ISS: il 70% dei positivi Covid è vaccinato

ISS - istituto superiore di sanità - report covid-19 aprile 2020

Secondo il Report ISS il 70% di tamponi positivi proviene da vaccinati. The Lancet: Gravemente negligente ignorare popolazione vaccinata come rilevante fonte di trasmissione”.

I contagi da Sars-Cov-2, almeno da un mese a questa parte, sono in forte aumento in tutto il mondo e un ruolo sempre più rilevante nella trasmissione del virus è quello ricoperto dalla popolazione vaccinata.

Nei giorni scorsi hanno fatto il giro del web alcuni video con farmacisti e personale di laboratori di analisi cliniche che fanno vedere come i tamponi positivi siano principalmente riferibili a persone vaccinate e in minima misura a persone non vaccinate.

Ma a confermare questa tendenza ci sono anche i dati ufficiali provenienti dagli istituti pubblici di sanità di diversi Paesi, incluso l’Istituto Superiore di Sanità.

ISS: 70% tamponi positivi proviene da persone vaccinate

In particolare, secondo il Report dell’ISS del 28 dicembre 2021, nel periodo che va dal 24 agosto al 26 dicembre 2021, tra i soggetti risultati positivi, il 70,1% è vaccinato e il 29,9% non ha fatto nemmeno una dose.

Questa prevalenza di casi tra i soggetti vaccinati si potrebbe spiegare, in parte, con il fatto che quasi l’80% della popolazione da 12 anni in su ha fatto la prima dose. Ma è prematuro affermarlo. Di certo questo dato rappresenta un’ulteriore conferma del fatto che la vaccinazione di massa non incide sulla trasmissione del contagio, come peraltro dichiarato dalle stesse case farmaceutiche che producono i vaccini anti-covid e come dimostrato da diverse pubblicazioni. I vaccini non proteggono dall’infezione, ma dalla malattia, anche se solo per 12 settimane.

E a tal proposito, dallo stesso Report dell’ISS risulta che i pazienti ricoverati sono 7.587 vaccinati (51,8%) e 7.059 non vaccinati (48,2%). La forbice tra vaccinati e non vaccinati qui si riduce.

Per quanto riguarda i decessi attribuiti al Covid, si nota un’inversione. 1.036 sono non vaccinati (63,8%), mentre 587 sono vaccinati (36,2%), di cui 33 con terza dose.

Questi ultimi dati confermerebbero una maggiore protezione dalla malattia grave per i soggetti vaccinati. Tuttavia appare lontana quella decantata riduzione del 90-95% del rischio di terapia intensiva o decesso.

A ciò va aggiunto che la protezione dei vaccini cala tempo. A tal proposito il Prof. Giovanni Frajese, lo scorso 7 dicembre 2021, ascoltato alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, aveva dichiarato che la finestra temporale studiata ai fini dell’approvazione di questi vaccini, che ha portato ad affermare un tasso di efficacia del 95%, “è stata solo di due mesi, mentre il quadro è un po’ diverso”, aggiungendo che “se la sperimentazione fosse durata due o tre anni, come normalmente accade, con questi dati il vaccino non sarebbe mai stato accettato.”

The Lancet: “Gravemente negligente ignorare la popolazione vaccinata come possibile e rilevante fonte di trasmissione”

Il 19 novembre un articolo pubblicato su The Lancet, autorevole rivista medica, dal titolo “The epidemiological relevance of the COVID-19-vaccinated population is increasing” (“La rilevanza epidemiologica della popolazione vaccinata contro il COVID-19 è in aumento”), con dati alla mano, provenienti da Regno Unito, Stati Uniti, Israele e Germania,avvertiva sull’errore di considerare la popolazione vaccinata come non contagiosa e prefigurava lo scenario attuale.

“Ci si aspettava che alti tassi di vaccinazione COVID-19 -si legge su The Lancet- riducessero la trasmissione di SARS-CoV-2 nelle popolazioni riducendo il numero di possibili fonti di trasmissione e quindi riducendo il carico della malattia COVID-19. Dati recenti, tuttavia, indicano che la rilevanza epidemiologica degli individui vaccinati contro il COVID-19 è in aumento.”

L’autore dell’articolo ammonisce su un errore molto comune. “Molti decisori presumono che i vaccinati possano essere esclusi come fonte di trasmissione” -si legge- ma risulta “gravemente negligente ignorare la popolazione vaccinata come possibile e rilevante fonte di trasmissione al momento di decidere sulle misure di controllo della salute pubblica.”

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