Task Force e Comitato Tecnico Scientifico: “trasparenza zero”

trasparenza - foia

I verbali del Comitato Tecnico Scientifico e della Task Force istituiti per fronteggiare l’emergenza coronavirus restano secretati. Dubbi anche sugli effettivi componenti e sui processi decisionali.

Per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, il Governo Conte, non ritenendo sufficiente l’apporto degli istituti e degli esperti del Ministero della Salute (tra cui l’Istituto Superiore di Sanità), è stato coadiuvato da un Comitato Tecnico Scientifico (CTS) e da una Task Force.

L’attività svolta da questi due comitati, però, sembra piuttosto riservata. L’associazione per consumatori Codacons e alla fondazione OpenPolis, parlano senza mezzi termini di “trasparenza zero” e “opacità dei processi decisionali”.

Ed infatti i verbali delle riunioni sarebbero secretati per ragioni di “sicurezza nazionale”. Non è possibile conoscere l’oggetto della discussione, gli interventi, le proposte avanzate e perfino gli effettivi partecipanti. Proprio su quest’ultimo aspetto OpenPolis ha evidenziato che, sebbene i componenti del Comitato Tecnico Scientifico siano stati nominati per decreto, agli incontri prenderebbero parte anche componenti esterni, ma non è noto il loro contributo.

Nel nostro Paese, come in generale nei Paesi democratici, vige il principio generale di pubblicità e di accessibilità totale degli atti delle pubbliche amministrazioni, mentre la segretezza è relegata solo ad alcune ipotesi stabilite dalla legge. Tale principio è stato rafforzato nel 2016 con l’introduzione, anche in Italia, dell’accesso civico generalizzato (cd. FOIA, ossia Freedom of Information Act).

“Siamo in guerra”: una metafora presa troppo alla lettera?

Non si comprende a cosa sia funzionale il segreto sulle attività del Comitato Tecnico Scientifico e della Task Force. Metaforicamente più volte ci hanno ripetuto che stiamo in “guerra”, ma si trattava di una metafora. La sicurezza nazionale può imporre il riserbo su determinate attività contro il rischio che il nemico (una nazione in guerra o un’organizzazione terroristica) venga in possesso di informazioni utilizzabili a proprio vantaggio contro di noi. Ma è difficile pensare che il Coronavirus possa approfittare delle informazioni contenute in quei verbali. 

Un’altra ipotesi sulle ragioni della segretezza dei verbali potrebbe risiedere nell’obiettivo di non alimentare allarme sociale. Ma questo andrebbe in contraddizione con i bollettini di guerra diramati ogni sera dalla Protezione Civile, con numeri inesatti e non validati dall’istituto superiore di sanità, ma anche dalle martellanti pubblicità e campagne di comunicazione che ci invitano a restare a casa, così come i tg e le trasmissioni di approfondimento e i rotocalchi che avevano un palinsesto unico: tutto il covid minuto per minuto.

Ma, ad oggi, perché continuare a mantenere segreti quei verbali?

L’associazione per consumatori Codacons il 13 aprile ha accusato Angelo Borrelli, Capo della Protezione Civile, di aver mentito alla conferenza stampa dell’11 aprile, quando negò che i verbali fossero segreti, dichiarando invece che erano solo riservati, contenendo dei dati sensibili, e che si sarebbe provveduto a renderli pubblici. Ad oggi, ancora, nulla di nuovo.

Sottosegretario Sileri: “Non ho accesso agli atti del mio Ministero”

A lamentarsi dell’inaccessibilità degli atti è anche una figura interna al Governo, ossia il Sottosegretario alla Sanità Pierapaolo Silieri, medico in forza al M5S.
In particolare Silieri ha affermato di conoscere in ritardo quello che accade nel Comitato Tecnico Scientifico e di aver ricevuto il diniego all’accesso ai verbali, in quanto secretati.
Insieme alla collega, la Sottosegretaria Sandra Zampa, in quota PD, avrebbe ottenuto la possibilità di inserire i propri osservatori senza diritto di voto che riferiscano i resoconti delle riunioni.

La discussa task-force per l’emergenza Coronavirus

La task-force è stata istituita il 10 aprile presso la Presidenza del Consiglio con un provvedimento amministrativo (DPCM) di Conte “con il compito di elaborare e proporre al Presidente del Consiglio misure necessarie per fronteggiare l’emergenza epidemiologica COVID-19, nonché per la ripresa graduale nei diversi settori delle attività sociali, economiche e produttive, anche attraverso l’individuazione di nuovi modelli organizzativi e relazionali, che tengano conto delle esigenze di contenimento e prevenzione dell’emergenza”.

In questo secondo comitato di esperti non figurano medici, fatta eccezione per lo psichiatra Fabrizio Starace, specialista in Epidemiologia Psichiatrica.

Il team di esperti è composto quasi esclusivamente da professionalità competenti perlopiù in economia, lavoro, finanza, sociologia, statistica, psicologia e nuove tecnologie di comunicazione. Sembra che più che una pandemia ci si trovi a fronteggiare una rifondazione sociale, politica ed economica del Paese, con profondi interventi strutturali.

Sono presenti anche il volto noto Angelo Borrelli, Capo Dipartimento della Protezione Civile , funzionario pubblico con qualifica di contabile, e Domenico Arcuri, ex marito della giornalista Myrta Merlino e attuale Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure anti Covid-19, la cui carriera ha fatto la spola tra pubblico e privato, in particolare nei settori informatica, telecomunicazioni e delle nuove tecnologie.

Particolarmente discusso è il ruolo di Vittorio Colao, presidente della task force, con una lunga carriera ai vertici di Vodafone e facente parte del direttivo di Verizon, uno dei colossi della telefonia mobile e della banda larga, impegnata in collaborazione con la NASA nella costruzione di una rete per il controllo del traffico aereo di droni civili e commerciali attraverso la sua rete di ripetitori per i telefoni.

Di potenziale conflitto di interessi si è parlato anche a proposito di Stefano Simontacchi, commercialista, Presidente della Bonelli Erede e della Fondazione Buzzi, una onlus operante in campo sanitario, molto impegnata, peraltro, anche nel contrasto al Covid-19.

In generale si rimprovera a questa task force la vicinanza tra pubblico e privato, dove i confini non appaiono così netti, e non sono chiari i criteri di scelta dei componenti, né tantomeno come mai per raggiungere gli obiettivi prefissati non fossero sufficienti le professionalità già alle dipendenze dei Ministeri interessati o di istituti pubblici incardinati nei dicasteri.

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