A San Foca il lido impatta, il gasdotto no

La Guardia costiera ha posto sotto sequestro un manufatto di un lido di San Foca: “innovazione abusiva”. Lì vicino è previsto l’approdo del gasdotto TAP.

La Guardia costiera, nella giornata di ieri, ha posto i sigilli ad un manufatto di circa 130 metri quadrati insistente sulla spiaggia di San Foca, in località Caciulara, a poche centinaia di metri dal punto in cui è previsto l’approdo del gasdotto TAP, e ricadente sul demanio marittimo.

In base agli accertamenti dei militari, il manufatto sarebbe stato realizzato in assenza dei necessari titoli edilizi e dei pareri paesaggistici e idrogeologici.
Inoltre l’opera non sarebbe conforme alla concessione demaniale rilasciata.
L’area, di particolare pregio naturalistico e paesaggistico, e caratterizzata da un delicato equilibrio idrogeologico, è sottoposta a numerosi vincoli.
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San Foca-innovazioni abusiveIl manufatto sarebbe invasivo rispetto all’insenatura sabbiosa e al costone roccioso retrostante, “con evidenti ripercussioni sia sul paesaggio, sia in particolare sull’assetto idrogeologico del litorale, notoriamente soggetto a smottamenti per la natura friabile della scogliera”.

Sulla base degli accertamenti effettuati dalla Guardia costiera, effettuati sulla base della comparazione di mappe demaniali, aerofotogrammetrie e banche dati in uso al Corpo delle Capitanerie di porto, è stato aperto un fascicolo di indagini da parte della Procura di Lecce. Il PM, ravvisando fatti a rilevanza penale, ha chiesto e ottenuto dal Gip del Tribunale di Lecce il sequestro del manufatto. Le indagini erano partite nello scorso gennaio.

Il concessionario del lido è stato denunciato con l’accusa di “innovazioni non autorizzate sul demanio marittimo in area di particolare pregio paesaggistico”.

Fa riflettere che l’area dove sorge questo lido si trova a poca distanza da dal luogo designato per l’approdo del gasdotto TAP. Si tratta certamente di opere tecnicamente diverse. Il gasdotto, inoltre verrebbe insabbiato. Fa molto riflettere, però, che in un’area così delicata, di raro pregio paesaggistico, sia stata autorizzata un’opera altamente impattante, che – come evidenziato dai consulenti del Comitato No TAP, come l’ingegnere Alessandro Manuelli e il professor Dino Borri – comporterebbe il rischio di danni irreversibili dal punto di vista idrogeologico. Per il Ministero dell’Ambiente è tutto a posto, e ha ritenuto l’opera compatibile con l’ambiente. Non è stato così per i tecnici della Regione e per numerose associazioni e comitati, oltre che per la comunità locale. Ma a prevalere è la valutazione del Ministero.

Articolo pubblicato originariamente su TagPress.it