25 aprile 2021: la Liberazione ai tempi del Covid

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Oggi si commemora la Liberazione da un regime che aveva privato il popolo di diritti e libertà fondamentali. Oggi 25 aprile 2021 diritti e libertà fondamentali sono sospesi, con la nostra benedizione.

Oggi ricorre l’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Il 25 aprile del 1945, il Comitato di Liberazione dei partigiani – all’interno del quale era presente, tra gli altri, il più amato e audace dei presidenti della Repubblica, Sandro Pertini – proclamò l’insurrezione nei territori occupati dai nazifascisti. La sconfitta vera e propria della dittatura fascista e la cacciata dei tedeschi avvenne nei giorni successivi, ma il 25 aprile costituisce la data simbolo della Resistenza, la fase di svolta che porterà di lì a poco a liberare il Paese.

Tanti partigiani, provenienti perlopiù dal popolo, senza un addestramento militare alle spalle, con poca dimestichezza con le armi, anche giovanissimi, decisero di mettere la loro vita in gioco consapevoli dei rischi di non tornare più o di finire seviziati e torturati a morte dal nemico, ma determinati a combatterlo fino alla fine. Tanti non tornarono ed ogni anno, il 25 aprile, viene ricordato il loro sacrificio, l’importanza della democrazia e viene affermato un “mai più!” ad un ritorno del fascismo, di una dittatura, anche sotto mentite spoglie.

Ma oltre alla retorica spesa in tutti questi anni e quella che ascolteremo anche oggi, cosa resta della Liberazione? Qual è il significato del 25 aprile, oggi, ai tempi del Covid?

Al momento attuale ci ritroviamo con quelle libertà e quei diritti fondamentali, conquistati a fatica e ad un carissimo prezzo, sospesi da oltre un anno e chissà per quanto ancora, in nome della lotta ad un virus.

Li abbiamo ceduti al Governo e lasciati nella sua disponibilità e con pieni poteri, senza legge, ma attraverso provvedimenti amministrativi (i famigerati DPCM).

Quella Costituzione che nasce dalla Resistenza, unta di quel sangue versato dai partigiani anche per rendere libere le generazioni future, che rappresenta il nostro scudo contro gli abusi del potere e la garanzia di inviolabilità e intangibilità dei nostri diritti e delle nostre libertà più intime, è stata pericolosamente messa da parte e relativizzata nel nostro quotidiano a causa della paura.

Le misure governative di contrasto al Covid sono particolarmente invasive, quasi totalitarie, entrano nelle nostre case, nella nostra quotidianità, nella nostra intimità. Coinvolgono il nostro modo di esprimere affetto, talvolta vietandolo, sono state ripristinate misure liberticide di epoca fascista quali il coprifuoco e il divieto di assembramento (anche all’aperto, in cui il rischio di contagio è dello 0,1%), limitate la libertà di culto, la dignità nei trattamenti sanitari, bloccate le attività culturali e di svago e fortemente compromesso il diritto all’istruzione e all’educazione. E’ stato in qualche modo introdotto il parere “auctoritas”, di augustea memoria, un parere non vincolante, ma che viene rispettato e sovente considerato legge per le circostanze e l’autorità da cui proviene. E’ il caso delle conferenze stampa di Conte e dei pareri di selezionati esperti a vario titolo onnipresenti in tv, che dispensano regole sul vivere quotidiano, sulla “nuova normalità” e persino sulla sfera sessuale ed affettiva.

La prospettiva per i prossimi mesi o per i prossimi anni è quella di dover pagare un prezzo per potere riavere un’illusoria libertà, con oneri e condizioni da sopportare per poter godere di diritti che la Costituzione (e nessun altro) ci ha riconosciuto, come il diritto di spostarsi, di lavorare in determinati settori, presenziare ad eventi o luoghi pubblici, esercitare determinate attività.

Di fronte a tutto ciò che sta accadendo, è triste e avvilente assistere a gente del popolo, da sempre dichiaratisi in difesa della Costituzione, esultare per le cariche della polizia nei confronti dei loro simili messi in ginocchio dalle misure contro il Covid, e chiedere allo Stato più repressione e più restrizioni, dimostrandosi nei fatti più vicine al pensiero fascista che a quello dei partigiani oggi commemorati.

Ancor peggio alcuni personaggi molto in vista, figli peraltro di chi il fascismo l’ha vissuto sulla propria pelle, ma che non sanno cosa significhi ritrovarsi in ginocchio, scambiano la Costituzione per un “cavillo”.

Il pensiero di questi cittadini si può leggere nelle parole di un noto “tutore dei diritti dei consumatori”, il quale, a chi gli fa notare che la Costituzione non tutela solo il diritto alla salute, risponde che “rispetto al diritto alla salute e la difesa della vita tutti gli altri diritti sono un c… e barattolo”.

Si introduce così l’idea di una prevalenza del diritto alla salute rispetto agli altri, i quali possono essere sacrificati e soccombere; un principio di assolutismo, di tirannia di questo valore che, se accolto, sovvertirebbe il diritto costituzionale e il delicato equilibrio tra valori che hanno pari dignità e che, per usare le parole del prof. Gustavo Zagrebelsky “mantengono la loro individualità e coesistono senza urti distruttivi, ma anche entro certi limiti di oscillazione e, comunque, senza che mai un solo componente possa sopraffare o eliminare gli altri.”

Nessun valore costituzionale può prevaricare l’altro, ma vanno bilanciati e fatti coesistere pacificamente. L’idea di una gerarchia significa la fine del diritto costituzionale e l’inizio di una nuova forma di assolutismo, dove peraltro il concetto di “salute” è parziale e deciso dal Governo centrale.

L’attenzione smisurata verso il Covid, infatti, ha portato a sacrificare altri aspetti della salute, riducendo le prestazioni sanitarie (con la drastica riduzione di ricoveri, interventi ed esami in ambito oncologico e cardiocircolatorio), dirottando il grosso risorse verso questo nuovo Coronavirus a scapito di altri settori della medicina che, in questi ultimi mesi, sono rimasti fuori dai riflettori mediatici.

Se ha un senso commemorare la Liberazione, il pensiero deve essere orientato verso la difesa della democrazia e della Costituzione contro derive autoritarie ed assolutistiche. Se non siamo in grado di comprenderlo, allora possiamo spegnere la retorica antifascista.