Mafia e turismo, Casili: “Non restare silenti davanti a appetiti della camorra”

“Mafia non interessa solo Gallipoli. Occhio a crollo dei prezzi dei terreni agricoli a seguito del “fenomeno xylella” e passaggi di proprietà ed accorpamenti anomali.

Quando si parla di mafia il Salento non può dirsi immune. La nostra terra “vanta” (si fa per dire) la presenza dell’organizzazione mafiosa denominata “sacra corona unita”, un’organizzazione forse meno forte delle più temute “‘ndrangheta”, “cosa nostra” e “camorra”, ma che di certo per decenni non è stata a guardare e ha dimostrato la sua ferocia, la sua capacità di influenzare o addirittura determinare le scelte politiche a vari livelli.

Come le altre organizzazioni mafiose, nemmeno la SCU è stata mai sconfitta. Negli ultimi anni sono stati segnalati gli interessi della camorra sull’economia turistica gallipolina, in particolare nella gestione o nella creazione di strutture ricettive, ristorative, locali da ballo o intrattenimento, villaggi turistici e strutture balneari. L’economia legata al turismo nel Salento, sta registrando una forte espansione e per questo attira più che mai gli interessi delle mafie.

Cristian Casili
Cristian Casili

Negli ultimi giorni l’allarme è stato lanciato dal Prefetto di Lecce Claudio Palomba. Al monito del Prefetto sono seguite le dichiarazioni del viceministro del MISE Teresa Bellanova, e nella giornata di ieri, quelle del Consigliere regionale Cristian Casili, il quale invita a non rimanere silenti e ognuno a fare la sua parte, soprattutto le istituzioni. Il Consigliere del M5S punta l’attenzione anche sulla speculazione riguardante i terreni svalutati a seguito del fenomeno xylella e sottolinea che la mafia non è solo a Gallipoli.

Di seguito la dichiarazione integrale di Casili:

L’allarme lanciato dal prefetto di Lecce, Claudio Palomba, intervistato da Tiziana Colluto sull’interessamento delle mafie alla fiorente economia turistica salentina, sempre in crescita negli ultimi anni, dovrebbe allarmare non solo le amministrazioni locali ma anche la Regione Puglia e il Governo nazionale.

Non si può restare silenti di fronte agli appetiti della camorra e delle altre organizzazioni criminali che hanno fiutato la possibilità di importanti investimenti nel settore immobiliare, nella ricettività turistica, nei servizi e nelle strutture di intrattenimento: discoteche, ristoranti, stabilimenti balneari, hotel, finti agriturismi solo per fare qualche esempio concreto. Fette importanti di un mercato in forte espansione che, vorrei ricordare, vale oltre 2 miliardi di euro in Puglia, e che offre lavoro a circa 65.000 addetti nel periodo estivo e oltre 14 milioni di pernottamenti.

Purtroppo i due miliardi di euro sono una cifra sottostimata, in quanto l’80% del fatturato totale viene eroso dall’abusivismo alberghiero, da strutture fantasma, e dalla miriade di case vacanza e B&B fuori controllo, spesso fatiscenti, che danneggiano l’immagine di un territorio in cerca di una corretta programmazione e promozione di questo fondamentale comparto.

Ho citato questi dati per far comprendere la portata economica del terziario turistico regionale. Purtroppo ad essere interessata dalla malavita non è la sola Gallipoli, ma gran parte del territorio leccese e non solo quello costiero, penso alla parte più interna dove il crollo dei prezzi dei terreni agricoli a seguito del “fenomeno xylella” sta portando a passaggi di proprietà ed accorpamenti anomali su cui si deve convogliare l’attenzione degli enti chiamati al rilascio di autorizzazioni e permessi a costruire.

Tutti, iniziando dalla politica, devono fare la propria parte se vogliamo concretizzare l’accordo per la sicurezza integrata come ha spiegato il Prefetto Palomba. La Regione Puglia si faccia promotrice di questa strada per la legalità e vigili sulla erogazione delle risorse della programmazione 2014-2020, sul cambio di destinazione d’uso di suoli agricoli che spesso con troppa facilità vengono rilasciate da amministrazioni locali compiacenti.

I Comuni non possono essere lasciati soli, e sarebbe auspicabile aprire un tavolo regionale permanente che coinvolga tutti gli attori locali, operatori turistici, professionisti e istituzioni al fine di programmare correttamente le azioni di un territorio che va tutelato dagli appetiti mafiosi e dal consumo di suolo.

Ieri mattina audizioni in VII Commissione, al Consiglio regionale, si sono tenute le audizioni dei dottori Nitti e Bruno della DDA (Direzione distrettuale antimafia), rappresentanti delle Camere penali pugliesi, sulla proposta di legge a firma del Movimento 5 Stelle per l’istituzione di una commissione d’inchiesta antimafia.

“Abbiamo accolto gli input dei dott. Nitti e Bruno – dichiarano le consigliere M5S Rosa Barone e Grazia Di Bari – in particolare la necessità di insistere sulle amministrazioni regionali monitorando tutti i casi di corruzione in ambito sanitario e ambientale.” I rappresentanti delle camere penali pugliesi, così come aveva fatto il Procuratore Volpe in una precedente audizione, hanno plaudito all’iniziativa del M5S,“perchè prevenire è meglio che curare”.

“Siamo sicure – proseguono le consigliere pentastellate – che i nostri sforzi per ottenere questa commissione non saranno vani. Puntiamo ad una amministrazione regionale più trasparente e che faccia della legalità il proprio baluardo, puntiamo altresì ad un sistema sanitario efficiente trasparente nel sistema delle nomine e sul tema degli appalti, ma non solo: ulteriori sforzi vanno fatti in ambito ambientaleper quanto concerne le ecomafie e sul ciclo dei rifiuti; l’ultimo rapporto di Legambiente – concludono – ci consegna la fotografia di una regione in cui le illegalità ambientali ci sono e vanno monitorate costantemente. In Puglia insieme e in altre tre regioni del Sud sono stati commessi la metà dei reati ambientali con partecipazione mafiosa del Paese”.

Articolo pubblicato originariamente su Tagpress

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