Xylella: c’è la cura Scortichini per gli ulivi. E la volontà di salvarli?

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La cura Scortichini ottiene la “peer review”: è scientificamente provato che gli ulivi affetti da CoDiRO possono guarire, ma forse non è ciò che tutti vorrebbero.

Gli ulivi possono guarire, grazie alla cosiddetta cura Scortichini, dal nome del batteriologo Marco Scortichini, del CREA (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura) di Caserta, il quale ha guidato il gruppo di lavoro che ha condotto una ricerca sperimentale su ulivi colpiti dalla sindrome del CoDiRO (Complesso del disseccamento rapido dell’olivo).

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Foto: Nuovo Quotidiano di Puglia

I primi effetti positivi, provvisori, erano già stati resi noti ad aprile 2016, ad un anno dall’inizio della sperimentazione, con evidenti segni di rigenerazione degli ulivi sottoposti al trattamento.

Prima di concludere lo studio occorreva, però, attendere ancora. Rappresentava, comunque una grande speranza per chi aveva a cuore la sorte degli ulivi del Salento, dati per spacciati dal CNR di Bari, dalla politica nazionale e regionale e da alcune associazioni di categoria di olivicoltori, che fin dagli albori non vedevano altra soluzione al di fuori dell’abbattimento di massa degli uliveti e la loro sostituzione con altre colture o con altre varietà.

L’efficacia della cura Scortichini, dopo tre anni di sperimentazione, è stata ufficializzata con la pubblicazione sulla rivista scientifica Phytopathologia Mediterranea.

In cosa consiste la cura Scortichini?

La cosiddetta cura Scortichini consiste nella somministrazione di un composto, il Dentamet, a base di zinco, rame e acido citrico compatibile anche con l’agricoltura biologica, che favorisce “stimola la formazione di sostanze naturali di difesa (pre-inhibitine) con azione indotta di protezione biologica nei confronti di avversità ambientali e di importanti cause parassitarie, evitando il comparire di fenomeni di resistenza”.

La somministrazione del prodotto, da attuare con trattamenti periodici, dovrebbe essere accompagnata con alcune buone pratiche agricole, quali la potatura regolare e l’erpicatura del terreno. In questo modo sarebbe possibile contrastare e ridurre l’azione della xylella fastidiosa sugli ulivi, comprese le varietà considerate più suscettibili, come la Cellina di Nardò e l’Ogliarola salentina, peraltro le più diffuse nel Salento.

Secondo questo studio scientifico tutti gli alberi sottoposti alla sperimentazione sono sopravvissuti con un buon stato vegetativo, mentre quelli non trattati per la maggior parte sono morti.

La cura Scortichini può fermare gli abbattimenti?

Le drastiche misure imposte per combattere la xylella fastidiosa, che prevedono fuori dalla zona infetta l’abbattimento di tutti gli alberi sani nel raggio di 100 metri da ogni ulivo trovato positivo al batterio, si fonda sostanzialmente su due presupposti.

Il primo riguarda la pericolosità del batterio xylella fastidiosa, un patogeno da quarantena inizialmente inserito nella lista A1 della EPPO (European Plant Protection Organization), ma che ora è stato “declassato” nella lista A2. Cosa significa?

La EPPO è un’organizzazione intergovernativa a cui aderiscono 48 Paesi dell’area euromediterranea nata con la finalità di condurre attività e suggerire soluzioni per la protezione delle piante nel territorio di propria competenza. Tra i documenti prodotti dell’EPPO vanno annoverate le liste di patogeni pericolosi per le piante. In particolare la lista A1 annovera i patogeni da quarantena non presenti nel territorio di riferimento della EPPO. Nella lista A2, invece, sono catalogati gli organismi da quarantena ormai endemici, sebbene non largamente diffusi, e considerati sotto controllo.


Da diversi mesi la xylella fastidiosa è stata inserita nella lista EPPO A2, ma nonostante ciò le politiche di contrasto e contenimento al batterio non sono cambiate.

L’altro presupposto è costituito dall’asserita assenza di una cura per le piante colpite dal batterio, almeno ufficialmente. I trattamenti con metodi naturali, che hanno dato risultati positivi evidenti, non sono stati mai presi in considerazione.

Ma ora che lo studio relativo alla cosiddetta cura Scortichini ha ottenuto la “peer review”, si può affermare scientificamente che gli ulivi possono essere curati.

La questione: si vogliono salvare gli ulivi o l’interesse principale è quello di favorire una riconversione agricola?

Bisogna considerare ormai da molti anni l’olivicoltura tradizionale è considerata come scarsamente redditizia, sebbene ci siano diversi olivicoltori che preferiscono una produzione di qualità da cultivar tradizionali, secondo metodi di agricoltura organica non intensiva.

Ad ogni modo, la soluzione prospettata dai ricercatori del CNR di Bari, vista con favore da alcune associazioni di categoria, è quella che prevede l’abbattimento degli uliveti tradizionali per favorire la diffusione dell’olivicoltura intensiva e superintensiva, con l’utilizzo di varietà adatte alla raccolta meccanizzata, tra cui la FS-17 (Favolosa), brevettata dal CNR.

Questa riconversione agricola viene caldeggiata da diversi anni, ben prima che si iniziasse a parlare di xylella fastidiosa e disseccamento ulivi. Addirittura l’abbattimento degli ulivi viene descritta dal professor Angelo Godini, del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali dell’Università di Bari, in una pubblicazione del 2010 sul sito dei Georgofili, come l’unica soluzione possibile per uscire dalla crisi dell’olivicoltura. Ecco le sue parole:

“…la competenza chiama in causa le politiche nazionali e regionali d’indirizzo e mi rendo perfettamente conto che è anche il più difficile da affrontare e portare a soluzione. Per esso esistono due possibilità: quella di sottoporre a pacata e serena revisione le Leggi del 1945, del 1951 e del 2004 di divieto di abbattimento e/o di tutela del paesaggio olivicolo, con conseguente assunzione di scelte anche dolorose oppure quella, che però ancora oggi mi rifiuto di prendere in considerazione e che posso chiamare “di decidere di ….non decidere”.

Queste parole sembrano non lasciare molti dubbi. La sorte degli uliveti tradizionali non è minacciata solo dai patogeni. Non c’è da meravigliarsi se la notizia della validazione scientifica della cura Scortichini verrà accolta con freddezza.

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Laureato in giurisprudenza, scrivo, racconto, facendomi domande, senza cercare risposte facili. Più che giudicare mi interessa comprendere. Sono stato cofondatore e caporedattore della Testata TagPress.it. Al momento gestisco il blog SalentoMetropoli.it e collaboro come freelancer per altre testate.

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