Primarie PD Lecce, Blasi fa un passo indietro

Blasi: “Divisioni e provincialismo rendono impossibili primarie vere a Lecce” ed auspice che “Lecce diventi una piccola Zurigo al centro del Mediterraneo”.

Se il Movimento 5 Stelle ha già un candidato per le prossime elezioni comunali nella città di Lecce, nel Partito Democratico, invece, regna il caos. E la critica arriva direttamente da uno degli esponenti di spicco del PD pugliese, vale a dire Sergio Blasi.

L’ex Sindaco di Melpignano traccia una sua analisi della confusione all’interno del suo partito e di quello che definisce “cronico immobilismo del Partito democratico cittadino e provinciale”, con i rispettivi segretari che – a suo dire – avrebbero “riempito i giornali di tavoli inutili e figuracce, altrove si possono osservare movimenti di diversa natura”.

Blasi contesta anche “l’iniziativa opaca e sotterranea di una parte del centrosinistra, inclusi esponenti di peso del PD, all’interno di un progetto trasversale presentato come civico: quello di Alessandro Delli Noci”, Assessore dell’attuale Giunta, al quale aderiranno esponenti di Forza Italia e della destra storica leccese.

E intanto il PD perde i pezzi, con l’abbandono da parte di “cittadini attivi” che procederanno autonomamente, tra cui Ernesto Mola e l’avvocato Fornari. Abbandono causato, secondo l’ex Sindaco di Melpignano, dalla debolezza politica del partito.

Blasi ricorda la sua richiesta di elezioni primarie era “finalizzata a ricondurre tutti nello stesso recinto, in modo da costruire un movimento sufficientemente ampio e vivace che potesse giocare la sua partita rivendicando discontinuità rispetto alle disastrose amministrazioni di centrodestra”.

“Le primarie – aggiunge il Consigliere regionale – avrebbero consentito di superare questa frammentazione, generando un dibattito su temi importanti per la città. Alcuni ho provato a sollevarli: l’invasione dalle automobili, che in alcuni giorni fanno sembrare Lecce una città del Terzo Mondo; l’assenza in questa città di un trasporto pubblico degno di questo nome: una condizione inaccettabile per una città moderna; la necessità di integrare i quartieri periferici nel contesto urbano, perché non è possibile che di periferie si parli solo durante le campagne elettorali e poi, il giorno dopo le elezioni, queste vengano riconsegnate alla marginalità; la necessità di valorizzare il potenziale turistico e commerciale del centro storico, di chiuderlo al traffico, di rigenerare e rendere fruibili i beni culturali, per far prosperare i piccoli commercianti e gli artigiani; la necessità di attuare politiche ambientali vere, perché con il lancio della raccolta differenziata i leccesi hanno ricevuto solo una città più sporca. E questo è successo perché nessuno è riuscito a spiegargli cosa ci guadagnano da una corretta raccolta porta a porta”.
Blasi lamenta che la sua richiesta sia stata male accolta e di aver visto il discorso dirottato sulle sue “presunte ambizioni personali”.

“La mia disponibilità ad impegnarmi per un obiettivo fondamentale per tutto il territorio salentino – perché se Lecce cresce cresciamo tutti – è stata banalizzata e osteggiata”. E, addirittura, vissuta – prosegue Blasi – come un’invasione “territoriale” da chi concepisce Lecce come l’orticello di casa sua, considerando i 20 chilometri che separano questa città da Melpignano come una distanza siderale, in grado di annullare totalmente ogni mia capacità di fare il sindaco. Ha scritto bene il direttore di Quotidiano Scamardella, di origini napoletane, nei suoi editoriali: Lecce ha bisogno di diventare una città europea e smettere di ragionare come un paesone di provincia”.

E’ deluso e amareggiato Blasi. “Di fronte a queste condizioni – afferma – ho deciso di fare un passo indietro. Ho proposto le primarie come argine alla frammentazione, mi sono messo a disposizione cercando nel voto alle primarie la mia legittimazione, mi sono preso gli insulti e le insinuazioni, da ultime quelle del segretario provinciale del mio partito, e alla fine ho capito che lo spazio politico per il progetto unitario che avevo in mente non c’è”.

“Per crescere – conclude – c’è anzitutto bisogno di un progetto amministrativo di integrazione tra la città e la provincia. Realizzare questo progetto resta il mio sogno e farlo nel segno dell’efficienza dei servizi una ambizione concreta.
Lecce come una piccola Zurigo al centro del Mediterraneo: non è solo una suggestione, ma un obiettivo possibile, se solo si avesse il coraggio di andare oltre le consorterie trasversali e i provincialismi che tengono questa città nella parte bassa delle classifiche sulla qualità della vita”.

Articolo pubblicato originariamente su TagPress

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