenzione sul fatto che in piazza ci fosse pure l’estrema destra o che qualcuno non indossasse la mascherina e non rispettasse il distanziamento, significa solo mettere la polvere sotto al tappeto. E a perderci in questa circostanza è anche la dignità del giornalista, che preferisce puntare il dito contro chi sta male.

Tra l’altro, la denuncia di inosservanza di queste misure anti-contagio, va anche ridimensionata. Innanzitutto l’uso della mascherina è suggerito negli ambienti chiusi in cui ci sono più persone e non è possibile mantenere il distanziamento, mentre è decisamente meno utile in un ambiente aperto se si mantiene il distanziamento fisico.

In ogni caso sembra che gran parte dei manifestanti indossasse regolarmente la mascherina e che, fino a quando le forze dell’ordine non siano intervenute per bloccare i cortei, gli stessi mantenessero il distanziamento. Il blocco e l’accerchiamento hanno fatto saltare le regole e le migliori intenzioni. Sarebbero stati solo alcuni gruppi a decidere deliberatamente a decidere di non indossare la mascherina in segno di protesta. Tra l’altro sono presenti diverse immagini in cui è evidente anche tra le forze dell’ordine qualche agente avesse la mascherina calata.

Si possono descrivere i manifestanti di ieri, in maniera tendenziosa, come semplici negazionisti, complottisti e militanti di estrema destra, ma questo non potrà cancellare la drammatica realtà che sta vivendo una grossa fetta di popolazione. Anzi è esso stesso un atteggiamento negazionista.

La salute non basta per chi non ha reddito e non è libero. La sottovalutazione del rischio sociale, come già descritto in un precedente articolo, è molto pericolosa e può portare a conseguenze ben peggiori rispetto a quelle di un’epidemia da coronavirus. E in questa situazione è proprio l’estrema destra che ne approfitterà per cercare consenso tra quelle persone che non hanno più nulla da perdere e che sono rimaste inascoltate da chi avrebbe dovuto quantomeno trattarle con il dovuto rispetto e con dignità.

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