8,5 miliardi per ponte sullo Stretto, ma per trasporti pubblici mancano fondi

Il ponte sullo Stretto ha priorità anche sui trasporti pubblici. Eppure il diritto ai trasporti pubblici è riconosciuto dalla Costituzione.

Sarebbe bello collegare la Sicilia e la Calabria con un ponte, e magari anche la Puglia all’Albania. Sicuramente sarebbe più facile spostarsi. Ma i sogni si scontrano sempre con la realtà. Perché occorre sempre una valutazione costi-benefici, sia in termini economici che in termini ambientali, paesaggistici, sociali e occorre anche valutarne la fattibilità dal punto di vista tecnico.

Tralasciamo gli aspetti ambientali e paesaggistici e tutte le criticità tecniche rilevate (costruibilità, deformabilità, stabilità), che lo rendono un progetto di così difficile realizzazione di una tale complessità che non ha precedenti al mondo.
Tralasciamo anche il fatto che il ponte sullo Stretto sorgerebbe su una zona altamente sismica e interessata da venti molto forti che potrebbero far oscillare il ponte e renderlo impraticabile.

Ammettiamo che il progetto non presenti alcuna criticità di questo genere, il gioco varrebbe la candela?

Secondo l’ultimo preventivo, l’opera costerebbe 8,5 miliardi. Come da italica tradizione, si sa che i costi vanno a lievitare, e non di poco. Ma anche ipotizzando che la cifra resti invariata, bisogna chiedersi perché un’opera come il ponte sullo Stretto dovrebbe avere priorità su altri interventi, che appaiono più utili e urgenti e talvolta necessari.

Il ponte renderebbe più veloce il collegamento tra Calabria e Sicilia, che al momento è garantito tramite traghetti. Ma grazie ai collegamenti aerei, diventati sempre più fitti, la Sicilia è già fuori dall’isolamento.

Ci sono numerose opere che in Italia attendono di essere completate, come viadotti e infrastrutture portuali e aeroportuali, ma soprattutto trasporti pubblici. Ci sono zone d’Italia, quasi esclusivamente localizzate nel Mezzogiorno, che vivono nell’isolamento perché mancano i trasporti pubblici, sia su ferro che su gomma. Ricordiamo Matera, Capitale europea della cultura 2019,
unico capoluogo d’Italia non servito dalle Ferrovie dello Stato, nonostante una stazione, mai completata, c’è. Sopperiscono, in qualche modo, le Ferrovie Appulo Lucane, con un servizio lento, d’altri tempi, tutt’altro che pratico e confortevole.

La maglia nera per i trasporti va probabilmente al Salento, dove un sistema di trasporti pubblici non è stato mai istituito. Non si tratta solo delle pessime condizioni e dell’inadeguatezza del parco macchine, dei numerosi ritardi e delle corse cancellate, dei pendolari stipati come sardine, offesi e umiliati da una società di proprietà dello Stato.

Il diritto costituzionale alla mobilità non è stato mai garantito e continua ad essere violato, lasciando nell’isolamento la maggior parte delle località, non garantendo corse serali e notturne, non garantendo collegamenti durante le domeniche e i giorni festivi, non garantendo alle persone con disabilità motoria la possibilità di accedere autonomamente sui mezzi.

Solo un programma di grandi investimenti può dare al Salento dignità, ma nonostante il caos e la drammatica situazione che stanno vivendo in questi giorni i pendolari delle Ferrovie Sud Est, in tutta la Puglia, il Governo non sembra curarsene. La priorità resta il ponte sullo stretto.

Ricordiamo che intervenire sui trasporti pubblici nel Salento risponde ad un diritto riconosciuto dalla Costituzione, mentre la realizzazione di quel ponte no.
Bisogna chiedersi, perché un collegamento da 3,7 km da 8,5 miliardi ha priorità rispetto ad opere di cui alcune popolazioni hanno bisogno e che aspettano da anni?

Pubblicato originariamente su TagPress.it

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