Xylella: Popolo degli ulivi e associazioni replicano ad Amati

Area protetta di Torre Guaceto - ulivo monumentale - xylella

Le associazioni a tutela del territorio richiamano l’attenzione sulla pericolosità delle proposte di deroga ai vincoli ambientali in discussione al Consiglio, e formulano le proprie osservazioni alle dichiarazioni di Fabiano Amati, candidato alle primarie.

Il consigliere regionale candidato alle primarie Fabiano Amati, come altri  politici e rappresentanti delle associazioni di categoria, in questi giorni ha lanciato appelli ai ministri dell’ambiente e dei beni culturali affinché approvino le deroghe ai vincoli ambientali presentate dal consiglio regionale pugliese.

Deroghe che permettono nelle aree protette, di espiantare gli ulivi (anche monumentali)e la vegetazione presente nel raggio di cento metri dalla singola pianta risultata positiva al batterio, l’irrorazione con pesticidi che minano il già precario equilibrio delle riserve naturali, la salubrità e la sostenibilità del territorio; il reimpianto di due sole cultivar di olivo, leccino ed fs17(favolosa), la cui resistenza alla malattia non è stata accertata, che richiedono dispendio idrico in un territorio carsico a tendenza siccitosa e continui trattamenti fitosanitari. Aprendo al contempo, in maniera non chiara, alla “attività di impianto di qualsiasi essenza arborea”.


Se è vero che sono circa 300 le piante ospiti del batterio, tra cui è presente anche il mandorlo, (oggi citato insieme al fico tra le specie da reimpiantare), appare lecito chiedersi se il reimpianto riguardi anche le specie non autoctone, brevettate, adatte soprattutto ad impianti intensivi e superintensivi, in aree dove il vincolo prevede invece che venga rispettata la conformazione del territorio.

In merito alle affermazioni ” E’ chiaro che questa norma serve ad evitare la mutazione genetica del batterio” (…)”abbiamo ritenuto di garantire la biodiversità(…)attraverso la deroga all’obbligo di reimpianto delle stesse varietà olivicole” (…) “Un modo efficace, a detta pure del mondo scientifico, per porre riparo alla grave tragedia così da ricominciare a produrre e ricostituire il paesaggio andato distrutto”. Sentiamo il dovere di ricordare, che stando a ciò che dimostrano le esperienze pregresse e le pubblicazioni scientifiche, (ben note all’Efsa)  il batterio una volta insediatosi all’aperto è ospitato da centinaia di specie vegetali e non può essere eradicato. 

Se anche si reimpiantassero le due cultivar di olivo o altre specie vegetali, il batterio, ormai presente, potrebbe comunque evolversi in relazione all’equilibrio dell’ambiente che lo ospita. La biodiversità non si garantisce con il reimpianto di due sole specie olivicole o con altre specie di laboratorio o che non appartengono al territorio, adatte ad impianti comunque monovarietali che si prestano alla coltivazione intensiva /super intensiva e soggetti a continui trattamenti fitosanitari (in contrapposizione al concetto di biodiversità e alle pratiche a sua tutela ).

Definire “efficace”  lo sradicamento degli ulivi locali in funzione del reimpianto delle varietà consentite  promettendo la ricostruzione paesaggistica ed economica, come se la malattia potesse sparire di colpo ed il batterio, a prescindere dal ruolo ricoperto, arrestare la sua naturale evoluzione, è mera propaganda politica fatta sulla pelle e sul futuro di tutti.

E’ doveroso che i ministeri si esprimano quando vengono intaccati i principi che garantiscono la conservazione del bene collettivo,  dal momento che la decadenza dei vincoli oltre a stravolgere un’area, apre le porte a possibili interessi privatistico-speculativi che spesso si configurano dietro le opere di “utilità pubblica”.

Il buon senso imporrebbe prima di intraprendere qualsiasi azione drastica,che  il ceppo pugliese di xylella e la malattia degli ulivi vengano studiati da tutta la comunità scientifica in totale apertura e trasparenza, vista la portata del problema. Dovrebbero essere intraprese strategie di convivenza con le malattie e gli eventuali agenti patogeni coinvolti,così come consigliato da diversi ricercatori e garantire la biodiversità pugliese, aprendo  al reimpianto delle specie ospiti autoctone , in modo da preservare ambiente economia e paesaggio.

Il presente è un comunicato congiunto inviato da: Terra D’Egnazia Onlus; Comitato per la salvaguardia dell’Ambiente e del Territorio – Cosate- della Valle d’Itria; Popolo Degli Ulivi; Movimento per la Carta dei Diritti della Terra; Movimento No tap della Provincia di Brindisi.

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