L’educazione alla anaffettività: il prodotto delle misure anti-Covid

anaffettività Gli amanti - René Magritte 1928

Le misure contro il Covid stanno portando a educare le nuove generazioni all’anaffettività, la quale produce gravi conseguenze a livello individuale e collettivo.

Con l’adozione delle misure anti-covid a sono stati sacrificati anche l’affettività e il contatto umano, per una serie di ragioni. E le conseguenze per gli individui e per la collettività possono essere particolarmente negative.

Un primo esempio viene dall’isolamento a cui sono state costrette le vittime Covid che hanno terminato la propria vita in un ospedale o in una RSA, senza essere circondato dall’affetto dei propri cari e senza che questi potessero salutare il proprio familiare vedere almeno per l’ultima volta. E’ uno degli aspetti più drammatici e tristi di questo freddo modus operandi.

La cremazione coatta, imposta, dei cadaveri delle persone decedute positive al Sars-Cov-2 nei primi mesi di questa pandemia, con l’impossibilità di dare l’estremo saluto al proprio congiunto ed in generale (tutti) i funerali blindati, con l’abolizione di fatto delle veglie funebri, rappresentano un’ulteriore ferita alla dignità dei defunti e dei loro familiari, parenti e amici.

L’isolamento dei soggetti positivi al virus e dei loro familiari, che siano sani o malati, è deleterio per l’umore e la salute. Sono dimostrati e risaputi gli effetti benefici dell’affetto e della vicinanza dei familiari ai pazienti, così come è vero il contrario, ossia che il cattivo umore e la solitudine porti a delle conseguenze negative sulla salute anche di un soggetto sano. Ed infatti l’appello ad aprire anche le terapie intensive alle visite dei familiari arriva proprio dal personale sanitario.

Gli esperti, a cui da circa un anno e mezzo abbiamo delegato le decisioni del nostro vivere quotidiano, hanno suggerito una serie di comportamenti da evitare e da seguire per contenere il contagio, alcuni dei quali sono diventati norme giuridiche, mentre altri sono osservati come fossero legge (parere “auctoritas”). Comportamenti istintivi, elementari, quotidiani, esistenziali, come l’abbraccio, sono stati descritti come comportamenti a rischio. Il contatto umano è stato quasi bandito. Niente più strette di mano, e i nostri volti, i nostri sorrisi, le nostre espressioni, sono costantemente coperti da una mascherina.

Si sono consolidate delle nuove norme sociali che, quand’anche venisse dichiarata la fine della pandemia, probabilmente continuerebbero ad essere osservate. Allo stesso modo continueremmo a mantenere quella la distanza, non solo fisica, che si è creata dalle persone, con delle relazioni che sono diventate sempre più virtuali, anche quando ci si trova nello stesso luogo.

L’abbraccio è una medicina naturale, in quanto favorisce il rilascio nel sangue dell’ossitocina, un ormone che riduce stress, ansia, pressione sanguigna, rischio di malattie cardio-vascolari e che contribuisce a migliorare la memoria. Ma ora, questa medicina naturale, ancestrale, ci viene descritta come un comportamento a rischio, da evitare.

Addirittura i consigli dispensati dai soliti noti esperti entrano anche nella nostra intimità, suggerendo sesso a distanza e uso della mascherina durante i rapporti sessuali. Bandite quindi le posizioni che permettono un maggiore coinvolgimento emotivo, quelle in cui ci si guarda negli occhi e soprattutto banditi i baci. Il rapporto sessuale dev’essere una cosa fredda, distaccata, anaffettiva. Per quanto ridicoli, questi suggerimenti sono reali.

Le relazioni virtuali sono quelle su verso cui siamo stati sempre più orientati i “governanti” della pandemia: lavoro a distanza, didattica a distanza, sesso a distanza, acquisti online, cibo e spesa su ordinazione, pasti self-service, chiusure dei luoghi di aggregazione e di cultura, sospensione degli eventi pubblici, divieto di assembramento, coprifuoco. Il risultato è un progressivo raffreddamento delle relazioni umane e un aumento dei conflitti interpersonali.

A farne di più le spese sono i più giovani, i bambini in particolare. Nella fascia di età in cui hanno bisogno di più affetto, di contatto umano, sono invece educati alla anaffettività. Non possono correre e giocare con gli amichetti, con i compagni di scuola. Non si possono abbracciare tra loro, devono rimanere distanti e, se hanno più di 6 anni, anche costretti a tenere la mascherina. In questa fascia di età così delicata, in questo modo, non imparano a socializzare, non imparano l’empatia e rischiano di non apprendere nemmeno il valore dell’amicizia.

“Stavo accompagnando la bambina al bagno. Mi tendeva il braccio, voleva che le prendessi la mano. Ma non ho potuto darle neanche un sorriso, coperto dalla mascherina. “Purtroppo non posso darti la mano, bella mia. Sono le regole””.

Il racconto di un’operatrice scolastica di una scuola dell’infanzia del Salento.

Tutto questo è aggravato dalla famigerata DAD, che oltre ad essere un fallimento dal punto di vista educativo, oltre a produrre deficit di attenzione, priva i bambini dello spazio socio-educativo più importante, quello della scuola. Che non rappresenta solo il luogo dove imparare a leggere, a scrivere e a risolvere i problemi di matematica. La scuola è prima di tutto educazione alla vita, alla socialità, alle emozioni, al confronto, alla composizione dei conflitti.

Invece queste nuove generazioni, con quelle espressioni perse dietro coperte dalla mascherina, stanno imparando ad essere anaffettivi, freddi, distaccati. Per di più, in alcuni casi, viene insegnato loro il “valore” della delazione, non solo con l’introduzione dei “tutor-covid”, preposti a denunciare i compagni che violano le regole anti-covid, piuttosto che privilegiare un approccio votato al dialogo, ma anche con l’esempio di tanti cittadini che denunciano anonimamente chi esercita le proprie libertà contravvenendo a qualche disposizione contenuta nei DPCM.

L’educazione all’anaffettività è stata alla base dell’educazione della gioventù nazista e degli stati totalitari e la si usa tutt’ora per formare nuove e giovani reclute all’interno di organizzazioni mafiose e gruppi terroristici, per farne degli esecutori determinati e spietati. Dobbiamo essere consapevoli dell’impatto che questo modello educativo avrà sulle generazioni attuali e future, di cui noi tutti siamo comunque responsabili.

Sono in notevole aumento i casi di depressione a livello infantile e le tendenze suicide di giovani e meno giovani. Nella cieca lotta al virus si stanno perdendo di vista i danni che queste misure o questo clima di terrore stanno producendo sulla società ed in particolare sulle generazioni più giovani.

Purtroppo l’anaffettività è alla base di diversi disturbi psichici. Quando questa diventa appannaggio non dell’individuo, ma di una intera generazione, gli effetti possono essere nefasti.

La perdita o la compressione di tutti questi elementi della socialità, delle relazione umane, come la comprensione, l’empatia, la pietà, la mediazione, favorisce gli estremismi e gli atteggiamenti cinici, apatici, sprezzanti.